Terrorismo: da Berlino a Milano, che cosa รจ successo?

Hot Spot – Questa settimana lโ€™Europa รจ stata scossa da un altro tragico evento legato al terrorismo di matrice islamica. Proviamo a capire meglio

Ripercorriamo i fatti

di Davide Tentori

La vicenda iniziata con lโ€™attentato al mercatino di Natale di Berlino di lunedรฌ 19 dicembre, e conclusa nella notte di venerdรฌ 23 con lโ€™uccisione a Sesto San Giovanni del presunto responsabile, il tunisino Anis Amri, รจ ancora caratterizzata da contorni poco delineati. Allโ€™inizio di questo hotspot cerchiamo dunque per prima cosa di ripercorrere gli eventi con chiarezza, evidenziando certezze e incertezze.

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[tab_title] Lโ€™ATTENTATO DI BERLINO [/tab_title]
[tab_title] COME Eโ€™ SUCCESSO?ย [/tab_title]
[tab_title] FUGA E RICOMPARSA A MILANO [/tab_title]

[tab_title] CHI Eโ€™ ANIS AMRI? [/tab_title]

[tab_title] GLI ASPETTI DA CHIARIRE [/tab_title]
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[tab] Lunedรฌ 19 dicembre, intorno alle 20, un tir di una compagnia di trasporti polacca intestato al 37enne Lukasz Urban semina la morte al mercatino di Natale di Charlottenburg, nella capitale tedesca. I morti sono 12 e i feriti una cinquantina; tra le vittime purtroppo cโ€™รจ anche Fabrizia Di Lorenzo, una ragazza italiana emigrata in Germania. Il camionista polacco viene ritrovato senza vita sul sedile del passeggero, mentre dellโ€™attentatore nessuna traccia, a parte un suo documento di identitร  rinvenuto nel veicolo. Le dinamiche dellโ€™attacco sono molto simili a quelle della tragedia di Nizza del 14 luglio, quando perรฒ le vittime furono molte di piรน (oltre 80). [/tab]
[tab] La ricostruzione dei fatti ha dimostrato che il tir polacco era partito da Cinisello Balsamo e aveva lasciato lโ€™Italia dal valico del Brennero, per poi dirigersi verso la Polonia. Intorno alle 15 di lunedรฌ 19 la moglie di Urban contatta per lโ€™ultima volta il marito, di cui si perdono poi le tracce. Il suo camion viene perรฒ tracciato nei pressi del mercatino di Natale a Berlino e ne vengono registrati dei brevi spostamenti, come se qualcuno stesse cercando di imparare a manovrarlo. รˆ possibile che Amri abbia aggredito lโ€™autista durante una sosta; quello che sembra certo รจ che il malcapitato Urban avrebbe cercato in tutti i modi di opporsi alla follia dellโ€™attentatore. [/tab]
[tab] Gli inquirenti tedeschi hanno impiegato diverse ore prima di individuare il presunto responsabile dellโ€™attentato. Dopo aver infatti fermato un giovane pakistano aspirante ad ottenere lo status di rifugiato, che ha dimostrato di non avere assolutamente nulla a che fare con la vicenda, sono risaliti ad Amri. Il tunisino ricompare a Sesto San Giovanni nella notte di venerdรฌ 23, quando una pattuglia della Polizia ferma ad un posto di blocco una persona sospetta. Lโ€™individuo rifiuta di farsi riconoscere, estrae dal suo zaino una pistola e fa subito fuoco, ferendo alla spalla uno dei due poliziotti. Il collega risponde al fuoco uccidendo lโ€™aggressore allโ€™istante: questi verrร  in seguito identificato proprio come Anis Amri. Il cerchio dunque sembra essersi chiuso. [/tab]

[tab] Tunisino, 24 anni, era giunto in Italia nel febbraio del 2011 a bordo di uno dei tanti barconi carichi di persone in arrivo dalla sponda meridionale del Mediterraneo. Amri chiede di essere riconosciuto come rifugiato ma poi, dopo aver aggredito il custode del centro di accoglienza di Belpasso (CT), viene arrestato e tenuto in carcere per quattro anni. Al termine della detenzione, le autoritร  italiane manifestano la volontร  di rimpatriare Amri, ma le autoritร  tunisine non lo riconoscono come proprio cittadino. Non resta dunque che dargli un foglio di via e lasciarlo a piede libero. Sembra che Amri sia rimasto in Italia fino a giugno 2015 e poi si sia spostato in Germania. Da febbraio 2016 si trovava a Berlino ed era giร  sotto osservazione delle autoritร  tedesche in quanto avrebbe tentato di procurarsi del denaro per compiere degli attentati. [/tab]

[tab]ย I punti oscuri legati a questa vicenda ancora da chiarire sono parecchi:

  • Innanzitutto, si puรฒ dire che Amri fosse legato allโ€™ISIS? Secondo quanto sappiamo, il tunisino si รจ radicalizzato durante il periodo trascorso in carcere in Italia. Si sarebbe avvicinato ad affiliati del sedicente โ€œStato Islamicoโ€ dopo il trasferimento in Germania, tanto che era attenzionato dalle forze dellโ€™ordine tedesche. Pare anche che si fosse dato al traffico di cocaina, probabilmente al fine di raccogliere il denaro sufficiente per pianificare lโ€™attentato e la fuga. Va comunque ribadito che unโ€™azione come quella di Berlino โ€“ molto simile per dinamica a quella di Nizza โ€“ non richiede una preparazione particolare, ed รจ proprio questo โ€œterrorismo a bassa intensitร โ€ che rischia di essere ancora piรน pericoloso proprio per la sua imprevedibilitร .
  • Come ha fatto a giungere indisturbato in Italia? Pare che il tunisino abbia avuto almeno una giornata di vantaggio sulla polizia tedesca, che inizialmente si era indirizzata su un sospettato sbagliato. Non sembra dunque strano che Amri sia riuscito a giungere in Italia senza essere fermato, approfittando dellโ€™apertura dei confini tra i Paesi europei membri dellโ€™area Schengen.
  • รˆ stata solo una casualitร  la sua neutralizzazione a Milano? Questo รจ uno dei punti piรน sensibili dellโ€™intera vicenda poichรฉ ci riguarda direttamente e per la prima volta vede lโ€™Italia coinvolta in primo piano in una vicenda di terrorismo cosรฌ grave. Nelle scorse ore sui social sono circolate โ€“ come cโ€™era da aspettarsi โ€“ varie teorie complottiste su una probabile macchinazione della vicenda. Lungi dallo sposare queste tesi, ci limitiamo a constatare che il tunisino รจ stato identificato solo in seguito alla sua uccisione, e dunque non sembra che la nostra Polizia di Stato fosse sulle sue tracce. Un elemento che invece ha sollevato polemiche โ€“ in questo caso con maggiore fondamento โ€“ รจ quello legato allโ€™opportunitร  di rendere pubblici i nomi degli agenti protagonisti dellโ€™operazione. Nei prossimi giorni sapremo di piรน e potremo offrirvi approfondimenti basati sulla realtร  dei fatti.

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Migrazione e terrorismo

di Lorenzo Nannetti

Ogni volta che si verifica un attentato terrorista in Europa, causato da qualcuno di origine mediorientale o nordafricana e di religione islamica, torna il dibattito sul legame, vero o presunto, circa migrazione e terrorismo.

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[tab_title] RISCHI REALI?ย [/tab_title]
[tab_title] COME SI ENTRA [/tab_title]
[tab_title] QUALI CONTROLLI [/tab_title]

[tab_title] E QUINDI? [/tab_title]
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[tab] La domanda piรน frequente quindi รจ: i gruppi terroristi usano i flussi migratori โ€“ spesso non controllati adeguatamente โ€“ per infiltrare propri uomini in territorio europeo? รˆย bene essere chiari su questo argomento. Nessuno potrร  mai garantire che ciรฒ non accada ed esistono anche alcuni esempi in cui tali eventi sono accaduti, relativamente agli attentati a Parigi e Bruxelles nel 2015-2016. Il problema รจ quando questa viene additata come la dinamica principale e, soprattutto, quando lโ€™attenzione circa possibili risposte alla minaccia terrorista si limiti a questo aspetto. [/tab]
[tab] รˆย ovvio che lโ€™attenzione e i controlli verso chi arriva in Europa, in qualunque modo, siano molto importanti, soprattutto quando si tratta di persone giร  conosciute per legami col terrorismo. Ma non dobbiamo scordarci che il modo piรน facile per un terrorista per entrare in Europaโ€ฆ non รจ tramite i flussi migratori odierni. Il metodo piรน facile infatti รจ lโ€™uso di un passaporto UE (soprattutto nei casi dei cosiddetti foreign fighters, spesso di origine europea) o comunque lโ€™uso di un visto regolare (in molti casi poi lasciato scadere senza rinnovo). Ancora piรน importante poi รจ la presenza di persone che sono nate e vissute qui per anni e qui si sono radicalizzate.ย Anche per gli attentati di Parigi e Bruxelles, queste sono state le dinamiche principali della maggior parte degli attentatori, dunque perfino riducendo considerevolmente i flussi migratori odierni non otterremmo comunque una riduzione sensibile degli attacchi. [/tab]
[tab]Quanto detto sinora, lo ripetiamo, non significa che i controlli non vadano effettuati, o che non serva una maggiore attenzione, collaborazione tra le intelligence europee e scambio di informazioni (lo abbiamo affermato con forza sia dopo Parigi, sia dopo Bruxelles, sia dopo Nizza), semplicemente รจ necessario non chiudere gli occhi alle dinamiche reali concentrandoci solo su quelle percepite. Quindi attenzione ai movimenti interni, attenzione alla collaborazione tra forze di sicurezza europee, attenzione alle regole del codice penale (a volte, invece dellโ€™espulsione, puรฒ essere piรน efficace la detenzione per evitare di perdere le tracce soprattutto quando i legami con gli ambienti terroristi sono provati), attenzione alla collaborazione con le comunitร  islamiche (che spesso denunciano esse stesse chi agisce in modo โ€œsospettoโ€, ma tale collaborazione nasce anche dalla fiducia reciproca), attenzione agli ambienti carcerari italiani ed europei (Anis Amri, attentatore di Berlino, si era radicalizzato lรฌ, e questo รจ forse uno dei problemi maggiori), attenzione allo sviluppo delle nostre periferie per evitare โ€œzone ghettoโ€ dove possano proliferare messaggi sbagliati (come succede in altre parti dโ€™Europa).[/tab]

[tab]La vera chiave non รจ unโ€™utopica eliminazione dei flussi (lo รจ invece il controllo degli stessi, ancora meglio se unito a corridoi che ne tolgano il controllo ai trafficanti), ma una combinazione di controllo e repressione dei sospettati e dei terroristi, unito alla prevenzione di nuove radicalizzazioni. Questโ€™ultimo aspetto, come abbiamo rimarcato dopo Nizza, richiede in particolare un forte sforzo da parte della nostra societร  di offrire futuro e risposte alle problematiche sociali ed economiche odierne ed รจ la vera chiave di volta dellโ€™intera questione.ย Serve dunque un approccio multisfaccettato, combinato con un difficile e lungo lavoro internazionale per aiutare lo sviluppo dei Paesi di origine. Senza tale sviluppo, i rimpatri, tanto pubblicizzati, risultano infatti inutili: se non esiste infatti un substrato economico e sociale adeguato ad assorbirli una volta tornati, queste persone semplicemente riprenderanno il cammino verso lโ€™Europa. Il vero problema del nostro Paese (almeno) nellโ€™affrontare tutto ciรฒ รจ invece che tutto viene sfruttato dai vari partiti e movimenti come una questione elettorale: fare dichiarazioni sulla necessitร  di bloccare lโ€™immigrazione (come abbiamo spiegato tante volte, facile a dirsi, impossibile a farsi) fa guadagnare tanti voti. Affrontare davvero il problema invece no.[/tab]
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La Tunisia nuovo bacino di terroristi?

di Emiliano Battisti

Perchรฉ proprio da lรฌ, che rappresenta in teoria lโ€™unico esperimento riuscito della Primavera Araba?

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[tab_title] FOREIGN FIGHTERSย [/tab_title]
[tab_title] IL NUOVO ASSETTO ISTITUZIONALEย [/tab_title]
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[tab] Anis Amri non รจ il primo tunisino a colpire in Europa in questa nuova ondata di terrorismo, iniziata con l’assalto alla redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo nel gennaio 2015. Giร  a Nizza, e per di piรน con le stesse modalitร , a colpire era stato il suo connazionale Mohamed Lahouaiej Bouhlel. La Tunisia รจ il piรน grande bacino di foreign fighters operanti con lo Stato Islamico sia in Iraq sia in Siria. Al marzo di quest’anno, il numero superava le 6.000 unitร , con un grande distacco dal secondo fornitore, l’Arabia Saudita, fermo a piรน di 2.000. [/tab]
[tab]Il Paese รจ considerato l’unica Primavera Araba “riuscita”, senza scontri di piazze e violenze si รจ arrivati alla cacciata del Presidente Zine El-Abidine Ben Ali e all’avviamento di un processo di creazione di istituzioni democratiche. Seppur coronato dal successo, il nuovo sistema non รจ ancora riuscito a mitigare i problemi socio-economici che avevano portato al malcontento scatenante le proteste del 2011. Inoltre, sin dall’indipendenza nel 1956, la Tunisia ha sempre avuto all’interno sacche di resistenza alle politiche di secolarizzazione portate avanti negli anni. Queste sacche si sono in parte radicalizzate e hanno fornito il bacino per il reclutamento di jihadisti da usare all’estero e in patria. Non va dimenticato che il Paese stesso รจ stato colpito da tre gravi attentati: la sparatoria al Museo Nazionale Bardo, quella agli alberghi della cittร  turistica di Sousse e l’attacco suicida contro la Guardia Presidenziale a Tunisi.[/tab]
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Un altro duro colpo allโ€™Europa: che succederร  a Schengen?

di Simone Pelizza

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[tab_title]CIRCOLAZIONE ANCORA LIBERA? [/tab_title]
[tab_title]LEZIONI RECENTI[/tab_title]
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[tab]Il tragico attentato di Berlino e la morte di Anis Amri a Sesto San Giovanni rappresentano un altro colpo durissimo al sistema di libera circolazione dellโ€™Unione Europea. Schengen era infatti giร  finito sotto accusa dopo gli attacchi di Parigi dellโ€™anno scorso e aveva subito una prima โ€œrevisioneโ€ con il parziale ristabilimento di alcuni controlli alle frontiere europee. Tuttavia il principio di libera circolazione aveva resistito, grazie soprattutto alla ferma volontร  delle autoritร  di Bruxelles e del Governo tedesco. Ora invece rischia di conoscere limitazioni sempre piรน stringenti, se non addirittura di saltare del tutto sotto il peso delle polemiche politiche per la strage berlinese. La facilitร  con cui Amri รจ riuscito a muoversi tra Germania e Italia prima e dopo lโ€™attentato al mercatino natalizio di Breitscheidplatz apre infatti pesanti interrogativi sul grado di cooperazione tra i servizi di sicurezza europei e sullโ€™estrema permeabilitร  dei confini UE al fenomeno jihadista.[/tab]
[tab]Le lezioni di Parigi non sembrano essere state apprese e la lotta europea al terrorismo islamista appare ancora confusa e incoerente, giocata piรน su inefficaci linee nazionali che su una solida coordinazione continentale. Tale confusione favorisce non solo i jihadisti, ma anche le forze nazionaliste e populiste dei vari Paesi UE, che non a caso stanno giร  usando la vicenda Amri per chiedere lโ€™annullamento di Schengen e la militarizzazione delle frontiere europee. E lโ€™attuale contesto interno alla UE li aiuta, visto anche il continuo rinnovo dello stato dโ€™emergenza in Francia, le feroci proteste dei Paesi dellโ€™Est contro le politiche di accoglienza verso i rifugiati, i contraccolpi diplomatici della Brexit e la debolezza pre-elettorale del Governo Merkel. In tal senso Schengen รจ molto piรน a rischio oggi che nel novembre dellโ€™anno scorso. Vedremo nei prossimi mesi se il principio di libera circolazione riuscirร  a sopravvivere alla nuova offensiva dei suoi nemici.[/tab]
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Lโ€™Italia: possiamo davvero ritenerci al sicuro?

di Simone Pelizza

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[tab_title]LE RAGIONI DEL PASSATO[/tab_title]
[tab_title]LE RAGIONI DI OGGI[/tab_title]
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[tab]Lโ€™Italia รจ uno dei pochi Paesi UE a non essere stato ancora vittima di un attentato di matrice jihadista. In parte il merito รจ delle nostre forze dellโ€™ordine, che sono finora riuscite a monitorare efficacemente il territorio e a sgominare le cellule terroriste in esso presenti. Tuttavia cโ€™รจ anche una ragione piรน โ€œinquietanteโ€ per lโ€™assenza di attentati nel nostro Paese. Lโ€™Italia rappresenta infatti una base logistica preziosissima per le organizzazioni islamiste, che la usano per muovere i propri uomini tra Mediterraneo e Nord Europa, sfruttando le nostre cittร  come rifugio e come terminali della propria rete operativa nel Vecchio Continente. Non si tratta di un fenomeno nuovo. I jihadisti odierni seguono infatti lโ€™esempio dellโ€™OLP, che negli anni โ€™70 arrivรฒ addirittura a stringere un accordo segreto con il Governo italiano per usare il nostro Paese come luogo di transito dei propri militanti, promettendo in cambio lโ€™immunitร  dagli attentati. Dopo la morte di Aldo Moro, perรฒ, lโ€™accordo entrรฒ in crisi e anche lโ€™Italia fu vittima delle azioni dei gruppi palestinesi piรน estremi, come tragicamente testimoniato dallโ€™attacco alla Sinagoga di Roma nel 1982 e da quello allโ€™aeroporto di Fiumicino nel 1985.[/tab]
[tab]Per quanto riguarda i terroristi odierni, essi sfruttano anche le tante difficoltร  del nostro Paese nellโ€™affrontare lโ€™emergenza migratoria nel Mediterraneo. Non a caso Anis Amri era giunto proprio in Italia nel 2011 come migrante clandestino, spostandosi poi in Germania dove sarebbe entrato a far parte dello Stato Islamico. E in Italia Amri avrebbe comunque mantenuto una vasta rete di conoscenzeย  usata probabilmente per pianificare la sua fuga a Milano dopo lโ€™attentato berlinese. Questa permeabilitร  del nostro territorio alle organizzazioni jihadiste rappresenta un serio problema e sarร  necessario lโ€™impegno comune delle istituzioni italiane e di quelle europee per porvi rimedio.[/tab]
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La Redazione

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