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venerdì 17 Settembre 2021

Filibuster: genesi di una tattica che rischia di bloccare la politica americana

In breve

  • Le potenzialità ostruzionistiche del Filibuster mettono a rischio i punti cardine dell’agenda di Biden, che rinfoltisce la lista dei Presidenti che hanno subito i blocchi della minoranza.
  • Il Filibuster ha origini lontane, ma non è disposto dalla Costituzione: nascita e variazioni sono legate alla contingenza.
  • La via dell’abrogazione sembra sbarrata, così il Presidente ipotizza una radicale riforma.

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Caffè LungoGli ambiziosi piani dell’Amministrazione democratica si scontrano con una tattica storica nel Senato americano: il Filibuster. Le voci all’interno del partito a favore di una sua riforma si fanno sempre più insistenti. Uno sguardo storico al peculiare ostruzionismo che da anni pesa sulla politica americana.

LA MINACCIA DI DIBATTITI INTERMINABILI

Qualsiasi proposta di legge può essere approvata, emendata o discussa. Il Senato statunitense presenta però una peculiarità: se un senatore sceglie di aprire il dibattito, si può procedere alla chiusura della discussione, e dunque al voto sull’approvazione di una legge, solamente con la maggioranza qualificata di 60 senatori su 100, ipotesi quanto mai remota che conduce inevitabilmente a stalli interminabili. Questa tattica d’ostruzione è nota come Filibuster, ed è stata utilizzata, in particolar modo negli ultimi decenni, per mutilare l’agenda politica di Amministrazioni sia democratiche che repubblicane, le quali, a fasi alterne, hanno sostenuto la necessità di riformare o abrogare tale pratica, salvo poi servirsene una volta all’opposizione. Dovendo convivere con questa eventualità, in molti si sono prodigati nel descrivere il Filibuster come una tutela garantita dai Padri fondatori per frenare estremi balzi in avanti, prediligendo norme bipartisan e moderando il potere dello Stato federale. Per chi si trova di volta in volta all’opposizione, tale ragionamento è perfettamente in linea – a volte sinceramente, più spesso strumentalmente – con il miniarchismo dei Padri fondatori. La realtà storica è però ben diversa.

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Fig. 1 – Fu il Presidente Thomas Woodrow Wilson a introdurre la Cloture Motion nel 1917

NASCITA INVOLONTARIA ED EVOLUZIONE

Lungi dall’essere un provvedimento disegnato a tavolino, il Filibuster nasce per errore, quando, nel 1805, l’allora vicepresidente Aaron Burr sostenne la necessità di snellire l’apparato di norme che regolano l’attività del Senato. La sua idea era che la Costituzione già di per sé sancisse il generale utilizzo della maggioranza semplice. Dunque la regola per la quale 51 senatori su 100 erano sufficienti a concludere un dibattito (Previous Question Motion) fu ritenuta superflua e, pertanto, cancellata e mantenuta solo alla Camera. Venuta a mancare una norma regolatrice, un dibattito poteva durare all’infinito se non veniva concluso da chi lo aveva aperto. Negli anni precedenti alla Guerra Civile ciò parve non rappresentare un problema: le attività svolte dal Congresso, infatti, erano molte meno di quelle attuali, perciò le discussioni duravano di più ed erano realmente mirate a partorire leggi condivise trasversalmente. Inoltre i crescenti timori di una secessione sudista erano un ottimo deterrente contro le risoluzioni unilaterali. La situazione cambiò negli anni Ottanta dell’Ottocento, quando lo spettro dell’ostruzionismo iniziò a essere agitato in relazione a nuove e ben più divisive tematiche originate dalla guerra intestina, come diritti civili e leggi elettorali statali e federali. Ci si riferisce tutt’oggi a questo “non-uso” dell’ostruzionismo con il termine di Stealth Filibuster, poiché la sola minaccia di arenare l’attività congressuale è sufficiente a distogliere i senatori dall’avanzare proposte divisive. Una svolta sostanziale si ebbe solo nel 1917, quando l’opposizione repubblicana utilizzò il Filibuster per bloccare la proposta del Presidente Wilson di armare le navi mercantili in vista della Grande guerra. Sulla scia dell’emergenza nazionale, venne introdotta la Cloture Motion, norma tutt’ora vigente che prevede la chiusura di un dibattito con il voto di 2/3 dei senatori presenti, soglia poi ridotta nel 1975 ai 3/5 della totalità, dunque 60 voti tassativi.

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Fig. 2 – Alfonse D’Amato, ex senatore repubblicano di New York, viene spesso ricordato per i suoi tanto interminabili quanto bizzarri Filibuster, nei quali si esibiva in karaoke improvvisati e letture di elenchi telefonici

RIFORMARE IL CONVITATO DI PIETRA

Ad ogni modo, visto che raramente un’Amministrazione dispone di tale super-maggioranza, sono state via via introdotte procedure che consentono di eludere il Filibuster. Ad esempio la Reconciliation permette di approvare una legge, se relativa a temi fiscali, con maggioranza semplice. Di tale norma fece uso massiccio l’Amministrazione Reagan, mentre nel 2017 vi ricorse Trump per approvare la riforma fiscale. È stata poi recentemente sfruttata dai democratici per l’American Rescue Plan e probabilmente sarà ripetuta con il piano di infrastrutture. Un ulteriore strumento, sempre più utilizzato negli ultimi anni di forte polarizzazione partitica, è la Nuclear Option, la quale permette di terminare una discussione con soli 51 voti, mantenendo questo quorum anche per votazioni future nel medesimo ambito. Questa opzione è stata impiegata dai democratici nel 2013 per fare approvare al Congresso nomine esecutive e giudiziarie, salvo quelle relative alla Corte Suprema. I repubblicani hanno poi rotto questa eccezione, utilizzando la Nuclear Option per la nomina del giudice Neil Gorsuch nel 2017. Nonostante questi strumenti, recentemente il Filibuster è stato usato sempre di più, colpendo i punti più rilevanti e divisivi delle varie agende governative. Il risultato parla allora da sé: negli ultimi due anni il Filibuster è stato impiegato 328 volte, a fronte dei soli 58 utilizzi tra 1917 e il 1970. Come Donald Trump, così Joe Biden si è espresso in favore di una revisione delle regole vigenti durante la sua prima conferenza stampa. Il Presidente, però, sembra conscio che un’abolizione totale del Filibuster non solo potrebbe essere respinta al Congresso, vista la contrarietà dei democratici moderati, ma metterebbe in difficoltà lo stesso partito, qualora in futuro tornasse all’opposizione. Di contro, Biden avallerebbe l’ipotesi di un Talking Filibuster, nel quale il senatore che invoca il dibattito è seriamente costretto a parlare per tutta la durata della mozione, relegando al passato karaoke e letture di elenchi telefonici, ed esautorandone la funzione ostruzionistica.

Samuele Fratini

Photo by forcal35 is licensed under CC BY-NC-SA

Samuele Fratini

Studente magistrale in Public Opinion and Digital Communication all’Università di Milano. Appassionato di politica in ogni sua forma, dalle strategie di partito ai rapporti di potere internazionali. Da sempre legato alla società e alla storia americana, nutro un interesse particolare per la Platformization dei processi politici e sociali.

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