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giovedì 24 Settembre 2020
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    Ristretto – Proviamo a spiegarvi meglio la notizia dei miliziani ISIS giunti dalla Tunisia. Innanzi tutto qui la notizia originale del Guardian, per evitare fraintendimenti. È infatti meglio affidarsi alla fonte originale, per evitare errori di traduzione o distorsioni (purtroppo ogni tanto presenti) dei nostri media 

    Andremo per punti:
    1. Secondo Interpol i sospetti sono arrivati tra luglio e ottobre 2017, ovvero il periodo che ha visto la ripresa degli arrivi dalla Tunisia.
    (Se volete sapere perché i tunisini se ne vanno da loro Paese leggete qui https://buff.ly/2noKGzr)

    2. Sono arrivati su barche, ma se preferite definirle “barconi” per legarle ai fenomeni migratori dalla Libia sappiate che è errato. Il procuratore agrigentino Vella conferma che sono barche piccole e in migliori condizioni di quelle che arrivavano dalla Libia. Da quanto indicato non si “nascondono” tra i migranti, usano mezzi propri. Le dinamiche sono diverse e notarlo non è un dettaglio, è la differenza tra capire come fermarli o no.

    3. Prima che ve lo chiediate ve lo diciamo (anzi ripetiamo) noi: qui non c’entrano le ONG, non sono mai c’entrate neppure per la Libia (come abbiamo dimostrato proprio nei nostri articoli). In questo caso poi non c’è neanche dibattito: non solo proprio da agosto 2017 non ci sono quasi più ONG, ma quando erano presenti operavano altrove, vicino alla Libia. Anzi, queste barche oggi arrivano fino a zona Agrigento nonostante esistano controlli in mare per impedirlo. Forse non basta dire “non li vogliamo” perché non arrivino – come abbiamo spiegato altre volte, le dinamiche dei flussi funzionano in maniera molto particolare e ignorarlo non aiuta.

    4. Non c’entra neanche l’accoglienza: secondo gli inquirenti sono “arrivi fantasma” cioè non individuati, si stimano 3000 arrivi così, solo 400 identificati. Gli altri? Alla macchia. Quindi non dipende da cosa poi noi accettiamo o meno come politica di accoglienza o respingimento, questi individui arrivano indipendentemente dalle nostre misure. E lo fanno anche in un momento, questo, dove respingimento e rimpatri stanno avvenendo.

    5. Nonostante ciò, è bene rendersi conto che la cosa verrà usata dalle varie parti per fini elettorali, e sui social la discussione sarà molto accesa. Tuttavia, le dinamiche di cui sopra non indicano link terrorismo-migrazione nei termini indicati da politici: indicano invece come si possa prendere una barca dalla Tunisia all’Italia senza essere intercettati. Ed è questa la dinamica chiave.

    6. A dispetto del clamore suscitato, bisogna ricordare che l’informativa è nuova per il pubblico, non per le forze di sicurezza. Quindi la questione va affrontata con meno isterismi e più fiducia nei nostri servizi. Ricordate? Quella resilienza sulla quale abbiamo scritto tante volte.

    7. Dall’altro è evidente che l’arrivo non rilevato di persone dalla Tunisia è un rischio. Il che mostra anche in questo caso che la dottrina Minniti nel Mediterraneo ha una falla: non guarda davvero alle dinamiche ma solo all’aspetto mediatico, e si lascia aggirare.

    8. Tutto questo pone due linee principali di azione necessarie: 1) aiutare lo sviluppo tunisino; 2) mantenere controllo su arrivi – il che non vuole dire che sia una sfida sul “tutti o nessuno” (come vedrete tra politici e anche sui social), ma sul “come”. Come si controlla chi si muove da Tunisia a Italia via mare, come si incrociano i dati sull’identificazione per individuare i terroristi. Fermare i flussi in assoluto – ne abbiamo avuto esempio recente proprio con la strategia Minniti – non è possibile, quindi serve un sistema che sappia gestire la cosa. E se volete capire il problema che soffre oggi il nostro Paese su queste tematiche, è proprio quello che “aiutare a casa loro” è uno slogan comune che però non si trasforma in misure reali, e che il dibattito continua su “tutti o nessuno”.

    Lettori e soci, aiutateci a far capire cosa ci sia davvero in ballo.

    Lorenzo Nannetti

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

    Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno ha smentito la notizia con una nota.

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    Foto di copertina: porto vecchio by skinny79 rilasciata con Licenza Creative Commons

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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