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lunedì 20 Settembre 2021

Reportage dal Kirghizistan (II): la democrazia sospesa

In breve

  • I rapporti della presidenza Zhaparov con i Paesi vicini sono piuttosto tesi e contribuiscono a peggiorare la situazione economica del Kirghizistan
  • A Bishkek sembrano tornate in voga vecchie pratiche autoritarie, ma lo spirito democratico della rivoluzione del 2010 sopravvive nell’attivita di media indipendenti e piccoli partiti politici
  • Figura di spicco dell’opposizione, Omurbek Tekebayev rivendica il suo ruolo nelle proteste popolari dello scorso ottobre e resta cautamente ottimista sul futuro politico del Paese

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AnalisiSeconda parte di un lungo reportage sulla situazione in Kirghizistan dopo la crisi politica dello scorso autunno. Nel Paese sembrano tornate vecchie pratiche autoritarie, ma lo spirito democratico sopravvive nell’attività di media indipendenti e piccoli partiti politici. Intanto la situazione economica continua a peggiorare, complici anche le tensioni con le altre Repubbliche centroasiatiche.

La prima parte è disponibile qui.

INVERNO CALDO E POLITICA ESTERA

Un nuovo decreto presidenziale vieta di utilizzare l’elettricità al fine di riscaldare le abitazioni. Il decreto è impopolare a tal punto da poter dar vita a nuove proteste nei mesi futuri. Sulle montagne del Kirghizistan piove sempre meno: le dighe delle centrali idroelettriche non si riempiono, quindi non c’è acqua a sufficienza per attivare le turbine e produrre l’elettricità necessaria. I prezzi del carbone sono aumentati notevolmente e la maggior parte dei kirghisi rimarrà al freddo. L’inverno non è lontano ed è quasi impossibile vivere in montagna senza riscaldamento. Il livello dell’acqua nella diga di Toktogul, che si trova al confine con l’Uzbekistan, è estremamente basso e il Kirghizistan ha l’obbligo di rilasciare parte dell’acqua oltre il confine in modo che l’Uzbekistan possa irrigare i campi di cotone della valle di Fergana.
A giugno Zhaparov è andato in visita ufficiale in Uzbekistan e in Tagikistan con l’intento di risolvere una volte per tutte la questione dei confine: nel marzo scorso il Tagikistan, che ha un’enclave nel Kirghizistan meridionale, ha bombardato alcuni villaggi della regione di Bakten. Il pomo della discordia è un piccolo fiume che scorre nel sud del Paese e attraversa l’enclave stessa. In Kirghizistan nessuno dubita che dietro all’attacco ci sia la Russia, il cui obiettivo è creare tensione e caos per poter meglio controllare l’Asia Centrale. Il viaggio di Zhaparov a Tashkent e a Dushambe non sembra aver avuto una grande efficacia: i confini in Asia Centrale rimangono frammentati e incerti.

Fig. 1 – Una famiglia in una yurta, tradizionale abitazione del Kirghizistan | Foto: Christian Eccher

RESISTENZA DEMOCRATICA

In Kirghizistan la vecchia Costituzione democratica è ormai lettera morta, ma lo spirito della democrazia è ancora vivo. I media erano e rimangono (almeno per ora) liberi, soprattutto i giornali online. Natalija Timirbayeva, caporedattrice del quotidiano online indipendente Kaktus Media, siede nel suo ufficio e dice apertamente: “Non abbiamo ancora subito alcuna pressione da parte delle Autorità. Possiamo criticare l’operato dei politici senza paura”. Poco più avanti, nella piazza principale di Bishkek Ala-Too, su una panca di legno all’ombra degli alberi, siede Rita Karasartova, Presidente del partito politico Riforma. Rita si prepara alle elezioni amministrative, che si erano già tenute a febbraio, ma Zhaparov le ha annullate per irregolarità nel conteggio dei voti. In realtà a preoccupare Zhaparov è stato l’ottimo resultato dell’amico e alleato Kamchibek Tashiev, Presidente del partito Ata-Zhurt, che nelle città del Sud ha fatto il pieno di voti. Con la speranza di contenere colui che potrebbe un domani prendere il suo posto, Zhaparov ha annullato i risultati delle elezioni anche nella capitale. Rita visita ogni giorno alcuni quartieri di Bishkek, parla con le persone, le convince a votare per Riforma: “Mentre alcune dei portagonisti della rivoluzione dell’ottobre scorso si sono limitati a protestare urlando, gli attivisti di Riforma, con visite capillari in ogni angolo della città, spiegano ai cittadini perché la nuova Costituzione va modificata. Le persone hanno bisogno di interlocutori“. Riforma è un movimento di gente comune che, dal basso, sta cercando di arrivare al potere. Alle elezioni amministrative dell’11 luglio, a Bishkek, il partito di Rita ha ottenuto all’incirca il 5% dei voti (la soglia da superare era il 7%), troppo pochi per entrare in consiglio comunale ma abbastanza per imporsi come forza politica con cui anche i partiti più forti in futuro dovranno dialogare.

Fig. 2 – Rita Karasartova, Presidente del partito Riforma | Foto: Christian Eccher

OMURBEK TEKEBAYEV E GLI ALTRI IN PRIGIONE

Un’antica tradizione dell’Asia Centrale dice che è meglio che gli oppositori stiano in galera piuttosto che camminino liberamente per le strade. Per questo motivovZhaparov ha fatto in modo che tutti i suoi nemici fossero arrestati: Omurbek Babanov, magnate ed ex Primo Ministro, Almazbek Atambayev e molti altri sono adesso in prigione. Come lo stesso Zhaparov sa – poiché ha creato la propria popolarità attraverso i social network quando era a sua volta in carcere – è assolutamente possibile fare politica da una cella. Gli storici leader e i parlamentari privati ​​della libertà non sono impotenti e non stanno certo seduti a braccia conserte, ma studiano strategie per organizzare il contrattacco.
Omurbek Tekebayev, il padre della vecchia Costituzione democratica, è finalmente tornato in libertà. Atambayev lo aveva fatto arrestare nel 2017. Lo incontriamo nella sede del partito Ata-Meken, di cui è Presidente, nel centro della città. Il grande corridoio, le sale spaziose e luminose parlano del ruolo importante che questo partito ha avuto in passato: “Fino a pochi mesi fa questa sede era piena di gente. Siamo stati noi e gli altri partiti nati nel 2010 a organizzare la rivoluzione dello scorso ottobre. Il 6 ottobre, subito dopo le proteste, quando il premier e il Presidente del Parlamento si sono dimessi, il Presidente della Repubblica Jeenbekov si è rivolto a me, voleva nominarmi Primo Ministro. Questo è stato il mio errore: non ho accettato l’invito, ho preteso che lo stesso Jeenbekov si dimettesse. Lui ovviamente non mi ha dato retta, e non c’era nessuno che volesse fare il Primo Ministro, tranne Zhaparov…”.

Fig. 3 – Christian Eccher, autore del reportage, insieme a Omurbek Tekebayev | Foto: Ainagulj Saparbyek

Tekebayev parla lentamente, misura ogni parola: “Quello che era importante fare dopo la rivoluzione del 2010, e che noi di Ata-Meken abbiamo fatto, era dare un ruolo istituzionale all’opposizione. Far capire alla gente che chi è all’opposizione oggi può essere al potere domani. Per questo io sono andato all’opposizione, ho scelto appositamente per me il ruolo di oppositore, cosa che richiede grande coraggio in Asia Centrale. Grazie a questa mia scelta, la gente comune, ma anche gli uomini d’affari e i funzionari dello Stato, hanno capito che essere all’opposizione non significa perdere tutto ciò che si ha o finire in carcere. Ora, con Zhaparov, siamo tornati agli anni Ottanta. Non esiste più l’opposizione. Soprattutto gli uomini d’affari appoggiano tutti Zhaparov, perché sanno che se si oppongono al potere rischiano di perdere tutto ciò che hanno. Il Kirghizistan è tornato a essere una Repubblica presidenziale tipica dell’Asia Centrale. Sì, Zhaparov sembra debole, ma non si sa mai in questi casi: può rafforzare la propria posizione e governare per anni. Una cosa però è certa: se, come lei stesso afferma, le persone per strada criticano apertamente le Autorità, se non hanno paura di dire quello che pensano, è merito nostro, mio ​​e di tutti coloro che hanno combattuto per la democrazia. Abbiamo incluso le persone nelle comunità locali, ogni cittadino si è sentito responsabile nei confronti della Cosa Pubblica. Questa è la grande eredità lasciata dalla rivoluzione del 2010”.

Christian Eccher

Photo by Makalu is licensed under CC BY-NC-SA

Christian Eccher
Christian Eccher

Sono nato a Basilea nel 1977. Mi sono laureato in Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove ho anche conseguito il dottorato di ricerca con una tesi sulla letteratura degli italiani dell’Istria e di Fiume, dal 1945 a oggi. Sono professore di Lingua e cultura italiana all’Università di Novi Sad, in Serbia, e nel tempo libero mi dedico al giornalismo. Mi occupo principalmente di geopoetica e i miei reportage sono raccolti nei libri “Vento di Terra – Miniature geopoetiche” ed “Esimdé”.

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