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    TTIP e Commissione alla prova ‘trasparenza’

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    La Commissione Europea ha formalizzato l’impegno per aumentare il livello di trasparenza delle consultazioni sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partneship) alla fine del 2014. A che punto siamo oggi?

    LA COMUNICAZIONE SULLA TRASPARENZA – Nel mese di novembre 2014 la Commissione Juncker ha approvato una Comunicazione incentrata sulle azioni da porre in essere per aumentare il livello di trasparenza dei negoziati TTIP a partire dal 2015. Più nel dettaglio i Commissari si sono impegnati a semplificare l’accesso alle informazioni, modificare la classificazione dei documenti condivisi con i negoziatori statunitensi – così da renderli fruibili a un maggior numero di soggetti, come gli europarlamentari – e preparare delle schede informative “semplificate” consultabili online da tutti i cittadini. Si registra inoltre l’impegno formale per il maggiore coinvolgimento di Parlamento europeo e Consiglio a livello decisionale, e degli attori della società civile a livello consultivo – sia attraverso incontri riservati che tramite l’organizzazione di conferenze e dibattiti che coinvolgano quanti più attori possibili.

    I PRIMI TEST… – Già dall’inizio del suo mandato il commissario per il Commercio Malmström aveva lavorato per implementare la trasparenza della sua attività legata alle negoziazioni TTIP proprio incrementando la partecipazione a conferenze e dibattiti sull’argomento, siano essi organizzati a livello di Istituzioni europee o, come avverrà nel corso delle prossime settimane, di singoli Paesi membri. A questo si è aggiunto un “cambio di gestione” degli incontri “bilaterali”, articolato attraverso la pubblicazione dell’agenda dei meeting con i soggetti interessati (così da poter meglio valutare se il tipo di attori coinvolti appartengano solo alle “solite” lobby) e un incremento – anche se modesto – delle consultazioni con organizzazioni della società civile, come STOP-TTIP. A seguito della Comunicazione di gennaio si è inoltre provveduto a pubblicare online diversi documenti inerenti al testo dell’accordo in fase di negoziazione: alcune pagine informative (per certe sezioni con diversi livelli di approfondimento) per ciascun capitolo e i testi che i negoziatori europei hanno presentato a quelli statunitensi – sia in forma di proposta testuale vera e propria che di espressione della posizione dell’Unione su quel determinato argomento.

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    Fig.1 – Cecilia Malmstrom presenta la nuova iniziativa sulla trasparenza dei negoziati per il TTIP

    …E LA GESTIONE DELL’OTTAVO ROUND – Dal 2 al 6 febbraio si è tenuto a Bruxelles l’ottavo round di negoziati sul TTIP, il primo sotto la gestione della Commissione Juncker. Durante i vari incontri sono stati trattati quasi tutti i punti tecnici del testo dell’accordo, cioè l’accesso al mercato – con particolare attenzione a tariffe, procurement e servizi – e la regolamentazione – sia a livello generale che per singolo settore. I meeting hanno consentito di individuare meglio le posizioni delle parti in merito a queste tematiche, soprattutto per ciò che riguarda la regulatory cooperation (di cui si parlerà in seguito). In questo round i capi negoziatori hanno ascoltato più di 400 soggetti, soprattutto rappresentanti del mondo industriale. Il 5 febbraio si è inoltre svolta la Seconda conferenza annuale sul commercio UE-USA, in cui si è continuato a discutere delle varie sezioni dell’accordo, sempre con il coinvolgimento di attori della società civile – anche in questo caso prevalentemente economici.

    LO ‘SCONTRO’ CON LA SOCIETÀ CIVILE… – La maggiore attenzione per la trasparenza dei lavori, però, non è bastata a smorzare le critiche sollevate da molte organizzazioni esponenti della società civile. Queste, infatti, ritengono che le azioni messe in pratica dalle Istituzioni europee non siano sufficienti a compensare il livello di segretezza delle negoziazioni – che in effetti, su richiesta delle controparti statunitensi, rimangono perlopiù riservate – e ancor meno lo scarsa considerazione delle istanze dei cittadini. In questi due anni di negoziati, dunque, un numero sempre crescente di persone ha iniziato a formare un “fronte” compatto contro il TTIP, continuando a ribadire che l’accordo favorisca gli interessi dei grandi industriali a scapito di cittadini, ambiente e, più in generale, democrazia. I membri di questo neocostituito fronte anti-TTIP – che condivide molto con quello anti-lobbying a livello delle istituzioni europee – finora hanno fatto sentire la loro voce prevalentemente attraverso manifestazioni di piazza e campagne di controinformazione, ma stanno cercando il “salto di qualità” con l’iniziativa STOP-TTIP. L’obiettivo è raccogliere, entro ottobre 2015, i due milioni di firme necessari per avanzare una proposta di iniziativa popolare e tentare di fermare la conclusione dell’accordo: ne sono già state raccolte più di 1 milione e 420mila. In breve, l’aumento della trasparenza – pensato principalmente per far diminuire le critiche, ma che viene invece considerato scarso (vedi paragrafi successivi) – sta invece facendo da megafono per gli oppositori al TTIP, che sfruttano le attività della Commissione per far sentire la propria voce sui temi più dibatutti: regulatory cooperation e clausola ISDS.

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    Fig.2- Il TTIP come “cavallo di Troia” americano in Europa in una manifestazione svoltasi il 4 febbraio scorso a Bruxelles

    …TRA REGULATORY COOPERATION– Lo scorso 10 febbraio è stata resa consultabile online la proposta testuale sulla regulatory cooperation, che è stata tra gli argomenti principali dell’ottavo round di negoziazioni e rappresenta il punto di forza – ma anche il maggior punto di critica – dell’intero testo dell’accordo. Anche la pubblicazione di questo testo rientra nell’iniziativa di trasparenza proposta dalla Commissione, che l’ha utilizzata come “spunto” per fornire maggiori spiegazioni in merito alla bontà di tale tipo di regolamentazione. Con regulatory cooperation si intende l’armonizzazione delle regolamentazioni relative a una serie di beni e servizi – dai cosmetici alle automobili, passando per i servizi finanziari e le telecomunicazioni – allo scopo di facilitarne il commercio tra le parti. La presenza di standard similari, infatti, eliminerebbe una rilevante barriera non tariffaria, riducendo il costo degli scambi e fornendo ai cittadini maggiori possibilità di scelta tra i beni e servizi oggetto dell’accordo. Sebbene sia stato più volte dichiarato che l’armonizzazione riguarderà solo le normative simili, le rassicurazioni del commissario Malmström in tal senso continuano a non convincere gli anti-TTIP – che sottolineano i rischi che un tale modello di regolamentazione ha sui cittadini  e sfruttano la pubblicazione della proposta testuale per rimarcare non solo che gli sforzi per la trasparenza non sono effettivi (il documento pubblicato era già reperibile online), ma che questa forma di cooperazione, piuttosto che tagliare la burocrazia, come recentemente sostenuto dal commissario Malmström, taglierà gli standard europei a fatica conquistati.

    …E CLAUSOLA ISDS – La possibilità di introdurre la Investor-to-State Dispute Settlement (ISDS, la risoluzione delle controversie tra investitore e Stato) è l’altro punto maggiormente dibattuto del TTIP – stavolta anche all’interno della stessa Commissione, visto che il presidente Juncker si è più volte dichiarato contrario. Questo tipo di clausola – che si sostanzia nella possibilità che un’azienda possa citare il Governo di uno Stato di fronte a un collegio arbitrale in caso ritenesse una particolare legge lesiva dei propri interessi economici – è inserita in moltissimi accordi a carattere commerciale allo scopo di difendere l’azione delle imprese nelle loro attività estere. La principale critica mossa rispetto all’inclusione di una simile clausola nel testo dell’accordo (come già trattato sulle nostre pagine) è che questa potrebbe influenzare l’approvazione di norme – e dunque l’intero processo democratico – nei Paesi dell’Unione. Sebbene non sia stata oggetto delle negoziazioni dell’ottavo round, la sua trattazione si lega a doppio filo con la questione della trasparenza, e può essere considerata come una “cartina di tornasole” dell’operazione. All’inizio di gennaio, infatti, sono stati pubblicati i risultati della consultazione pubblica che aveva per oggetto proprio la ISDS, e gli esiti emersi hanno sostanzialmente confermato la contrarietà alla sua inclusione, così come all’intero accordo in generale. Dal canto suo la Commissione si è impegnata a lavorare, di concerto con stakeholders, Stati membri ed eurodeputati su alcuni punti considerati particolarmente critici – la protezione del diritto alla regolamentazione, la costituzione dei tribunali arbitrali e la possibile introduzione del diritto di appello, la relazione con il sistema giudiziario. Bisognerà vedere se questi sforzi saranno ritenuti sufficienti dal fronte anti-TTIP.

    Giulia Tilenni

    [box type=”shadow” ]Un chicco in più

    Anche il TTIP ha i suoi “leaks”. Sin dall’inizio delle consultazioni, infatti, alcune organizzazioni si sono occupate di pubblicare documenti ufficiali riguardanti l’accordo, ma anche critiche e analisi. Alcuni esempi possono essere reperiti sul sito Secret Deals e sulla pagina dell’Heinrich Böll Stiftung dedicata al TTIP. [/box]

    Foto: bisgovuk

    Giulia Tilenni
    Giulia Tilenni

    Laureata magistrale in Relazioni Internazionali a Bologna – dove ha anche completato il Master in Diplomazia e Politica Internazionale, che l’ha portata a Francoforte sul Meno per un tirocinio di ricerca di tre mesi. Dopo una tesi in Studi strategici che analizza l’intervento militare in Libia del 2011 e una ricerca sui velivoli a pilotaggio remoto, è entrata a far parte del Caffè Geopolitico nel team Miscela Strategica.

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