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domenica 1 Agosto 2021

Reportage dal Kirghizistan (I): dopo la tempesta

In breve

  • In Kirghizistan i prezzi dei generi di prima necessità aumentano in maniera vertiginosa.
  • La corruzione è sempre a livelli altissimi.
  • Il Presidente Zhaparov vuole centralizzare il Paese, cosa che potrebbe portare a nuovi disordini e a nuove rivoluzioni.

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Analisi Reduce dalle proteste popolari dello scorso autunno, il Kirghizistan vive un periodo molto difficile, tra aumento dei prezzi dei generi alimentari, emergenza coronavirus e instabilità politica. I limiti del nuovo Presidente Zhaparov sono sempre più evidenti, così come le sue tendenze accentratrici. Prima parte di un lungo reportage da Bishkek.

AUMENTO DEI PREZZI

Al Bazar Osh, il più grande mercato di Bishkek, la capitale del Kirghizistan, si parla esclusivamente del forte aumento dei prezzi dei generi alimentari avvenuto negli ultimi mesi. I venditori cercano di persuadere gli acquirenti – per lo più donne, con la testa coperta da veli o da chador multicolori – ad acquistare formaggio, frutta e verdura accatastati in grandi piramidi su bancarelle di legno. Gli avventori comprano molto meno del solito e il loro unico obiettivo è risparmiare quanti più som possibile (il som è la valuta nazionale), visto che i prezzi – secondo i dati dell’Istituto di Statistica Kirghizo – sono aumentati del 6,3% nel corso del 2020 e del 9,6% dall’inizio del 2021. Alcuni generi alimentari sono diventati così cari da essere quasi scomparsi dalla tavola dei kirghisi: 1 chilo di carote, ad esempio, costa 1 euro, cosa che può essere considerata una tragedia nazionale in un Paese dove lo stipendio medio si aggira intorno ai 180 euro al mese.
Aizada è una giornalista, oggi è il suo giorno libero e si concede una passeggiata fra le bancarelle. Vorrebbe acquistare noci e nocciole, ma non può permettersi questo lusso: “Fino a un anno fa potevo comprare tutto ciò che volevo. Ora i prezzi sono aumentati e gli stipendi sono rimasti gli stessi“, afferma Aizada con un sorriso triste sul volto. “Ho ancora il mutuo dell’appartamento e sembra che aumenterà anche il prezzo dell’elettricità. Ci aspetta un inverno duro, ma credo che le cose cambieranno presto. Questa situazione è insostenibile… Speriamo però non ci sia un’altra rivoluzione… ”

Fig. 1 – Il Bazar Osh, il più grande mercato di Bishkek | Foto: Christian Eccher

Il drammatico aumento dei prezzi è una conseguenza di tutti i problemi politici e sociali che si sono accumulati negli ultimi anni in Kirghizistan. La siccità che affligge l’Asia Centrale è responsabile della crescita del costo della vita in maniera assai limitata. Il vero problema è che il Governo consente ai Paesi vicini, in particolare al Kazakistan, di importare verdura, frutta e persino cereali di scarsa qualità e quindi meno costosi di quelli prodotti in Kirghizistan. Negli ultimi 10 anni la produzione di farina nella fertile pianura del nord è diminuita da 450mila a 150mila tonnellate. I camion kazaki carichi di generi alimentari e di grano entrano spesso nel Paese senza un permesso adeguato, ma i doganieri permettono loro di transitare liberamente, ovviamente dopo aver riscosso una cospicua tangente.
Fino al colpo di Stato dell’ottobre 2020 due fratelli, i fratelli Matraimov, hanno accumulato un’enorme fortuna grazie al fatto che uno di loro era il direttore delle dogane di Stato. I fratelli Matraimov hanno finanziato partiti politici, acquistato voti, intimidito gli elettori e i loro candidati hanno vinto le elezioni politiche che si sono svolte nell’ottobre 2020. Le violenze e i brogli elettorali, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, la miseria in cui i piccoli agricoltori vivono a causa dell’importazione di beni a basso costo dai Paesi vicini hanno spinto la popolazione a scendere in piazza e a chiedere l’annullamento dei risultati delle elezioni stesse. A guidare i manifestanti c’erano i partiti storici, quelli nati dopo la rivoluzione del 2010, che però hanno perso il controllo della situazione: nel giro di pochi mesi il Kirghizistan ha cessato di essere l’unica democrazia dell’Asia Centrale ed è tornato a essere una Repubblica presidenziale.

RIVOLUZIONI E CORRUZIONE

Dopo la rivoluzione del 2010 il Kirghizistan è diventato la prima democrazia parlamentare dell’Asia centrale. Negli anni successivi il popolo ha preso parte attiva a tutti i processi decisionali, sia a livello nazionale sia a livello locale. Le cose sono cambiate dopo il 2015, quando il Presidente Almazbek Atambayev ha cercato di concentrare con ogni mezzo il potere nelle proprie mani. Atambayev ha fatto arrestato tutti coloro che erano contro di lui, a cominciare dal padre della Costituzione democratica Omurbek Tekebayev, il leader del partito socialista Ata-Meken, che all’epoca era l’unico partito di opposizione.

Fig. 2 – Uzbeki a Osh, nella celebre Valle di Fergana | Foto: Christian Eccher

Tuttavia il sistema democratico ha resistito al duro colpo infertogli da Atambayev e nel 2017 il Presidente, al termine dei due mandati previsti dalla Costituzuzione, ha dovuto cedere il posto al suo delfino Sooronbay Jeenbekov, che si è liberato dall’influenza di Atambayev, tanto da ordinarne l’arresto. Jeenbekov è stato un Presidente debole e la corruzione e la miseria hanno dato il colpo di grazia al sistema parlamentare. Dopo le elezioni dello scorso ottobre i partiti emersi subito dopo la rivoluzione del 2010 si sono radunati nella piazza principale, ma nessuno dei vecchi rappresentanti della democrazia è riuscito a prendere il potere. Sadir Zhaparov, appena liberato dai manifestanti dal carcere, dove ha trascorso 3 anni (dopo altri 4 anni di esilio a Cipro) con l’accusa di aver tentato di rapire l’akim (Presidente) della regione di Karakol, è riuscito a diventare Primo Ministro. Jeenbekov si è presto dimesso e a febbraio del 2021 Zhaparov è diventato Presidente. Oltre alle elezioni presidenziali i kirghisi hanno anche votato a favore della nuova Costituzione, che prevede il trasferimento di quasi tutti i poteri legislativi, esecutivi e giudiziari dal Parlamento al Presidente. Nonostante ciò il Kirghizistan è ancora il Paese più liberale e democratico dell’Asia Centrale.

PROBLEMI, CAOS E VECCHI ERRORI

È chiaro a tutti che il nuovo Presidente Zhaparov non ha esperienza e sembra non essere in grado di risolvere i problemi del Paese. Il coronavirus dilaga di nuovo, soprattutto nelle città e i dati diffusi dal Ministero della Sanità kirghiso mostrano un quadro catastrofico: ogni giorno si registrano circa 1.500 nuovi casi su una popolazione di 6 milioni di persone, negli ospedali non c’è più posto, ma non sono previste misure anti-pandemiche o chiusure. Le Autorità temono una rivolta popolare: se non si lavora, non si guadagna e i prezzi dei beni di prima necessità continuano ad aumentare. Si stima che un terzo della popolazione del Kirghizistan viva nella miseria assoluta (non ha da mangiare) e il 60% viva in povertà (spende l’85% del proprio reddito in cibo e bollette).

Fig. 3 – Il confine tra Kirghizistan e Uzbekistan, situato a ridosso della città di Osh | Foto: Christian Eccher

Per quanto riguarda la politica interna Zhaparov sembra ripetere lo stesso errore commesso dal Presidente Bakiyev, che ha governato fino al 2010: vuole centralizzare il Paese. Una nuova legge, al vaglio del Parlamento kirghiso Zhogorku Kenesh, prevede che il Presidente nomini i sindaci e i Presidenti delle comunità locali. Senza entrare nei dettagli della nuova legge, basti citare un semplice esempio: se un villaggio del Sud vuole asfaltare una strada, deve ottenere un permesso (e i finanziamenti) dalle Autorità centrali di Bishkek. A causa di questo sistema di centralizzazione nel 2010 è scoppiata la rivoluzione e il Kirghizistan ha rischiato la scissione dei territori del Sud. A ribellarsi, in particolare, è stata la componente uzbeka, che vive nelle città di Osh e Jalal-Abad. Non è affatto escluso che lo stesso scenario del 2010 si ripeta nei prossimi mesi.

Christian Eccher

Bishkek, Kyrgyzstan” by Ninara is licensed under CC BY

Christian Eccher
Christian Eccher

Sono nato a Basilea nel 1977. Mi sono laureato in Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove ho anche conseguito il dottorato di ricerca con una tesi sulla letteratura degli italiani dell’Istria e di Fiume, dal 1945 a oggi. Sono professore di Lingua e cultura italiana all’Università di Novi Sad, in Serbia, e nel tempo libero mi dedico al giornalismo. Mi occupo principalmente di geopoetica e i miei reportage sono raccolti nei libri “Vento di Terra – Miniature geopoetiche” ed “Esimdé”.

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