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martedì 21 Settembre 2021

La Russia e il nuovo Afghanistan, avanti ma con giudizio

In breve

  • La posizione russa nei confronti del nuovo regime talebano è aperta al dialogo e alla collaborazione, seppur in maniera non troppo coinvolta.
  • I timori riguardano la sicurezza dell’Asia Centrale e del Caucaso Settentrionale, in particolare per le eventuali infiltrazioni estremiste.
  • Tra Mosca e Pechino, quest’ultima è più avanti nei rapporti con il nuovo regime di Kabul e pare decisa a mantenerli più che cordiali.

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In 3 sorsiRussia e Cina sono le potenze più vicine ai talebani dopo la ritirata degli americani dall’Afghanistan. Mosca si è detta disponibile al dialogo e sembra mantenere un buon rapporto seppur lievemente distaccato. La situazione però evolverà in base ai possibili scenari in Asia Centrale e nel Caucaso settentrionale. E poco importa se nel frattempo Pechino è più avanti nelle relazioni.

1. CONTATTI SÌ, MA CON DISTACCO

Ora che gli Stati Uniti si sono defilati dal contesto afghano la Russia si è ritrovata a fare i conti con una situazione fortemente instabile su confine meridionale del suo ex impero. Il fatto che la Russia sia uno dei pochi Paesi ad aver mantenuto aperta la propria ambasciata indica che per adesso Mosca e il nuovo regime talebano hanno dei punti di contatto, come indicano le parole delle ultime ore di Putin riguardo alla necessità di instaurare il dialogo con i talebani e le sue ammonizioni all’Occidente di non interferire negli affari interni di Kabul. Ma la relazione è allo stesso tempo ambigua, perché al momento ancora non è arrivato un riconoscimento formale, tanto che il Ministro degli Esteri Lavrov il 17 agosto su questo aspetto ha detto in maniera semplice che “non c’è fretta”. In più Mosca deve ancora capire quali possano essere le ripercussioni della crisi sia in Asia Centrale che al suo interno. Se volessimo pensarla in prospettiva storica, l’attuale classe politica russa ha fatto tesoro dell’esperienza della guerra tra 1979 e il 1989, che segnò l’inizio della fine per l’URSS.

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Fig. 1 – Soldati russi durante le recenti esercitazioni militari congiunte con Uzbekistan e Tagikistan vicino al confine tagiko-afghano, 10 agosto 2021

2. I TIMORI RUSSI

Dmitri Trenin del Carnegie Moscow Center e il prof. Ivan Klyszcz dell’Università di Tartu hanno delineato la sicurezza dell’Asia Centrale e gli effetti sul Caucaso del Nord come i due aspetti principali che preoccupano Mosca. Nonostante le assicurazioni dei talebani sul futuro supporto a gruppi terroristici di matrice islamica, le violenze contro la popolazione civile non rendono credibile la parola data, e quindi c’è preoccupazione che vecchi gruppi terroristici possano riprendere forza. Il caso più importante è il Partito di Rinascita Islamica del Tagikistan (IRTP). Il possibile effetto spillover riguarda anche l’Uzbekistan e il Turkmenistan, sebbene questi abbiano meno preoccupazioni di questo tipo e siano più impensieriti dalle ondate di rifugiati provenienti dall’Afghanistan. Dopo che negli scorsi mesi Dushanbe ha fatto appello a Mosca perché intervenisse in seguito ai primi segnali di deterioramento sul confine afghano, Russia, Tagikistan e Uzbekistan hanno completato delle esercitazioni militari congiunte nell’ambito dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettivo (CSTO). Questa potrebbe essere una prima conseguenza della crescente importanza della Russia in Afghanistan: un rafforzamento della CSTO, come auspicato da Kirill Krivosheev del Carnegie Moscow Center, e un nuovo riavvicinamento dell’Uzbekistan all’Organizzazione, dopo esserne uscito per ben due volte. Anche la Russia è seriamente preoccupata dagli effetti ideologici e religiosi nel Caucaso del Nord, visto che anche i gruppi separatisti in quella regione potrebbero riprendere vigore dopo il successo talebano. Le tensioni nella regione non sono ancora totalmente risolte, e forse mai lo saranno, e ogni evento internazionale che coinvolga estremisti islamici ha sempre delle ripercussioni nella zona. In più, fa notare Peter Goble della Jamestown Foundation, la Russia non ha fatto niente per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali.

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Fig. 2 – Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov durante la conferenza di Mosca sull’Afghanistan dello scorso marzo, a cui parteciparono anche i talebani

3. MA LA CINA È PIÙ AVANTI

Se dovessimo poi paragonare l’approccio russo con quello dell’altra superpotenza che prenderà il posto degli Stati Uniti nella regione, la Cina, la politica russa è decisamente attendista. La Cina e i talebani si sono scambiati veri e propri attestati di apprezzamento: il portavoce dei talebani Suhail Shaheen ha dichiarato che il futuro del Paese passa dal coinvolgimento della Cina nell’economia mentre il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha affermato durante una conversazione con il Ministro britannico Raab che il mondo “dovrebbe aiutare l’Afghanistan e non criticarlo”. I talebani ancora non hanno fatto alcuna dichiarazione nei confronti della Russia, il che indica appunto il distacco, seppur non molto marcato, come abbiamo visto, tra le due parti. Pechino è molto avanti nelle relazioni con i talebani rispetto a Mosca o perché è dovuta intervenire in anticipo per difendere i propri interessi economici, o perché questa potrebbe essere la chance per riaffermarsi come alternativa al sistema internazionale retto dalla potenza americana. Come poi queste relazioni si svilupperanno visto i rapporti con i separatisti dello Xinjiang e la tendenza dei talebani a non rispettare la parola data, questa è un’altra storia.

Cosimo Graziani

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Cosimo Graziani
Cosimo Graziani

International Master in Eurasian Studies presso l’Università di Glasgow e l’Università di Tartu in Estonia. La mia area di interesse riguarda la politica estera dei paesi dell’Asia Centrale, per questo durante il mio master ho trascorso anche un semestre in Kazakistan. Tifoso bianconero, se non parlo di politica mi piace parlare di storia e leggere libri.

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