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mercoledì 23 Giugno 2021

Lo scontro Kirghizistan e Tagikistan tra acqua e nuovi equilibri

In breve

  • Le tensioni di confine tra Tagikistan e Kirghizistan non sono una novità, ma per la prima volta si è fatto largo uso dell’esercito per risolvere la disputa.
  • Conscio della propria importanza nel processo di pace dell’Afghanistan, il Tagikistan ha preso l’iniziativa, sapendo che avrebbe ricevuto poche critiche per l’invio dell’esercito.
  • Il cambiamento climatico potrebbe scatenare altri scontri nella regione, vista l’importanza delle risorse idriche per Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan.

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Caffè lungoUna semplice disputa si è trasformata in uno scontro armato tra i due Paesi tra la fine di aprile e gli inizi di maggio. Ma questa volta l’uso dell’esercito da parte del Tagikistan ha sorpreso tutti. Per il futuro il ruolo di Dushanbe per Stati Uniti e Mosca e gli effetti del cambiamento climatico potrebbero rendere un simile evento più frequente.

GLI SCONTRI

Il 29 aprile al confine tra Kirghizistan e Tagikistan sono scoppiati degli scontri armati tra gli eserciti dei due Paesi. Il confronto ha causato circa 50 morti e una serie di villaggi distrutti in territorio kirghiso. Alla radice c’è stato il posizionamento di uno strumento di sorveglianza per il controllo di un piccolo bacino idrico tra le località al confine tra i due Paesi, in una zona che entrambi reclamano come propria. Gli scontri al confine tra due Stati dell’Asia Centrale non sono una novità: la demarcazione di molte frontiere (come tra Kirghizistan e Tagikistan) risulta incompleta e non si prevedono iniziative diplomatiche volte a una risoluzione immediata delle questioni. L’elemento di novità sta nell’utilizzo dei due eserciti e di armi pesanti da parte del Tajikistan. Mai prima, infatti, una simile vicenda si era risolta con l’impiego delle Forze Armate. Il numero dei morti e le immagini pubblicate da Radio Free Europe hanno fatto temere il peggio. La situazione è rientrata nel giro di pochi giorni, ma le domande che restano sono molte: perché il Tagikistan ha dispiegato l’esercito? C’è la possibilità di nuovi scontri armati in futuro?

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Fig. 1 – Una casa danneggiata durante gli scontri di confine tra Tagikistan e Kirghizistan, 5 maggio 2021

IL NUOVO RUOLO DEL TAGIKISTAN

Il Tajikistan sta vivendo un momentum negli equilibri politici della regione. Con il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan, l’Amministrazione Biden sta cercando di stabilizzare il Paese attraverso gli scambi economici con i suoi vicini del nord, Uzbekistan e Tagikistan. Come già discusso sul Caffè, la cooperazione economica tra i due Paesi passa per il settore idroelettrico: Dushanbe ha bisogno di Kabul in quanto cliente, il Governo di Kabul e l’Alto Consiglio per la Pacificazione Nazionale hanno bisogno di Dushanbe in quanto fornitore di energia per sviluppare le regioni del nord e accrescere il loro peso politico nei confronti dei Talebani. Gli Stati Uniti quindi hanno tutto l’interesse a coltivare buone relazioni e una proficua cooperazione. Il coinvolgimento nella stabilizzazione regionale dà al Tagikistan (in particolare al Presidente Rahmon) un peso che può usare a proprio vantaggio, nel senso che può avvicinarsi agli USA per tenersi più stretta la Russia. Non è un caso che a fine aprile la Russia abbia completato un’esercitazione militare congiunta con Dushanbe e che a margine dei festeggiamenti per il 9 maggio Putin abbia manifestato il sostegno (anche militare) a Dushanbe come partner nella risoluzione della situazione afghana. Forte della sua nuova importanza il Governo tagiko può agire per i propri interessi con una certa libertà. In tal senso ha potuto attuare un’azione militare contro il Kirghizistan, consapevole che difficilmente sarebbe stato condannato dalle due superpotenze, visto il suo ruolo economico e politico.

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Fig. 2 – Un fiume in Kirghizistan: la questione idrica alimenta i conflitti tra i Paesi dell’Asia Centrale

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E LA FUTURA CRISI IDRICA

L’altro elemento da considerare è la questione idrica. È risaputo come l’acqua sia una fonte di discordie tra Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan. Se poi il Tagikistan ne farà un bene strategico, allora il confronto tra i tre Paesi diventerà sempre più acceso. Secondo un report dello Zoi Environment Network, a causa dell’innalzamento delle temperature, i ghiacciai dei due Paesi si scioglieranno più rapidamente, ma la disponibilità d’acqua, l’effetto positivo di questa riduzione, non aumenterà, perché a maggiori temperature corrisponderanno processi di evaporazione più marcati. In sostanza il Tagikistan e il Kirghizistan sono i due Stati della zona che subiranno di più i cambiamenti climatici nei prossimi anni. In particolare il confine dove sono avvenuti gli scontri (che si trova a pochi chilometri dalla Valle di Fergana, divisa tra i tre Paesi e attraversata da uno dei fiumi più importanti dell’area, il Syr Darya) è la zona che soffrirà di più questi mutamenti. Se Dushanbe deciderà di mantenere la propria politica di fornitore di energia idroelettrica della regione, e al momento tutti i fattori sembrano condurre in questa direzione, allora è plausibile pensare che i fiumi che attraversano gli Stati citati diventeranno oggetto di contenziosi e che, vista la futura scarsità idrica, tali Stati saranno più propensi a usare tutti i mezzi a loro disposizione per mantenere (o guadagnare) il controllo anche su piccoli bacini idrici. A questa equazione si deve aggiungere che la mancanza di un riconoscimento dei confini e la disomogeneità della distribuzione etnica della Valle di Fergana rendono la situazione molto fragile e poco controllabile dai tre Governi. Quindi il rischio di una escalation di violenze per l’accesso a una singola fonte idrica deve essere considerato nei prossimi anni, nonostante negli ultimi giorni Kirghizistan e Tagikistan si siano accordati per un controllo congiunto dei propri confini.

Cosimo Graziani

From Osh to Toktogul, Kyrgyzstan” by Ninara is licensed under CC BY

Cosimo Graziani
Cosimo Graziani

International Master in Eurasian Studies presso l’Università di Glasgow e l’Università di Tartu in Estonia. La mia area di interesse riguarda la politica estera dei paesi dell’Asia Centrale, per questo durante il mio master ho trascorso anche un semestre in Kazakistan. Tifoso bianconero, se non parlo di politica mi piace parlare di storia e leggere libri.

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