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    Crisi venezuelana, Maduro esce anche dall’Organizzazione degli Stati Americani

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    In 3 sorsi – Dopo quasi 30 morti, quattro mesi di rivolte ed i tentativi informali di mediazione vaticana, il regime socialista tiene ancora in pugno la situazione. Ma Maduro è isolato e le vittime cominciano ad essere tante

    1. MADURO ED IL CAOS NEL PAESE – Si stringe il cerchio intorno a Maduro. Dopo la sospensione dal Mercosur (2 dicembre), ieri il ministro degli esteri Rodriguez ha annunciato che la stato caraibico ha iniziato le pratiche per uscire dall’Oas, l’organizzazione degli Stati americani, di cui fanno parte tutti (tranne Cuba, estromessa nel 1962), dalla Patagonia all’Alaska.
    La decisione deriva da quella che la retorica socialista maduriana individua nell’inaccettabile ingerenza negli affari interni da parte degli odiati “gringos”, per mezzo di quello che è stato definito Stato  – ariete, il Messico di Nieto. E questo sostanzialmente è il dato politico; l’unità del sostegno al regime mostra le prime crepe. L’Oas ha prodotto un formale invito a palazzo Miraflores, la sede presidenziale, per la convocazione di un vertice in cui discutere della crisi politica venezuelana, sottoscritta da 19 stati membri tra cui cinque membri anche del Petrocaribe, sovrastruttura interstatale tra Caracas e le nazioni caraibiche attraverso la quale Chavez iniziò nel 2005 a distribuire petrolio a prezzo calmierato in cambio di appoggio politico. Fino ad oggi Honduras, Bahamas, Repubblica Dominicana, Guyana e Giamaica non si erano mai pronunciate contro i loro benzinai. Il coming out di oggi (ieri) ha una valenza piuttosto significativa.

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    Fig . 1 – Hugo Chavez durante una visita a Cuba

    2. MADURO E LA PERDITA DELL’APPOGGIO POLITICO – Alla fuoruscita dalle organizzazioni dobbiamo aggiungere il ritiro degli ambasciatori a Caracas di Perù e Colombia, la tradizionale avversione di Macri, l’avvicendamento tra Correa e Moreno a Quito e il fatto che Dilma ha perso il Planalto. L’uruguagio Luis Almagro, ex ministro degli esteri di Mujica e attuale segretario generale dell’Oas, ha già fatto sapere che giovedì, quando la richiesta della Rodriguez sarà formalizzata, chiederà il saldo degli oltre nove milioni di dollari di impegni finanziari che il Venezuela deve all’organizzazione, una notizia ferale per un’economia allo sbando.
    I manifestanti sono stati respinti anche ieri dalle forze dell’ordine, lealiste, e anche ieri si sono verificati 2 morti, uno a nord ed uno a sud del paese, per un totale che arriva quasi a 30 negli ultimi 4 mesi. L’obiettivo, plateale, dei rivoltosi era recarsi nel centro di Caracas dall’ombudsman, il difensore civico Tarek William Saab, per chiedere il riconoscimento della sentenza del Tribunal Supremo de Justicia (atto poi ritirato) che attribuiva i poteri alla Corte medesima, esautorando di fatto, la Camera (controllata dall’opposizione).

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    Fig. 2 – Una delle favela di Caracas

    3. IL FRONTE POLITICO INTERNO – L’interessato si è trincerato dietro al ritiro del provvedimento, per questo, formalmente, le forze di polizia hanno sbarrato la strada (siamo a sei volte di seguito in due giorni) ai manifestanti. Il riconoscimento dell’illecito amministrativo porterebbe a riconoscere la fondatezza della richiesta dei manifestanti di andare ad elezioni anticipate (la scadenza naturale del mandato presidenziale è a fine 2018), fattispecie che il regime socialista intende evitare con tutte le forze. All’esasperazione contro il regime politico si somma la frustrazione della gente priva da almeno un anno di generi primari quali medicine, carta igienica, proteine. Violenze e devastazione sono causate da questo mix esplosivo, e la repressione militare sfugge al controllo centralizzato.
    L’unica (l’ultima) speranza di agganciare qualche treno utile per Maduro è per il 2 maggio, quando è fissato il meeting dei ministri degli esteri della Celac, l’organizzazione dei paesi latini e caraibici, a cui non prendono parte né Trump né Trudeau (ma Nieto sì) fissata a San Salvador. L’isolamento è il più immediato pericolo che Maduro corre e, con le casse vuote, è più facile che a breve lo abbandoni l’unico vero alleato, l’Esercito.

    Andrea Martire

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Per un’efficace ricostruzione del percorso che ha portato il Venezuela in queste condizioni è possibile consultare questo articolo qui [/box]

    Foto di copertina di Joka Madruga Licenza: Attribution License

    Andrea Martire

    Appassionato di America Latina, background in scienze politiche ed economia. Studio le connessioni tra politica e sociale. Per lavoro mi occupo di politiche agrarie e accesso al cibo, di acqua e diritti, di made in Italy e relazioni sindacali. Ho trovato riparo presso Il Caffè Geopolitico, luogo virtuoso che non si accontenta di esistere; vuole eccellere. Ho accettato la sfida e le dedico tutta l’energia che posso, coordinando un gruppo di lavoro che vuole aiutare ad emergere la “cultura degli esteri”. Da cui non possiamo escludere il macro-tema Ambiente, inteso come espressione del godimento dei diritti del singolo e driver delle politiche internazionali, basti pensare all’accesso al cibo o al water-grabbing.

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