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lunedì 2 Agosto 2021

Il vaccino cubano verso la fase 3

In breve

  • L’isola era riuscita a tenere a bada i contagi, ma l’apertura al turismo internazionale ha determinato un incremento di casi.
  • A marzo partirà la fase 3 della sperimentazione del vaccino Soberana 02, al quale molti Paesi meno sviluppati guardano fiduciosi.
  • Cuba si dice pronta a esportare milioni di dosi, ma le difficoltà logistiche potrebbero rallentare di molto il processo

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In 3 sorsi – I contagi sull’isola aumentano, ma uno dei quattro vaccini realizzati a Cuba sta per entrare nella fase finale della sperimentazione. Sarà esportato anche a Paesi meno sviluppati, ma permangono incognite legate alla capacità produttiva.  

1. LA PANDEMIA A CUBA

Con poco meno di 12mila casi registrati e 146 morti, i numeri fatti registrare dalla pandemia a Cuba nel 2020 potevano dirsi più che incoraggianti, frutto di una miscela di misure preventive ed efficiente tracciamento del virus. L’indagine attiva veniva portata avanti spesso da studenti di medicina inviati in diverse parti del territorio cubano a condurre ricerche porta a porta allo scopo di identificare il virus sin dalle sue primissime manifestazioni. Dopo diversi mesi di isolamento, tuttavia, la riapertura del Paese al flusso aereo internazionale avvenuta lo scorso novembre ha determinato un aumento di casi e decessi nell’isola, dove nel solo mese di gennaio 2021 si sono registrati più casi che in tutto il 2020. Nel mezzo di un periodo storico complicato, tra timide aperture ad attori economici privati, unificazione monetaria e inevitabili ricadute economiche della pandemia, Cuba sta tuttavia per dare avvio alla fase 3 della sperimentazione di uno dei suoi quattro vaccini, Soberana 02, prevista per marzo.

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Fig. 1 – Un ufficiale di polizia presidia l’accesso a un’area nella quale si sono registrati casi di Covid-19

2. IL SOBERANA 02 E LA FASE 3 DELLA SPERIMENTAZIONE

Si tratta di un vaccino a base proteica, simile nel suo funzionamento a quello di Novavax, che prevede 3 somministrazioni a intervalli di 2 settimane. A differenza dei vaccini sviluppati da Pfizer e Moderna, il Soberana 02 non richiede la conservazione a temperature particolarmente basse, un vantaggio enorme per molti Paesi poveri verso i quali Cuba ha intenzione di esportare il siero. La fase 3 prevede ora il test su 150mila persone a Cuba e in Iran, Paese che ha già manifestato il suo interesse verso il farmaco. Il traguardo non arriva inaspettato: Cuba, al netto della cronica mancanza di attrezzature frutto anche dell’embargo, può contare su un’abbondanza di personale medico e su un’industria medica avanzata. Subito dopo la Rivoluzione del 1959, in un mix di ideologia socialista e pragmatismo dettato dall’embargo, l’isola cominciò a investire molto nel campo biomedico, con l’obiettivo di privilegiare la prevenzione in ambito sanitario e produrre farmaci altrimenti difficilmente reperibili sul mercato internazionale. Oggi l’isola può permettersi di non far parte dei 33 Paesi latinoamericani aderenti al COVAX, strumento che mira ad assicurare la diffusione dei vaccini nei Paesi più poveri del mondo, e anzi si appresta a produrre l’unico vaccino pubblico, ovvero finanziato e sviluppato interamente dallo Stato

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Fig. 2 – Vicente Verez, Direttore Generale dell’Istituto epidemiologico Finlay de L’Avana, durante una conferenza stampa

3. IL VACCINO OLTRE CUBA: DISTRIBUZIONE INTERNAZIONALE E INCOGNITE

Il Governo si dice ottimista e in grado di produrre 100 milioni di dosi entro la fine dell’anno, ampiamente sufficienti a vaccinare la popolazione di poco più di 11 milioni, anche se i problemi a reperire materiale – fiale, pezzi di ricambio per i macchinari – che interessano il Paese potrebbero smorzare questi entusiasmi. Alcuni esperti hanno anche espresso riserve circa il processo di approvazione del vaccino, visto che i risultati dei vari step non sono ancora stati resi pubblici, nonostante la solida tradizione cubana in tema di sviluppo di vaccini sia riconosciuta a livello internazionale. L’Avana si prepara anche a distribuire milioni di dosi ai Paesi più poveri, mossa che permetterebbe al Governo di mettere a segno un’importante vittoria politica e di promuovere agli occhi del mondo l’immagine della sua sanità e del suo solidarismo. Altra questione riguarda l’idea che sta accarezzando Cuba di vaccinare i turisti che sbarcano sull’isola e ne facciano richiesta, per quanto questa possa rivelarsi un’arma a doppio taglio. Se da un lato l’apertura al flusso turistico pre-pandemico permetterebbe di risollevare l’economia, infatti, è proprio da quando sono ripresi i voli internazionali che Cuba ha visto crescere i contagi. Il Paese caraibico sembra sulla buona strada per la produzione del proprio vaccino, che potrebbe essere determinante soprattutto per i molti Paesi che non hanno le risorse per procurarsi i vari Pfizer e Astrazeneca. L’incognita principale è rappresentata dalla sua capacità di produrre il siero su vasta scala, viste le difficoltà a reperire attrezzature e pezzi di ricambio. Nonostante i cubani riescano a far funzionare anche vecchi macchinari oltre a vecchie auto, come sottolineato dal Direttore del Centro di Neuroscienze di Cuba Mitchell Valdes Sosa.

Michele Pentorieri

Photo by MasterTux is licensed under CC BY-NC-SA

Michele Pentorieri
Michele Pentorieri

Nato a Napoli nel 1991, ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche all’Orientale di Napoli e quella magistrale in Relazioni Internazionali alla LUISS. Trasferitomi a Londra per un anno, ho studiato presso la UCL, ottenendo un MA in Human Rights. Da sempre appassionato di Relazioni Internazionali ed America Latina, ho anche lavorato a Cuba ed in Colombia, dove ho avuto modo di coltivare una delle altre mie passioni: il caffè.

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