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martedì 21 Settembre 2021

Il vento dell’Est prevale sul vento dell’Ovest

In breve

  • Il centenario della fondazione del Partito comunista cinese è stato l’occasione per presentare la nuova Cina, in una veste ancora rinnovata, ma radicata in un passato plurimillenario.
  • Durante i festeggiamenti è stata raccontata l’epopea di un popolo che dal quasi totale annientamento è arrivato a contendere agli Stati Uniti il primato mondiale.
  • Questa narrazione, che si riaggancia a una profetica frase di Mao del 1957 (“il vento dell’Est prevale sul vento dell’Ovest”), è diventata la vetrina per far conoscere al mondo la forza della nuova Cina e il collante che impedisce l’esplosione di profonde criticità interne, una sorta di contratto sociale che lega il partito al benessere.
  • L’analisi delle peculiarità del Dragone ci possono aiutare a comprendere le diversità di un sistema con cui il mondo democratico è destinato a fare i conti.

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Analisi – I recenti festeggiamenti per il centenario del Partito Comunista Cinese sono l’occasione per tentare una breve analisi del pianeta Cina così come si presenta a se stesso e al mondo nel 2021.

I CENTO ANNI DEL PCC

Una grande parata militare tra elicotteri e caccia che si specchiano in un tripudio di bandiere rosse: il Partito Comunista Cinese (PCC), con i suoi 95,148 milioni di membri, è arrivato al traguardo dei 100 anni, a differenza degli altri partiti comunisti del mondo, quasi tutti scomparsi dall’orizzonte ideologico del nuovo millennio. La data effettiva di nascita del Partito per convezione è il 1° luglio, ma forse era il 23 luglio quando la polizia irruppe in una scuola femminile di Shanghai, dove erano riunite, alla presenza del Comintern, dodici persone, tra le quali Mao Zedong. Le Autorità requisirono i documenti e costrinsero il gruppo a una fuga di 100 chilometri per poter dare alla luce il “partito della classe operaia, fondato sull’ideologia marxista leninista, sezione cinese dell’internazionale comunista”, che avviò un percorso segnato da una rivoluzione radicale e ininterrotta che oggi vede riaffiorare quelle radici confuciane che si ritenevano estirpate. Il Partito ha accompagnato e poi diretto i cambiamenti epocali della nuova Cina, con modalità camaleontiche, che hanno permesso di gestire grandi sperimentazioni e altrettante importanti cambi di strategia, come il grande balzo in avanti e la rivoluzione culturale, ignorando le tragedie e i milioni di morti che hanno provocato. Il Partito è stato infatti in grado di spostare l’attenzione sui successi di un’amministrazione che ha ottenuto un continuo miglioramento delle condizioni economiche della popolazione e il ritorno al ruolo di grande potenza, da sempre rivestito, ma in un quadrante che, non coincidendo che solo in piccola parte con quello Occidentale, non è stato preso in considerazione più di tanto dalla storiografia dominante.

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Fig. 1 – La gigantesca installazione messa in Piazza Tiananmen per festeggiare il centenario del Partito Comunista Cinese, 9 luglio 2021

I CENTO ANNI DI UMILIAZIONE

Il focus dei festeggiamenti è stato incentrato sul cammino di rinascita del popolo cinese dopo altri cento anni, quelli iniziati con l’aggressione imperialistica occidentale, che frantumò la dinastia Qing, sotto la quale la Cina raggiunse la massima espansione territoriale, grande prosperità e notevole progresso. L’Impero Celeste, grande potenza detentrice di un potere universale su un mondo che si identificava con la civiltà cinese, aggredito e umiliato dal colonialismo, implose. Il percorso di rinascita fu avviato da una “gioventù nuova”, che animò il movimento del 4 maggio 1919, introducendo in Cina il marxismo e con esso l’idea di partito politico occidentale, con l’impegno attivo che lo caratterizzava. Una mobilitazione ininterrotta permise di superare una guerra civile, una guerra mondiale e una feroce occupazione militare, e di fondare la RPC nel 1949, ponendo le basi della nuova Cina, guidata da Mao, artefice di una versione autoctona del socialismo.

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Fig. 2 – Mao Zedong, figura chiave della storia del PCC e della Cina contemporanea

LE PROSPETTIVE DEL PARTITO

Dopo la morte di Mao, l’avvento di Deng Xiaoping portò non solo riforme e aperture, ma anche l’inizio di una gestione più collegiale del Partito e dello Stato. Questa parabola è stata interrotta con l’attuale Presidente Xi Jinping che non solo ha cassato dalla Costituzione il limite dei due mandati, ma, con tutta una serie di azioni e normazioni, ha avviato un nuovo accentramento, declinato con politiche economiche decentrate, e coniugato con importanti innovazioni istituzionali. Il sistema è guidato da un Partito, ritornato presente nella Costituzione, rinnovata nel 2018, che si identifica con lo Stato stesso, dando una nuova connotazione a un nazionalismo imperante, utile anche a dirottare la percezione dei problemi interni. Il miglioramento generale delle condizioni della popolazione e l’aver raggiunto lo status di seconda potenza del mondo rendono il sostegno al Partito vasto, ma anche condizionato da livelli di crescita che non sarà facile assicurare nel lungo periodo.

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Fig. 3 – Un maxischermo a Pechino trasmette il discorso di Xi Jinping per i cent’anni del PCC, 1° luglio 2021

DALLA ROTTURA ALLA CONTINUITÀ

È chiaro che dovrà essere creata una stretta corrispondenza tra l’occupazione e i livelli di istruzione delle masse, sempre troppo differenziate tra zone urbane e rurali. Inoltre le sfide innescate dalla transizione verde e dall’invecchiamento della popolazione si inseriscono in un nuovo contesto politico ideologico fondato, come da millenaria tradizione, su una élite duramente selezionata, estremamente meritocratica, in grado di assicurare il Governo dei migliori, grazie a un sistema autocratico, per la stragrande maggioranza dei cinesi preferibile rispetto al caos proprio delle democrazie parlamentari. La risposta che la Cina ha saputo dare alla pandemia ha evidenziato la forte connessione con il sistema maoista delle basi rosse, come sperimentato sui monti Jinggang, dove fu avviato un efficace meccanismo di slancio totale attraverso la mobilitazione di massa, collaudato nel corso degli anni e utilizzato da Xi Jinping contro la Covid-19, combattuta attraverso uno straordinario sforzo collettivo che ha coinvolto 4,864 milioni di organizzazioni di base. Il sostanziale successo di queste politiche, che ha fatto sicuramente crescere l’appoggio al Partito, riposa nella stretta connessione con la storia millenaria della Cina, radicata nella sua cultura e nella sua terra, trasformata con un’azione paziente e corale, da una classe dirigente scelta non per ius sanguinis, che ha governato per secoli attraverso il consenso e la convinzione.

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Fig. 4 – Pubblicità di un libro sul PCC alla Fiera del Libro di Hong Kong, 14 luglio 2021

IL DISCORSO DI XI, NUOVO GRANDE TIMONIERE

Questi concetti sono stati espressi nel discorso del Presidente Xi Jinping che ha sancito l’avvio di una fase molto complessa, di completo recupero dei caratteri fondanti della vecchia Cina: la sua unità, la sua coesione, la sua ricchezza culturale, la sua identità peculiare. Questi elementi rappresentano il collante di un sistema che in passato era radicato nel confucianesimo, rivisitato anche sostanzialmente nel corso dei secoli, e che oggi viene riproposto in una nuova chiave ideologica, il socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, in grado di garantire non solo il benessere, ma anche la sicurezza interna e la difesa degli interessi internazionali. Il Segretario del Partito ha sottolineato come la Cina non abbia mai maltrattato, oppresso o soggiogato i popoli di nessun altro Paese, ma, contestualmente, non permetterà a nessuno di prevaricare, opprimere o soggiogare la RPC. Chiunque proverà ad assoggettare il Paese dovrà fronteggiare un muro d’acciaio forgiato da 1,4 miliardi di persone.  L’enunciato, che vasta eco ha suscitato in Occidente, riprende una frase idiomatica cinese di quattro caratteri, contenuta in un classico “Viaggio in Occidente” che descrive un fallimento usando termini come “Testa spaccata e sangue che scorre“, che tradotti risultano molto più duri.
Xi Jinping ha sottolineato la peculiarità cinese anche con il dress code: ha indossato l’abito Zhongshan, 中山装, ideato dal Padre della patria, Sun Yat-sen, diverso sia dall’abbigliamento tradizionale cinese che da quello occidentale, che divenne il costume nazionale della nuova Cina dopo la fondazione della Repubblica nel 1911, adottato anche da Mao e che, per tradizione, rappresenta la riunificazione pacifica del Paese.

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Fig. 5 – Manifestazione di protesta a Los Angeles per il centenario del PCC, 1° luglio 2021. I dimostranti hanno inscenato il “funerale” dell’attuale leadership del Partito, con tanto di ritratti funebri e insegne a lutto

ANELITO ALL’UNITÀ

Il focus del discorso del Presidente Xi Jinping è stato incentrato sull’identità nazionale e su una strenua difesa dei confini storici dell’Impero di Mezzo, che comprendono Taiwan. Se si tenterà la riunificazione con le armi o si vuole solo fomentare gli animi nazionalisti ad oggi non è dato sapere, come non è chiaro se il principio di autodeterminazione dei popoli e la VII Flotta statunitense saranno in grado di tutelare l’indipendenza della Repubblica di Cina, che ha costruito un sistema effettivamente democratico, superando anni di regime autocratico. La stabilità del sistema vigente nella RPC prevede anche un attento monitoraggio delle cause che portarono alla dissoluzione del Partito Comunista sovietico, identificate soprattutto nella vasta corruzione che il regime di Xi Jinping sta strenuamente combattendo. D’altro canto è chiaro come sotto il manto dell’anticorruzione cadano gli avversari politici e come i provvedimenti per tutelare la libera concorrenza e la privacy, messi in atto contro i colossi tecnologici, nascondano in realtà un potere molto penetrante, per l’uso spregiudicato dei dati e un controllo sempre più invasivo della popolazione.
Questa nuova Cina sicuramente è oggi una superpotenza economica, digitale e geopolitica, ma questo millenario ritorno nasconde anche molte incognite per il mondo globalizzato.

Elisabetta Esposito Martino

Photo by Squirrel_photos is licensed under CC BY-NC-SA

Elisabetta Esposito Martinohttp://auroraborealeorientale.wordpress.com/

Sono nata nello scorso secolo, anzi millennio, nel 1961. Mi sono laureata in Scienze Politiche, Indirizzo Internazionale, presso La Sapienza con una tesi sul consolidamento della Repubblica Popolare cinese (1949 – 1957); ho conseguito il  Diploma in Lingua e Cultura Cinese presso l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma ed il Perfezionamento in Lingua Cinese presso l’ISMEO. Sono stata delegata italiana per l’International Youth culture and study tour presso la Tamkang University Taipei, e poi docente di discipline giuridiche ed economiche. Ho lavorato come consulente sinologa e svolto attività di ricerca. Ora lavoro in un ente di ricerca e continuo la mia formazione (MIP Business School del Politecnico di Milano e dalla SDA Bocconi School of Management, Griffith College di  Dublino, Francis King School of English di Londra, EC S.Julians di Malta). Ho pubblicato sull’”Osservatorio Costituzionale”, dell’associazione italiana dei costituzionalisti  (AIC) , su “Affari Internazionali” e su “Mondo Cinese”.
Dopo aver sfaccendato tra pappe e pannolini per quattro figli, da quando sono cresciuti ho ripreso alla grande la mia antica passione per la Cina, la geopolitica  e le istituzioni politiche e costituzionali. Suono la chitarra, preparo aromatici tè ma non mi sveglio senza… il caffè!

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