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sabato 18 Settembre 2021

Giappone, i dolori del “giovane” Suga

In breve

  • La popolarità del premier giapponese Yoshihide Suga è in caduta libera.
  • Da vari sondaggi emerge come l’opinione pubblica sia critica nei confronti della gestione sia dell’emergenza Covid-19, sia delle Olimpiadi.
  • In politica estera Suga deve gestire le crescenti minacce della Cina a Taiwan (quindi alla sicurezza stessa del Giappone) scontrandosi con le frange interne interessate a mantenere buoni rapporti commerciali con Pechino.
  • Il premier sta giocando la carta della personal diplomacy, in primis con gli USA di Biden, portando avanti la stessa linea adottata dal predecessore Abe.

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Analisi – Prima di diventare premier a settembre dello scorso anno, Yoshihide Suga era Segretario capo di gabinetto nel Governo Abe. Molti in patria sostengono che Suga non abbia lo standing del vero leader, tuttavia la difficile situazione attuale renderebbe il compito difficile per qualunque altro candidato, di cui tra l’altro non c’è traccia.

UN COMPITO INGRATO

Iio Jun del National Graduate Institute for Policy Studies di Tokyo ha riassunto il succo della questione in poche ma cristalline parole: “Ogni rivale sa che questi sono tempi duri per diventare Primo Ministro”. Qui sul Caffè abbiamo già avuto modo di approfondire quanto la situazione economica del Giappone fosse preoccupante già ben prima dello scoppio della pandemia, evento che inevitabilmente ha reso più complesso il quadro. Mentre nelle ultime settimane si è registrato un aumento dei casi di Covid-19 nel contesto, tra le altre cose, di una campagna vaccinale molto più lenta rispetto a quella dei Paesi europei, il consenso dell’opinione pubblica giapponese nei confronti del premier in carica da soli 8 mesi ha raggiunto il nadir. In un sondaggio dell’emittente JNN pubblicato il 10 maggio solo il 40% dei partecipanti ha dichiarato di supportare il Governo Suga. Alla domanda invece relativa al modo in cui l’esecutivo ha gestito l’emergenza Covid-19, ben il 63% ha dato parere negativo. In più il premier nipponico ha dovuto parare anche i colpi provenienti dalla polemica che si è scatenata su Twitter in seguito a una esternazione di un suo consigliere, il professor Yoichi Takahashi, che ha minimizzato l’impatto dell’aumento dei nuovi casi, soprattutto in relazione alla disputa sugli imminenti Giochi Olimpici.

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Fig. 1 – Il premier giapponese Yoshihide Suga annuncia l’estensione dello stato d’emergenza a Tokyo, 7 maggio 2021

RIPRESA ECONOMICA E OLIMPIADI: UN EQUILIBRIO DIFFICILE

Benché la data di inizio di Tokyo 2020 sia tuttora fissata per il 23 luglio, arrivano sia dall’esterno, sia dall’interno voci nettamente contrarie all’apertura dei Giochi. Secondo lo stesso sondaggio citato prima, il 60% dei giapponesi vorrebbe che le Olimpiadi venissero cancellate. Pochi giorni fa l’aumento improvviso dei casi di Covid-19 ha obbligato Suga ad estendere lo stato d’emergenza fino al 31 maggio non solo a Tokyo, ma anche nelle prefetture di Osaka, Hyogo e Kyoto. Se da un lato può rasserenare gli animi la notizia che Pfizer e BioNTech si siano rese disponibili a somministrare gratuitamente i vaccini agli atleti e alle delegazioni in arrivo per le Olimpiadi, non possono essere ignorate le quasi 400mila firme alla petizioneCancel the Tokyo Olympics to protect our lives”. La petizione è stata lanciata da Kenji Utsunomiya, un avvocato che già più volte si è candidato come indipendente alle elezioni per il governatorato di Tokyo. La tesi del proponente è che l’operato del Governo ha sempre avuto come priorità lo svolgersi delle Olimpiadi, un potenziale superspreader, e che le misure di contenimento del virus sono state messe in secondo piano. Ciononostante il premier ha dichiarato che è perfettamente possibile organizzare le Olimpiadi nel massimo rispetto dello misure di sicurezza, anche grazie ad una accelerazione della campagna vaccinale.
A sostegno della campagna “No-Olympics” si è schierata negli ultimi giorni anche l’associazione dei medici di Tokyo, con circa 6mila firme, mentre la settimana precedente era stato reso noto uno statement analogo da parte del sindacato nazionale dei medici giapponesi. Il 15 maggio anche l’Asahi Shimbun ha pubblicato un sondaggio simile a quello della JNN e i numeri sono ancora più impietosi: ben l’83% ha risposto che le Olimpiadi dovrebbero essere cancellate o quanto meno posticipate un’altra volta. Solo il 14% vorrebbe che Tokyo 2020 avesse luogo quest’estate: tra i cittadini della capitale il numero sale al 21%, ma è comunque una magra consolazione per i sostenitori dell’avvio delle Olimpiadi tra 10 settimane, come da programma. Un aspetto ancora più rilevante è che il 73% dei partecipanti al sondaggio si è dichiarato “non convinto” delle parole di rassicurazione pronunciate dal Primo Ministro. Una chiara indicazione sul livello di (non) credibilità di Suga agli occhi dei suoi compatrioti, di cui del resto si è già avuto sentore valutando gli esiti delle elezioni suppletive del 25 aprile. Il Partito Democratico Liberale (LDP) infatti non ne è uscito vincitore e Suga non ha potuto fare altro che “accettare umilmente i risultati come giudizio del popolo”.

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Fig. 2 – Manifestazioni di protesta a Tokyo contro le Olimpiadi, 18 maggio 2021

CINA, TAIWAN E STATI UNITI: I PRIMI (IMPORTANTI) PASSI IN POLITICA ESTERA

Le preoccupazioni interne circa il futuro dell’economia giapponese riguardano anche una minaccia ulteriore e parallela rispetto al coronavirus, ovvero l’inasprimento delle tensioni con la Cina. L’entrata di alcuni jet dell’aeronautica cinese nella zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan lo scorso aprile ha riportato alla ribalta il tema della sicurezza dell’isola e il sistema delle alleanze. In particolare il premier Suga ha dovuto prendere una posizione netta sia sul tema dell’importanza di Taiwan per la difesa nazionale, sia sullo stato della storica alleanza con gli Stati Uniti. Suga è stato il primo leader straniero ospite alla Casa Bianca dopo l’insediamento del nuovo Presidente USA Biden, fatto già di per sé estremamente esplicativo. Il summit del 16 aprile si è concluso con un Joint Statement in cui si enfatizza “l’importanza di pace e stabilità nello Stretto di Taiwan” (da notare che la parola “Taiwan” compare per la prima volta in un documento ufficiale di alto livello dopo la normalizzazione dei rapporti Cina-USA). Questa è stata la prima vera occasione per Suga di rafforzare la propria affidabilità come leader sul piano internazionale: il secondo passaggio avrebbe dovuto essere la partecipazione come keynote speaker allo Shangri-La Dialogue di Singapore il prossimo 4 giugno (il predecessore Abe ricevette lo stesso incarico nel 2014), ma l’evento, organizzato dal London’s International Institute for Strategic Studies (IISS), è stato recentemente annullato a causa del peggioramento della situazione sanitaria nella città-Stato.
Intanto le preoccupazioni interne sul possibile inasprimento dei rapporti con la Cina trovano in Nikai Toshihiro, Segretario generale del LDP ora al Governo, il principale portavoce. Storico “amico” della Cina e abile praticante della ryotei politics, (“l’arte” di prendere importanti decisioni di business in ristoranti di lusso, lontano da orecchie indiscrete), è una figura influente nell’LDP e Suga si troverebbe in ulteriore difficoltà se dovesse inimicarsi eccessivamente questa frangia. In un momento di difficoltà economica è quantomeno poco previdente non considerare il fatto che attualmente il 22% delle esportazioni giapponesi sono rivolte alla Cina (gli USA sono al secondo posto con il 18% e con un trend in discesa, dovuto principalmente alla diminuzione dell’esportazione di automobili). Una nuova “geografia delle esportazioni” che non ha precedenti nella storia recente e che comporta inevitabilmente una maggiore attenzione alla gestione dei rapporti sino-giapponesi, che va ad arricchirsi di nuove sfaccettature (o a complicarsi). Il mondo del business giapponese non può permettersi in questo momento di perdere l’accesso a un tale mercato, ma non mancano nemmeno le voci critiche al riguardo, timorose del protrarsi di una overreliance nei confronti della Cina.

Mara Cavalleri

210315-D-BN624-1057” by U.S. Secretary of Defense is licensed under CC BY

Mara Cavalleri
Mara Cavalleri

L’Università di Padova è la mia Alma Mater: qui infatti ho conseguito sia la laurea triennale che magistrale con lode in Politica Internazionale e Diplomazia. Ho frequentato inoltre il Master in Diplomacy presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). Dopo un corso formativo presso la Camera di Commercio di Milano, ho iniziato la mia carriera di Social Media Manager e Web Campaign Strategist. Attualmente lavoro presso una digital agency, dove mi occupo dell’implementazione e gestione di strategie di marketing per enti e imprese che operano a livello nazionale e internazionale.

Affascinata dal Giappone sin da piccola, ho avuto modo di approfondire tramite corsi e letture specifiche la lingua, la cultura e la storia di questo Paese che, per molti aspetti, si distingue dagli altri nel panorama globale. Amo molto viaggiare e nel tempo libero pratico trekking d’alta quota.

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