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mercoledì 23 Giugno 2021

Bambini soldato: il caso di Dominic Ongwen, vittima e carnefice

In breve

  • Lo scorso maggio è stato condannato dalla Corte Penale Internazionale a 25 anni di carcere Dominic Ongwen, primo imputato a essere sia vittima che colpevole dei reati a lui ascritti.
  • Il Lord’s Resistance Army (LRA) è un gruppo armato che semina terrore e violenza nell’Africa centrale, arruolando migliaia di bambini. Il suo leader, Joseph Kony, è latitante.
  • La pratica del reclutamento di bambini soldati causa gravi disturbi psicofisici alle vittime e le induce a commettere gli stessi reati subiti da piccoli una volta diventati adulti.

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In 3 sorsi – Dominic Ongwen è il primo comandante del gruppo armato LRA a essere processato davanti alla CPI e a essere sia vittima che artefice di alcuni crimini di guerra, tra cui il reclutamento di minori. Questo reato si è intensificato di recente a causa della pandemia e delle nuove dinamiche di conflitto.

1. UNA SENTENZA STORICA

Giovedì 6 maggio 2021 i giudici della Corte Penale Internazionale (CPI) hanno condannato a 25 anni di prigione Dominic Ongwen, un ex comandante del gruppo ribelle Lord’s Resistance Army (LRA), per crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Uganda tra il 1° luglio 2002 e il 31 dicembre 2005. Tale sentenza rimarrà nella storia non solo perché è la prima volta che un membro del LRA viene processato davanti alla CPI, ma soprattutto perché è il primo caso in cui il colpevole è sia carnefice che vittima. Ongwen infatti è ritenuto responsabile di 61 capi d’accusa tra cui sterminio, tortura, stupro, reclutamento di minori nelle fila del gruppo armato e altri crimini elencati negli articoli 7 e 8 dello Statuto di Roma. Alcuni di questi reati però li ha subiti anche di persona da bambino, quando a dieci anni venne costretto a unirsi al Lord’s Resistance Army. La decisione dei giudici è stata dunque difficile. Durante i quattro anni del processo sono state ascoltate 4.095 vittime di Ongwen e sono state considerate le diagnosi degli psichiatri, che hanno individuato nell’imputato un disturbo da stress post-traumatico e un disturbo dissociativo dell’identità. Proprio su queste valutazioni cliniche si basa la tesi della difesa, che farà presto richiesta di appello, ma i medici non hanno trovato alcuna connessione tra il passato traumatico di Ongwen e la sua decisione di compiere gli atti terribili a lui ascritti. La Corte dell’Aia ha dunque espresso il proprio verdetto in conformità al principio secondo il quale la colpa individuale per crimini contro l’umanità non è pienamente influenzabile dal trascorso dell’imputato. Tuttavia i giudici in parte hanno per certi versi tenuto conto del passato del reo, oltre che della legislazione internazionale riguardo al reclutamento dei minori: per questo non hanno comminato la pena massima.

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Fig. 1 – Alcuni cittadini ugandesi ascoltano in diretta il processo di Dominic Okongwen svoltosi all’Aia

2. IL LORD’S RESISTANCE ARMY

Fondato nel 1987 dal guerrigliero ugandese Joseph Kony, il Lord’s Resistance Army è uno dei gruppi armati più crudeli dell’Africa centrale. L’obiettivo del leader è fondare uno Stato teocratico regolato dalle leggi tradizionali del gruppo etnico degli Acholi e dalla sua interpretazione dei Dieci comandamenti. Per sottolineare la debolezza dei Governi centrali la milizia compie saccheggi e violenze in tutti i villaggi che incontra e arruola minorenni – in trent’anni si conta che abbia rapito più di 67mila giovani, tra cui 30mila bambini. I piccoli combattenti vengono divisi in gruppi di dieci, poi uno di loro viene allontanato con l’accusa di essere un disertore e agli altri viene ordinato di ucciderlo per dimostrare la loro lealtà al capo. Dopo questa brutale iniziazione alcuni bambini prendono parte negli scontri in prima linea, mentre altri posizionano mine e svolgono azioni di spionaggio e sorveglianza. Anche molte ragazze vengono arruolate con il compito di fornire assistenza ai soldati, spesso diventando vittime di violenze sessuali. Nel 2012 l’Amministrazione Obama, sotto richiesta dell’organizzazione Invisible Children, ha assistito la African Union Regional Task Force (AU-RTF) per catturare il leader della LRA. Sebbene la missione abbia ridotto gli attacchi dei guerriglieri del 90%, Kony rimane tuttora latitante. Da quando è iniziato il processo a Ongwen diversi membri vicini a Kony hanno disertato e il gruppo si è indebolito. Tuttavia rimangono frequenti gli atti di violenza nei villaggi e le sevizie nei confronti dei minori.

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Fig. 2 – Un abitante del villaggio di Lukody, in Uganda, mostra alcuni dei proiettili del LRA trovati dopo l’attacco del 2004, durante il quale morirono più di 60 persone

3. LA DICOTOMIA TRA CARNEFICE E VITTIMA

Secondo le statistiche dell’UNICEF a oggi sono 300mila i bambini soldato nel mondo, il 40% dei quali nel continente africano, dove gli innumerevoli conflitti facilitano l’arruolamento da parte di diversi gruppi armati. La pandemia di Covid-19 ha contribuito all’incremento del fenomeno, poiché le poche strutture educative e i progetti sociali di recupero sono stati interrotti. Una volta catturati, i bambini rimangono bloccati in una spirale deleteria per la loro crescita. Vivendo all’interno dei gruppi armati, i minori sviluppano disturbi psichici e da adulti compiono gli stessi crimini da loro subiti, come nel caso Ongwen. Anche coloro che riescono a fuggire subiscono danni psicologici e fisici a lungo termine. Secondo un recente studio nelle nuove cosiddette “guerre per le risorse” i bambini sono reclutati spesso perché sostituiscono velocemente i soldati deceduti o feriti, operano gratuitamente, sono plagiabili e hanno una minore percezione del rischio. Nonostante i Governi di tutto il mondo stiano implementando la legislazione per la protezione dei minori, la strada per la repressione del fenomeno è ancora lunga. Persino in Europa e negli Stati Uniti esiste un dibattito circa l’arruolamento legale dei minori nelle Forze Armate. Per combattere questa piaga è fondamentale aumentare il numero di progetti educativi, di formazione professionale e di assistenza per le giovani vittime, tenendo ben presente che il problema non è regionale, ma, purtroppo, dall’estensione globale.

Alessandra De Martini

Photo by QuinceCreative is licensed under CC BY-NC-SA

Alessandra De Martini
Alessandra De Martini

Classe 1996, mi sono laureata in Relazioni e Organizzazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Trento e al momento frequento il corso di laurea magistrale in investigazione, criminalità e sicurezza internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Sono appassionata di geopolitica, ma amo anche imparare nuove lingue e viaggiare. Per questo motivo, durante il percorso universitario, ho cercato di combinare le mie passioni partecipando all’Erasmus, ad alcuni progetti della Diplomatic  Academy e ad un progetto di volontariato in Colombia. Nel tempo libero mi piace leggere thriller, fare jogging ma soprattutto giocare con il mio cagnolino!

 

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