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    lunedì 17 Maggio 2021

    Quale futuro per l’Amazzonia?

    In breve

    • Nel 2020 il numero di incendi in Amazzonia è aumentato.
    • Biden ha annunciato di voler intervenire in materia, stanziando fondi per la protezione della foresta.
    • Bolsonaro sembrerebbe disposto ad incamminarsi verso una nuova politica ambientale, pur di evitare l’isolamento del Brasile.

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    In 3 sorsi – Anche se la deforestazione dell’Amazzonia non sia più al centro dei dibattiti globali, si registrano sempre più incendi. La nuova Amministrazione statunitense, però, potrebbe isolare il Brasile, costretto ad adottare nuove politiche ambientali.   

    1. L’AMAZZONIA, DUE ANNI DOPO

    Quando nell’agosto del 2019 un’ondata di incendi divampò nella foresta amazzonica, lo sguardo internazionale si rivolse verso il Brasile, il Paese amazzonico più colpito, mentre il dito veniva puntato contro Jair Bolsonaro, a capo del Governo dal 2019. Le immagini, protagoniste assolute nei media, divennero simbolo di una brutale e massiva deforestazione, il cui proposito era quello di trasformare il polmone verde in terra per pascoli o zone agricole, approfittando della stagione secca. All’epoca il tema Amazzonia entrò bruscamente nell’agenda globale, tant’è che nel G7, riunitosi in Francia quello stesso mese, gli incendi furono tra i principali argomenti trattati. I leader dei sette Paesi, guidati dal padrone di casa Emmanuel Macron, decisero di sborsare 20 milioni di dollari per aiutare il Brasile a frenare l’avanzata degli incendi. Gli aiuto furono rifiutati da Bolsonaro, che giocò la carta della sovranità nazionale. Oggi, quasi due anni dopo, l’Amazzonia non è più nucleo del dibattito internazionale, complice anche la priorità rivolta alla pandemia, però la situazione non può dirsi migliorata. Secondo l’Istituto nazionale delle investigazioni spaziali del Brasile, nel 2020 sono stati registrati oltre 103mila incendi, somma che supera del 15,6% quella del 2019. L’Amazzonia non ha ancora smesso di bruciare. 

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    Fig. 1 – Incendio doloso nella riserva della foresta amazzonica nello stato di Para, Brasile, agosto 2020

    2. BIDEN INTERVIENE

    Nella questione amazzonica emerge quel delicato equilibrio tra il rispetto della sovranità nazionale e l’interesse globale di salvaguardare la foresta, scongiurando altri incendi che farebbero aumentare le emissioni di gas serra, ciò che si tradurrebbe in temperature più alte a livello globale, con conseguenti eventi meteorologici estremi. La protezione dell’Amazzonia non può essere esclusa dalla lotta ai cambiamenti climatici. Lo sa bene Joe Biden che, avendo manifestato la sua intenzione di dedicare importanti sforzi alla causa ambientale, ha già espresso la sua volontà di intervenire in materia. Dopo le iniziali minacce di sanzioni, Biden ha promesso la raccolta, con il contributo di altri Paesi, di 20 miliardi per la protezione dell’Amazzonia. Tuttavia, destinare ingenti somme di denaro senza ricevere l’approvazione del Governo brasiliano non è produttivo, come può dimostrare la scelta della Norvegia e Germania di sospendere le donazioni al Fondo Amazzonico nel 2019, a causa della sfiducia nella gestione dei fondi e nel rispetto degli accordi con il Governo brasiliano. Come da copione, Bolsonaro ha inizialmente rifiutato la proposta di Biden. Poi però ha cambiato idea e si è detto favorevole a cooperare con gli Stati Uniti. Come mai?

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    Fig. 2 – Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden durante un incontro con la stampa, marzo 2021

    3. IL BRASILE ISOLATO ALL’ALBA DEL 2021

    Se Bolsonaro ha alterato i toni e ha iniziato a marcare una nuova politica ambientale, a questo si deve soprattutto il cambio di Amministrazione statunitense. L’affinità con Trump, anche in materia ambientale, aveva garantito a Bolsonaro un prezioso alleato. Adesso, però, l’ex militare si ritrova isolato sulla scena internazionale. Dall’altro lato dell’Atlantico, l’Unione Europea non sembra disposta a chiudere le trattative per l’accordo commerciale con il MERCOSUR se il Brasile non inizia a combattere la deforestazione. La Francia ha dichiarato anche di poter rinunciare alla soia brasiliana. E mentre gli Stati Uniti pressano il Brasile, dal continente asiatico arriva la principale minaccia. Con la Cina che promette di ridurre le proprie emissioni in linea con gli impegni dettati dall’Accordo di Parigi, il gigante sudamericano non può permettersi un deterioramento delle relazioni con il Paese asiatico, il suo primo partner commerciale. Unione Europea, Cina, Stati Uniti: all’alba del 2021 il Brasile sembrava sempre più isolato a causa del suo posizionamento rispetto al cambiamento climatico. Consapevole del rischio, oggi concetti como “sviluppo sostenibile” e “protezione dell’ambiente” fanno già parte della retorica di Bolsonaro, ciò che fa sperare in un futuro più roseo, o meglio verde, per l’Amazzonia. Ciononostante alcuni membri della società civile, tra cui scienziati ed attivisti indigeni, hanno invitato gli Stati Uniti a non intavolare i colloqui con Bolsonaro prima che il Presidente adempia in maniera pragmatica ad arginare la deforestazione.

    Laura Manzi

    Floresta Amazonica” by lubasi is licensed under CC BY-SA

    Laura Manzi
    Laura Manzi

    Classe 1996, radici meridionali anche se negli ultimi anni sono stata a spasso tra Regno Unito, Spagna e Francia. Dopo aver letto le poesie di Nicolás Guillén, poeta cubano, mi sono innamorata della storia del continente americano; così ho deciso di completare il mio percorso accademico con una laurea magistrale in Studi Latinoamericani. Mi piacciono i film di Sophia Loren, le canzoni di De André e il caffè della nonna.

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