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lunedì 20 Settembre 2021

“A non rivederci Afghanistan”

In breve

  • Biden ha annunciato il ritiro definitivo delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro il prossimo settembre.
  • L’annuncio ha provocato viva apprensione sia in Afghanistan che nei Pasi vicini. Molti temono infatti un ritorno al potere dei talebani.
  • La situazione in Afghanistan sembra quindi destinata a peggiorare, anche se l’esito finale dipenderà molto dall’atteggiamento post-ritiro di Washington e dalle intenzioni dei talebani.
  • Questi ultimi potrebbero anche raggiungere un compromesso con Kabul, ma la strada per tale tipo di accordo appare ancora in salita.

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Caffè lungo – Gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro definitivo delle truppe dall’Afghanistan, lasciando il Governo di Kabul in balia dei talebani e degli interessi delle potenze regionali. Quali sono state le reazioni afghane e della comunità internazionale dopo la comunicazione dell’Amministrazione Biden? Come si prospetta il futuro per l’Afghanistan?

IL RITIRO DEGLI USA DALL’AFGHANISTAN

“Sono il quarto Presidente a decidere sulla presenza delle truppe americane in Afghanistan. Due repubblicani. Due democratici. Non passerò la responsabilità a un quinto”. Queste le parole del Presidente Joe Biden nel discorso che ha annunciato il ritiro definitivo delle truppe statunitensi dall’Afghanistan. 2.500 soldati faranno ritorno in patria a settembre insieme alle truppe NATO. La politica di Joe Biden si inscrive perfettamente in quella linea di politica estera americana a partire dal 2014 a conclusione della missione NATO AISAF. L’annuncio del Presidente, quindi, oltre che prevedibile, appare anche coerente, in linea con il proseguimento della linea di politica estera americana. Nonostante questo però Biden ha deciso di modificare alcuni aspetti della linea diplomatica americana nei confronti del ritiro delle truppe. In precedenza, con l’Amministrazione Trump, il ritiro dei soldati americani era vincolato al progresso degli accordi di pace di Doha. In sostanza le truppe sarebbero state ritirate soltanto quando e se gli accordi avessero raggiunto un compromesso. Biden invece ha svincolato il ritiro dagli accordi di pace, inaugurando in qualche modo una strada diplomatica nuova. 

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Fig. 1 – Il Presidente Biden annuncia il ritiro definitivo delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, 14 aprile 2021

LE REAZIONI ALL’ANNUNCIO DEL RITIRO 

Gli afghani sono spaventanti ed è del tutto normale che lo siano. I talebani riempiono quel vuoto di potere causato dalla sfiducia della società civile nei confronti delle Istituzioni. Con l’annuncio del ritiro delle truppe il pericolo per gli afghani è proprio il ritorno al potere dei talebani. Tutti gli stipendi dell’esercito afghano sono in mano agli Stati Uniti e nel momento in cui questi si ritireranno verrà meno anche la capacità dell’esercito di fronteggiare i talebani. 
Anche la comunità internazionale, soprattutto gli attori regionali vicini all’Afghanistan, come India e Iran, sono d’accordo con gli afghani e condividono con loro il timore di un possibile ritorno al potere dei talebani. L’India vede un possibile ritorno dei talebani al potere come una minaccia e un ritorno al passato. Quando infatti cadde il regime dei talebani nel 2001 l’India visse un periodo di ottime relazioni diplomatiche con l’Afghanistan in cui i due Paesi poterono beneficiare reciprocamente di vantaggi sia politici che economici. Anche l’Iran, storico nemico del gruppo islamista, beneficiò di rapporti diplomatici distesi con Kabul dopo la caduta del regime talebano.
Sicuramente il Pakistan, attore regionale che più di tutti è attento alle dinamiche interne dell’Afghanistan, saluterà invece un probabile ritorno al potere dei talebani con piacere. Islamabad, che con l’Afghanistan oggi vive una situazione di stallo e di ritorno a vecchi conflitti, ha da sempre sostenuto i talebani sul proprio territorio sia per motivi storici che politici.
La comunità internazionale è consapevole anche del fatto che l’Afghanistan percepisce il progressivo disimpegno da parte degli USA come un abbandono. Questa percezione è dovuta dal fatto che la precedente Amministrazione Trump sacrificò gli accordi intra-afghani (ovvero quelli tra talebani e Governo di Kabul) a favore di un compromesso USA-talebani. Il Governo di Kabul si è sentito completamente tagliato fuori dagli accordi. Di conseguenza la comunità internazionale sa che gli USA stanno agendo sulla base di scelte di politica interna — che prevedono anche un certo disimpegno a livello internazionale, si pensi anche all’Iraq — e non di certo perché la situazione in Afghanistan sia stata risolta.

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Fig. 2 – Forze di sicurezza afghane impegnate in combattimento contro i talebani nei dintorni di Lashkar Gah, 5 maggio 2021

I POSSIBILI SCENARI POST-RITIRO

Ad oggi è difficile mostrare quale sarà lo scenario in Afghanistan quando tutte le truppe straniere avranno fatto ritorno a casa. Nonostante la grande incertezza, alcuni elementi possono essere delineati. La continua instabilità politica che da 20 anni colpisce il Paese suggerisce che dopo il ritiro delle truppe la situazione non farà che peggiorare. Questo scenario segue quattro condizioni: il modo in cui Washington interpreta il proprio disimpegno (come e quando tagliare i finanziamenti al Governo afghano), la postura dei talebani (se e come vorranno raggiungere un accordo col Governo), il quadro politico e sociale dell’Afghanistan e la presenza e il ruolo degli attori regionali. Venuta meno la presenza degli USA nel Paese, che cosa rimane della loro forza per condizionare l’atteggiamento dei talebani? Il riconoscimento a livello internazionale che il gruppo sta chiedendo da anni, ma che è avvenuto solo parzialmente. 

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Fig. 3 – La moschea di Shakar Dara a Kabul, devastata da un attentato, 14 maggio 2021

EQUILIBRI PRECARI E DIFFICILI COMPROMESSI 

Le chance che il futuro possa riservare un accordo tra i talebani e il Governo di Kabul sono poche e sopratutto appese alla volontà dei talebani. Se riusciranno a prendere il controllo del Paese e se riusciranno a normalizzare i rapporti con i vari attori regionali e internazionali dipende da precari equilibri diplomatici. Per esempio potrebbe accadere che la parte talebana della Shura di Quetta in Pakistan riesca ad arrivare al potere e a cercare una sorta di stabilizzazione politica interna e internazionale. Sulla base di questo la comunità internazionale potrebbe costringerli a un accomodamento diplomatico con Kabul. Ma le premesse per questo tipo di accordi sono ancora tutte in salita. 

Desiree Di Marco

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Desiree Di Marco
Desiree Di Marcohttps://europeanpeople.org/chi-siamo/

Nata a Roma nel 1995, ho scelto Roma, Milano, Vienna e Rabat come sedi per i miei studi. Sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma e ho conseguito un Master di Primo Livello in “Middle Eastern Studies” preso ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano). Ho ottenuto un diploma in Affari Internazionali Avanzati all’Accademia Diplomatica di Vienna e attualmente sto conseguendo la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali. Ho concluso due tirocini entrambi presso l’OSCE e le Nazioni Unite di Vienna lavorando presso l’Ambasciata di Malta e presso la Missione Permanente e l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan. La mia bevanda preferita è il caffè e non solo “the italian Espresso”!

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