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sabato 18 Settembre 2021

Il Summit USA sul clima: il rilancio del protagonismo statunitense

In breve

  • Il Summit organizzato da Biden in occasione della la Giornata Mondiale della Terra apre al nuovo protagonismo USA nella lotta al cambiamento climatico
  • Biden annuncia l’obiettivo della neutralita’ climatica per il 2050. La cooperazione con l’UE e con il rivale cinese saranno centrali nel prossimo futuro.
  • Il Summit rappresenta una “prova generale” in vista degli importanti appuntamenti del 2021: G7, G20 e COP26 di Glasgow.

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In 3 sorsiIl summit sul clima nel giorno della Giornata della Terra apre alla ritrovata leadership americana in materia di clima. La lotta al cambiamento climatico passa per la stretta alleanza con l’UE e la cooperazione con il rivale cinese.

1. IL SUMMIT SUL CLIMA E IL NUOVO PROTAGONISMO USA

In occasione della Giornata della Terra, lo scorso 22 aprile, 40 leader mondiali hanno partecipato al summit online di due giorni voluto dal Presidente americano Biden per rafforzare l’impegno comune nella lotta al cambiamento climatico. Il meeting, dopo il rientro negli Accordi di Parigi e le dichiarazioni di Biden riguardanti una svolta USA sul clima, è il segnale che gli Stati Uniti sono tornati sulla scena globale multilaterale e vogliono giocare un ruolo da protagonista. Nonostante l’annuncio del taglio più significativo delle emissioni sia stato quello dagli USA, la partecipazione dei principali leader mondiali e la consapevolezza condivisa della sfida posta dal cambiamento climatico lascia ben sperare in una futura collaborazione dei big player in vista dei più importanti appuntamenti multilaterali di quest’anno: il G7 di giugno a guida UK, il G20 di ottobre a guida italiana e la COP26 di Glasgow di novembre.

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Fig. 1 – Leader politici collegati al Summit online organizzato da Biden nel giorno della Giornata della Terra

2. CLIMA: L’UNICO DOSSIER SUL QUALE COOPERARE?

Biden ha reso noti gli obiettivi della proposta di legge del “Clean Future Act”, il quale prevede il raggiungimento della neutralità climatica negli USA per il 2050 e la riduzione del 50% delle emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. La determinazione nel procedere spediti verso il processo di decarbonizzazione a guida americana è testimoniata anche dalle visite ufficiali del rappresentante speciale per il clima, John Kerry, recatosi prima del summit in numerosi Paesi asiatici, tra cui la Cina, per sollecitare i partner a innalzare i propri target di decarbonizzazione e rassicurare sull’impegno degli USA per il clima. Infatti due aspetti saranno centrali nel prossimo futuro: in primis la stabilità delle politiche per il clima degli Stati Uniti, le quali, per risultare credibili, dovranno superare i cicli elettorali senza rischiare di cadere vittima di un nuovo negazionismo simile a quello trumpiano. In secondo luogo la triangolazione UE, USA e Cina sarà fondamentale. Nonostante le tensioni e la competizione su quasi tutti i fronti (a livello commerciale, sui diritti umani, sulla questione di Hong Kong e Taiwan, sulla sfida tecnologica) e il gelo diplomatico dell’ultimo incontro in Alaska ad Anchorage, il Presidente Xi ha partecipato al meeting confermando l’obiettivo di neutralità carbonica cinese per il 2060. Considerando che le emissioni congiunte di questi tre attori rappresentano circa il 50% di quelle globali, sarà di vitale importanza trovare dei compromessi e ampliare la cooperazione in materia di clima. Senza dubbio la strada non sarà priva di ostacoli: durante l’incontro a tre – tenutosi una settimana prima del summit a guida americana – tra Xi, Macron e Merkel, il Presidente cinese aveva messo in guardia affinché il cambiamento climatico non diventasse una “scusa” a erigere barriere commerciali o sanzioni.

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Fig. 2 – L’Inviato Speciale per il Clima John Kerry in visita in India per incoraggiare il Paese ad aumentare gli sforzi e innalzare i target nella lotta al cambiamento climatico

3. IL 2021: UN ANNO FONDAMENTALE PER L’ALLINEAMENTO DELLE POLITICHE SUL CLIMA

Il summit può considerarsi un successo per il solo fatto di aver riunito tutti i player più importanti a parlare di clima, in vista dei prossimi incontri multilaterali del G7 e del G20 e soprattutto della prossima COP26, che si riunirà a Glasgow. Qui gli Stati firmatari dell’Accordo di Parigi dovranno rendere noti i piani e le concrete strategie per realizzare gli annunci fatti. Molto ancora ci si aspetta sul fronte della finanza verde e sugli impegni delle banche multilateriali in aiuto ai Paesi in via di sviluppo per potenziare gli investimenti in rinnovabili. Il successo dell’iniziativa passerà dal grado di cooperazione tra gli Stati, dalla necessità di trovare “compromessi al rialzo” che soddisfino tutti senza danneggiare la causa ambientale, anzi esaltandola.

Alice Minati

Photo by leahopebonzer is licensed under CC BY-NC-SA

Alice Minati
Alice Minati

Curiosa e entusiasta della vita, mi emoziona parlare di politica internazionale e geopolitica. In particolare, sono affascinata dalle sfide che la transizione energetica ci pone di fronte, trasformando il nostro quotidiano. Il caffè? Macchiato o con panna nei giorni di festa!

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