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domenica 19 Settembre 2021

Perù, Fujimori accusato di sterilizzazioni forzate

In breve

  • Inizia il processo contro Alberto Fujimori, imputato per aver pianificato e fatto portare a termine sterilizzazioni forzate di donne indigene.
  • Le sterilizzazioni furono presentate come parte di un programma per il controllo delle nascite, ma non avvennero in maniera volontaria.
  • Il processo potrebbe avere serie conseguenze sulle prossime elezioni.

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In 3 sorsi – L’ex Presidente dovrà fare i conti con la giustizia, che lo accusa di aver promosso la sterilizzazione forzata di circa 300mila donne. Più che per il controllo delle nascite, fu il razzismo alla base di queste operazioni. 

1. FUJIMORI AFFRONTA NUOVAMENTE LA GIUSTIZIA

Lunedì 1° marzo è stato inaugurato il processo contro l’ex Presidente peruviano Alberto Fujimori, a capo del Governo nel Paese andino dal 1990 al 2000. L’accusa è quella di aver organizzato, durante il suo secondo mandato, una campagna di sterilizzazione forzata di cui sono state vittime circa 300mila donne peruviane, la maggior parte indigene, e che ha causato la morte di 5 di loro, ferendone circa 1.300. La giustizia bussa alla porta di Fujimori una seconda volta, dopo che nel 2009 era già stato condannato a 25 anni di carcere per corruzione, abuso di potere e violazione dei diritti umani. Questa volta il Presidente è accusato insieme agli ex ministri della Salute Eduardo Yong Motta, Marino Costa Bauer e Alejandro Aguinaga, imputati dopo più di venti anni dall’accaduto, mentre le vittime chiedono non solo giustizia e risarcimento, ma anche riconoscimento del danno provocato e scuse ufficiali. Il processo a Fujimori romperà finalmente decenni di silenzio, impunità e precedenti tentativi di negare quanto accaduto e mettere a tacere la voce delle vittime. 

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Fig. 1 – Alberto Fujimori nel 2018

2. IL CORPO DELLE DONNE: UN CAMPO DI BATTAGLIA

La sterilizzazione delle donne (e in numero molto minore di uomini) fu parte di una politica statale che puntava a ridurre il livello di povertà attraverso il controllo delle nascite. Il “Programma di salute riproduttiva e pianificazione familiare” fu presentato come un’iniziativa volta a favorire la sterilizzazione volontaria e cosciente. Così facendo le donne peruviane avrebbero potuto avere un maggiore potere decisionale rispetto alla loro maternità, soprattutto quelle che avevano accesso limitato ai contraccettivi. Tuttavia le denunce delle vittime hanno fatto luce sulla coercizione, tra intimidazioni e ricatti, utilizzata per portare a termine l’operazione. Non è un caso se la maggior parte delle donne coinvolte erano contadine che vivevano nelle zone rurali, dove si registra una più acuta povertà, ed erano indigene, del gruppo etnico quechua. Molte di loro erano analfabete o avevano conoscenze limitate dello spagnolo – essendo il quechua la loro lingua madre – e potevano quindi essere manipolate più facilmente dalle Autorità. Le testimonianze riportano eventi drammatici di violazioni dei diritti umani e gravi danni alla salute fisica (infezioni, dolore uterino, sanguinamento) e mentale. Dopo l’esperienza traumatica, le vittime sono state emarginate e rifiutate, in molti casi anche dai propri partner, vista la loro impossibilità di essere madri o di avere altri figli.

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Fig. 2 – La contadina andina peruviana Esperanza Huayama, 59 anni, vittima di sterilizzazione forzata

3. NON PIÙ INVISIBILI, NON PIÙ MUTE 

L’inizio del processo ha rivitalizzato il dibattito e voci eminenti peruviane come quella dello scrittore Mario Vargas Llosa si sono espresse a riguardo. Vargas Llosa ha evidenziato la natura razzista delle sterilizzazioni, visto l’alto numero di donne quechua coinvolte e ingannate, che non miravano a un controllo generale delle nascita, ma a far sì che non nascessero più indigeni di quanti ce ne fossero già. Secondo lo scrittore la partecipazione delle tante personalità che hanno appoggiato questo Programma pone enfasi sul razzismo sistematico e diffuso della società peruviana. L’attuale processo dovrà servire a rivolgere l’attenzione nazionale e internazionale verso le condizioni delle donne indigene peruviane, discriminate due volte (per essere donne e indigene), e ci si auspica avvii un dibattito sul razzismo alla base degli avvenimenti. Questo è l’ennesimo processo che infiamma la politica peruviana, dopo i numerosi scandali di corruzione nel Paese. Stavolta protagoniste sono le donne indigene, non più invisibili, non più mute. Vista l’accusa a Fujimori, sarà da vedere se il processo avrà conseguenze sul risultato della figlia Keiko Fujimori alle elezioni presidenziali del prossimo mese. I sondaggi, per ora, non la danno come favorita. 

Laura Manzi

Women, Peru” by szeke is licensed under CC BY-SA

Laura Manzi
Laura Manzi

Classe 1996, radici meridionali anche se negli ultimi anni sono stata a spasso tra Regno Unito, Spagna e Francia. Dopo aver letto le poesie di Nicolás Guillén, poeta cubano, mi sono innamorata della storia del continente americano; così ho deciso di completare il mio percorso accademico con una laurea magistrale in Studi Latinoamericani. Mi piacciono i film con Sophia Loren, le canzoni di De André e il caffè della nonna.

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