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    L’Esercito Popolare di Liberazione della Cina

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    Puoi leggerlo in 11 min.

    Miscela StrategicaLe Forze armate (中国人民解放军) di Pechino sono ormai lo strumento militare della potenza mondiale comprimaria agli Stati Uniti.

    Il gap tra grandezza dello strumento e arretratezza tecnologica, dimostrato già dall’intervento in Corea nel 1953 e iniziato a scemare durante la presidenza di Jiang Zemin sarà presto colmato grazie anche alle collaborazioni internazionali (Shanghai Cooperation Organization su tutte). Ma rimangono altre sfide aperte nella pacifica ascesa (黑评 崛起) di Pechino, come ad esempio il problema Xinjiang.

    ORGANICO ED EFFICIENZA – Le forze armate cinesi, eredi dell’Armata Rossa di Mao Zedong e Peng Tehuai, constano di 2.225.000 militari. Può contare 760 navi e 2.400 aerei e si sta modernizzando rapidamente. L’Armata del Partito Comunista Cinese è suddivisa in Esercito Popolare di Liberazione di Terra, Esercito Popolare di Liberazione Aeronautica, Esercito Popolare di Liberazione Marina, Polizia Armata del Popolo e Artiglieria di Seconda Schiera (addetta alla difesa missilistica e custode delle testate nucleari montate su vettori missilistici). L’enorme intelaiatura militare cinese viene coadiuvata dalla Milizia Popolare. Il comandante in capo delle Forze è il segretario del Partito Comunista Cinese che le amministra grazie al Comitato Militare Centrale.
    Il Ministro della Difesa attuale è Chang Wanquan (anch’egli chiaramente dirigente del Partito Comunista) e ha delegata la responsabilità per l’approntamento delle Forze e per l’acquisto e l’integrazione degli armamenti. Il Capo di Stato Maggiore è il Generale Fang Fenghui, più volte impegnato nelle campagne antinsurrezionali in Tibet.
    Vediamo come si articolano le tre forze armate tradizionali

    [tabs type=”horizontal”][tabs_head][tab_title]Forze terrestri[/tab_title][tab_title]Aeronautica[/tab_title][tab_title]Marina[/tab_title][/tabs_head][tab]Le Forze terrestri sono quantificate in circa 1700000 unità, vale a dire l’esercito di terra più numeroso del mondo. Gli standard tecnologici e di comunicazione sono invece il suo punto debole. Fino alla fine del 2001 (prima delle riforme di Jiang Zemin), si stimava che l’Esercito di Terra avesse 1,9 milioni di soldati. L’Esercito è suddiviso in sette regioni militari. In tali regioni sono presenti 19 Gruppi d’Armata, ognuno dei quali conta su circa 60.000 effettivi. I Gruppi d’Armata sono suddivisi in 44 Divisioni di Fanteria, 5 di Artiglieria e 10 corazzate. Tali unità si suddividono a loro volta in brigate. Vi sono anche tre divisioni aerotrasportate dell’esercito, ma sono sottoposte al comando dell’Aeronautica e dislocate nell’area di Pechino.
    Le riserve sono ampiamente composte da divisioni di Fanteria, Artiglieria e Contraerei. La Cina è militarmente suddivisa nelle regioni di Shenyang, Pechino, Lanzhou, Jinan, Nanchino, Canton, Chengdu. Le regioni strategicamente più importanti, e dove vengono concentrate le forze migliori sono quella Pechino (forze aviotrasportate, maggioranza della riserva e principali armamenti nucleari), Canton (che tiene sotto il suo controllo le guarnigioni stanziate a Hong Kong e Macao ed ha un numerico maggiore di personale appartenente alle forze regolari) e Chengdu, le cui forze vengono di solito utilizzate per intervenire nelle regioni del Tibet e dello Xinjiang.
    Le Brigate corazzate, sono anch’esse un’introduzione dell’era Jiang Zemin e rivestono particolare importanza: ognuna ha 4 Battaglioni carri con ben 124 mezzi in tutto, ciascun Battaglione ha 3 compagnie di 10 mezzi; poi vi è un Battaglione Meccanizzato (40 APC), uno d’Artiglieria (18 SPG), 1 Battaglione contraerei (18 armi). Fra i carri attualmente in linea i migliori sono T-90-96, T98-99 e MBT2000. Il primo è un main battle tank di seconda generazione con corazzatura aggiuntiva, mentre gli altri due sono macchinari di modernissima terza generazione. In particolare il MBT 2000 è un’evoluzione del progetto del Type 98-99, un carro costruito in cooperazione con il Pakistan a partire dal 1990.
    Sono importantissime poi le Divisioni d’Artiglieria (di prima schiera, attualmente 8, suddivise in Brigate, a loro volta con 4 Battaglioni d’Artiglieria da 18 pezzi (3 batterie da 6) l’uno, e un Battaglione di cannoni controcarri. Le artiglierie migliori in dotazione sono i mortai type 86, da 120mm, i lanciarazzi Y-400, WS-1 (da 320 mm), A.100 (300 mm, 10 tubi); WM-80 da 273 mm, WM-40, Type 83 da 273 mm e gli obici Trainati Type 66 da 152 mm (con oltre 80 km di gittata). L’Esercito Popolare di Liberazione, nonostante i tagli subiti negli ultimi anni a favore delle altre Forze Armate, sta lentamente colmando il gap tecnologico che ha accumulato dando la preferenza alla quantità e al numero dei propri appartenenti piuttosto che all’avanguardia tecnologica degli armamenti.

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    Addestramento alla baionetta di un reparto del genio, nel luglio 2014

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    [tab]L’aeronautica è composta da 250000 effettivi, 470000 avieri, con 3000 aviogetti da combattimento e circa 500 bombardieri, ed è la più grande forza aerea nella regione Asia-Pacifico. E’ organizzata anch’essa all’interno delle sette regioni militari con 24 divisioni aeree.
    I velivoli principali sono i circa 150 Shenyang J-11, modernissimi cacciabombardieri di ultimissima generazione, per circa 40 dei quali il Pakistan ha siglato un accordo nel 2013. Le forze aeree cinesi possono poi schierare Chengdu J-10 tra A e B; circa 400 Shenyang J-8B, 100 JZ-9, circa 50 Joint Fighter JF-17 Thunder, e 100 Sukhoi Su-30MK. Tra gli esemplari più datati, ma in gran numero, vi sono poi i 1600 J-7 e altri 400 addestratori di produzione cinese.
    Per l’aliquota da trasporto la Cina possiede 40 Harbin Y-11, 12, 9, 30 Il-76 di produzione sovietica, oltre 80 Harbin Y-8, 300 Shijiazhuang Y-5 e, sempre di produzione russa 16 Tu-154M.
    La componente ad ala rotante è anche questa molto nutrita, infatti la Cina possiede circa 70 tra WZ-10 e WZ-9 di ultima generazione, 20 Z-11W, 15 Z-8, oltre 100 Z-9, 20 Mi-8, 240 Mi-17. Inoltre sono poi da citare la flotta UAV di circa 2000 esemplari di WZ-2000, Yilong, SH-1, Dufeng, WZ-5 e Harpy israeliani.
    Infine bisogna spendere una parola in particolare per i mezzi da guerra elettronica, in particolare gli AWACS KJ-2000, Y-8, KJ-200, dalle ultime stime circa 20 velivoli che costantemente sorvegliano coste e isole del Pacifico, punto vitale della politica estera cinese. Grazie all’attenta politica di manutenzione ed all’efficienza logistica i mezzi rasentano il 100% dell’efficienza operativa.

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    Formazione di caccia J-10 

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    [tab]La Marina Militare è forse la più importante componente dell’Esercito Popolare di Liberazione per il ruolo primario della Cina nella lotta alla supremazia sul Pacifico Est. Oltre a ciò la Marina detiene, assieme all’Artiglieria di Seconda Schiera, la capacità nucleare (tramite i sottomarini).
    Nell’elencare i vascelli, la marina cinese possiede 26 cacciatorpediniere – di cui le principali sono due moderne classe Sovremeny acquistate dalla Russia – la prima portaerei cinese, la Liaoning, e ben 47 fregate di varie generazioni. Le Sovremeny furono inizialmente acquistate negli anni Duemila col progetto di dismetterle, o almeno con tale dichiarazione, e sono state invece riammodernate e messe in linea come vascelli della Marina. La prima portaerei della Cina, la Liaoning, è salpata dal porto militare di Qingdao nella provincia di Shandong, nell’est della Cina, per il Mar Cinese Meridionale la mattina del 26 novembre 2013, accompagnata dai cacciatorpediniere lanciamissili Shenyang e Shijiazhuang e dalle fregate lanciamissili Yantai e Weifang. Inutile sottolineare lo scalpore che ha causato l’evento nel mondo delle relazioni internazionali: la Cina, nuova superpotenza economica mondiale inizia ad elevare al rango di superpotenza le sue Forze Armate. La Marina cinese sarà d’ora in poi destinata ad incrociare sempre più le rotte di quella statunitense, in tutto il mondo, ma soprattutto in quel palcoscenico dove iniziò la storia contemporanea con i trattati navali e con il Secondo Conflitto Mondiale: il Pacifico.
    La prima portaerei cinese è scortata da due cacciatorpediniere lanciamissili Type-051C, Shenyang e Shijiazhuang, e due fregate lanciamissili Type-054A, Yantai e Weifang, della Prima Flottiglia Cacciatorpediniere della Flotta Nord del Mar della Cina. Si tratta di navi da guerra di ultima generazione, varate successivamente al 2006.
    Infine, l’enorme flotta di fregate, quasi 50, assolve il pattugliamento delle isole antistanti la costa orientale ed è di importanza strategica. Oltre ai tre citati punti di forza vale la pena accennare il possesso di 65 incrociatori (obsoleti), 93 navi comando (ammiraglie) e molte temporaneamente dismesse, 238 cannoniere lanciamissili attive e circa 165 in riserva, 20 motosiluranti attive e 150 circa in riserva, 4 pattugliatori pesanti, 40 posamine/dragamine e altrettanti in riserva, 85 navi anfibie, 2 intere navi ospedale, circa 100 navi da trasporto, 52 navi di sostegno logistico e ben 74 navi di ricerca ed esperimenti.
    La Cina ha poi costituito un patrimonio enorme di navi ex-militari che servono la propria marina civile, acquistando naviglio militare in dismissione, specialmente dalla Russia. Tale naviglio, consistente in circa 200 unità, può agevolmente essere riqualificato come militare.
    Vi è poi l’aviazione della Marina, consistente in circa 800 velivoli con funzione antisommergibile e pattugliamento costiero. Infine bisogna dare una particolare importanza all’apparato delle Forze da sbarco, servite da circa 400 mezzi da sbarco e 10 navi trasporto truppe. I marines cinesi furono creati a metà anni Novanta sotto Jiang Zemin e constano attualmente di due brigate di seimila elementi l’una, basate a Zhanjiang. Con la messa in gioco della riserva possono essere incrementate sino a 29000 elementi.
    La Marina Militare Cinese è quindi un apparato ciclopico, e grazie al sistema della riserva e del naviglio in riserva può permettersi, in caso di conflitto, di aumentare notevolmente il proprio peso specifico e di creare una nebulosa incertezza sulla consistenza delle proprie forze. Il futuro potrebbe essere quello di mantenere la sua efficienza se la Repubblica Popolare deciderà di puntare, in un modo o nell’altro sul suo soft power o di costituire una maggiore e più avanzata flotta di portaerei, se l’Impero di Mezzo accetterà di caricarsi la responsabilità di divenire potenza Globale a tutti gli effetti.

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    La fregata Ma’Anshan in rivista 

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    Alle tre Forze Armate tradizionali si affiancano:

    [tabs type=”horizontal”][tabs_head][tab_title]Artiglieria di seconda schiera[/tab_title][tab_title]Polizia armata del popolo[/tab_title][/tabs_head][tab]L’artiglieria di seconda schiera svolge un ruolo fondamentale: ad essa infatti è delegato l’utilizzo della capacità nucleare con vettore terrestre.
    I sistemi missilistici principali sono quelli della serie Dongfeng: Dongfeng DF-5, DF 31-8-12, DF 41 e Dongfeng JL-1. La gittata intercontinentale dei vettori missilistici rende la Cina una potenza nucleare di prim’ordine, capace di mettere in gioco l’arma atomica ovunque, sia a mezzo sottomarino che con vettore missilistico. Riguardo all’esperienza ed alla tecnica raggiunte in campo missilistico durante gli anni Novanta ha fatto scalpore la vendita di tecnologie cinesi all’alleato Pakistan ed all’Arabia Saudita.

    Una rara immagine del missile Dongfeng-41
    Una rara immagine del missile Dongfeng-41

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    [tab]La Polizia Armata del Popolo svolge il ruolo di organo di polizia centrale, direttamente nelle mani del Partito. La Polizia Armata del Popolo è la forza paramilitare principalmente responsabile dell’applicazione della legge e della sicurezza interna ed è un unico sistema di sicurezza a doppia leadership della Commissione Militare Centrale e uffici locali di pubblica sicurezza. E’ stata costituita nel 1982, quando l’EPL ha trasferito la propria sicurezza interna e la difesa delle frontiere al Ministero della Pubblica Sicurezza. In tempo di guerra, la PAP, come parte delle forze armate cinesi, può essere utilizzata come fanteria, svolge la funzione di difesa delle frontiere, di supporto alle forze di terra regolari ed antiterrorismo, specialmente in Xinjiang, Tibet e Yunnan.

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    Agenti della Polizia Armata del Popolo durante un servizio di guardia

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    Addestramento invernale in condizioni estreme 

    MINACCE TERRITORIALI – L’Armata Rossa del Partito Comunista nacque nel 1929 come esercito politico. I guerriglieri rossi di Mao Zedong e Peng Tehuai furono le forze di milizia che accompagnarono la Lunga Marcia e l’ascesa del sogno di Mao Zedong, Chou Enlai e Peng Tehuai. Una volta costituitasi in forza nazionale nel 1937 per combattere l’invasione giapponese con le forze del Guó Mīngdǎng l’Armata Rossa divenne parte dell’esercito cinese.
    Con la fine della guerra e la conquista del potere del Gòng Changdǎng (共产党) l’Armata Rossa si trasformò in Esercito Popolare di Liberazione: liberazione dai giapponesi, liberazione da Chiang Kaishek e liberazione dalla schiavitù imposta dall’Occidente a partire dal 1839.
    Lo strumento militare della Cina è principalmente uno strumento difensivo. Nella sua storia politica la Repubblica Popolare ha sempre sostenuto come fondamentale la difesa della propria sovranità. Si può affermare che la Cina abbia esercitato la forza militare solo come risposta ad aggressioni o a minacce di aggressioni territoriali come in Corea nel 1950 quando sconfisse l’esercito statunitense o a moti insurrezionali, come in Tibet nel 1959. Gli interventi maggiori, sempre in risposta a minacce territoriali o di sovranità:

    • dall’ottobre al novembre 1962 – guerra sino-indiana;
    • dal 1965 al 1970 – coinvolgimento nella guerra del Vietnam
    • dal 1969 al 1978 – crisi di confine sino-sovietica (sul fiune Amur);
    • 1974 – battaglia navale vicino alle isole Paracel con il Vietnam del Sud;
    • 1979 – guerra sino-vietnamita;
    • 1989 – repressione della protesta di piazza Tienanmen;
    • dal 1995 al 1996 – terza crisi nello Stretto di Taiwan;
    • varie crisi dello stretto di Taiwan negli anni Duemila.

    Jiang Zemin, nel 1990, richiamò i militari a una maggiore competenza professionale, ad osservare uno stile di lavoro efficiente e una stretta disciplina e a fornire un vigoroso supporto logistico. Infatti, a partire dalla guerra del Golfo del 1990, che ha evidenziato ai dirigenti cinesi il sovrannumero degli effettivi e l’arretratezza tecnologica rispetto agli altri Paesi coinvolti, si intrapese la ‘rivoluzione negli affari militari’, dedicata ad un’ulteriore modernizzazione dell’esercito.
    I successivi interventi nella guerra del Kosovo (1998), nella guerra in Afghanistan e nella guerra d’Iraq, hanno contribuito a far allineare la tecnologia militare cinese a quelle degli altri eserciti presenti. Un’importanza particolare ha avuto la creazione della Shangai Cooperation Organization che annualmente rappresenta un’alleanza strategica con grandissimi sbocchi in ambito militare e garantisce alla Repubblica Popolare la possibilità di addestrare le proprie truppe affiancandole all’efficiente strumento militare russo.

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    Militari cinesi sfilano in occasione di un meeting SCO

    DIMENSIONE ECONOMICA – Nel 2012 la Repubblica Popolare ha destinato alla spesa militare più del 2% del proprio PIL, ma quello che preoccupa è che tra il 2003 ed il 2012 essa è cresciuta del 175%. La Cina ha quindi dato alle proprie Forze Armate un’importanza di quasi tre volte superiore rispetto al passato. I fattori di mitigazione del freddo dato statistico sono diversi, fra cui il fatto che comunque l’esercito Popolare deve comunque colmare un’arretratezza di anni. Ad ogni modo bisogna tener conto che la Cina metterà sempre più in gioco il proprio potere militare per la definizione degli interessi sul Pacifico.

    CAPACITA’ DI PIANIFICAZIONE – La dottrina militare cinese è improntata prettamente alla difesa della sovranità e degli interessi territoriali, come tutta la strategia cinese, anch’essa ancorata al realismo nelle relazioni internazionali. La Cina vuol dare di sé un’immagine di pacifica ascesa al livello di potenza mondiale e cerca, nel contempo, di ottenere potenza economica e benessere, se possibile evitando di sobbarcarsi le responsabilità di eventi militari internazionali. Tale tendenza ha dato il via a quella che è stata definita Multi-Dimensional Diplomacy nella Cina contemporanea, a partire da Jiang Zemin ma soprattutto dall’era Hu Jintao.
    La Cina tende sempre a rappresentarsi nelle Relazioni Internazionali come una potenza pacifica a meno che non sia in discussione, anche velatamente, la sua sovranità. Questo atteggiamento è utile sia per aumentare il proprio soft power, sia per evitare di sobbarcarsi incipienti responsabilità militari (come è accaduto agli Stati Uniti nell’ultimo decennio). La coesistente necessità di supportare il proprio sviluppo economico ha portato la potenza a tutta una serie di scelte, in politica estera, che possono apparire tiepide, disinteressate o addirittura bizzarre (come l’abbandono dell’alleato Corea del Nord durante la crisi per il nucleare del 2006). Nel prossimo futuro si dovrà vedere quanto la Cina riuscirà a fare a meno di usare uno strumento militare in corsa per ammodernarsi. Nel contempo, dovendo comunque colmare un’arretratezza tecnologica endemica delle Forze Armate, la Repubblica Popolare dovrà dimostrare di farlo seguendo una logica di problem solving, tra decisioni importanti e soluzioni di ripiego. Si tratta insomma di un gatto che si morde la coda, “non importa se sia bianco o nero” (per citare Deng Xiaoping).  Molte iniziative sono state prese per aggiornare ed addestrare i quadri dell’EPL, come le missione presso la Marina Militare americana nel 2009 e 2010 (che hanno visto coinvolti circa cinquanta ufficiali ed analisti della Marina Cinese) e scambi annuali  fra le accademie (cinese e americana) e con tutti gli istituti di formazione militare occidentali.
    In ultimo, con la partecipazione alla Shangai Cooperation Organization la Cina prende parte ad esercitazioni annuali (delle quali l’alleato Pakistan è osservatore) che coinvolgono migliaia di soldati. In particolare militari cinesi, russi, kazaki, uzbechi, kirghisi e tagichi si addestrano insieme in territorio russo o cinese e gli ufficiali possono utilizzare i sistemi di comando e controllo dell’esercito russo per incrementare le proprie capacità di comando e il proprio addestramento.

    Francesco Valacchi

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più

    Per chi volesse approfondire la conoscenza delle Forze Armate cinesi consigliamo la lettura dell’almanacco The Military Balance 2015, in uscita ad inizio febbraio, curato dall’International Institute for Strategic Studies

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    Francesco Valacchi
    Francesco Valacchi
    Nato a Siena nel 1980, laureato in Scienze Strategiche nel 2004 presso l’ateneo di Torino ed in Studi Internazionali presso quello di Pisa nel 2013. Abita a Livorno.
    E’ appassionato di geopolitica e strategia e ufficiale in servizio permanente effettivo nell’esercito italiano.
    Passa il suo scarsissimo tempo libero leggendo di geopolitica, scrivendo di geopolitica, saltando fuori da aerei perfettamente funzionanti ed insegnando a farlo, e arrampicandosi sulle montagne.

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