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martedì 21 Settembre 2021

Le relazioni russo-iraniane sono più forti che mai?

In breve

  • La relazione geopolitica tra Iran e Russia passa, necessariamente, dalla questione nucleare, per la quale Teheran trova un supporto fondamentale in Mosca.
  • Non solo il nucleare, ma il rapporto militare tra le due potenze, negli anni, ha acquisito nuova linfa vitale.
  • In Siria, partendo da premesse diverse, Iran e Russia hanno collaborato per arginare un’eventuale egemonia statunitense nella regione. Tuttavia varie questioni sul processo di ricostruzione possono comportare degli attriti.
  • Diversi esperti di politica internazionale, sia russi che iraniani, concordano sulla continuità dei rapporti tra Mosca e Teheran anche sotto la presidenza Raisi.

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Analisi – La riapertura dei negoziati riguardo all’accordo sul nucleare iraniano ha confermato la vicinanza tra la Russia e l’Iran. Il rapporto tra le due potenze è incentivato anche da un legame imprescindibile in diversi settori, in particolar modo quello militare. La questione siriana e la neopresidenza Raisi potrebbero essere degli elementi di instabilità per le relazioni tra i due Paesi, anche se questa eventualità è quanto mai improbabile.

LA QUESTIONE NUCLEARE

Uno dei punti focali riguardo alla relazione russo-iraniana è sicuramente la questione del nucleare. Da aprile si stanno svolgendo dei colloqui a Vienna, attualmente bloccati per il cambio del Governo iraniano, con le principali potenze mondiali per cercare di dare nuova linfa al JCPOA, l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto nella capitale austriaca il 14 luglio 2015 tra l’Iran, il P5+1 e l’Unione Europea.
Il patto, abbandonato dall’Amministrazione Trump nel 2018, aveva lo scopo di attenuare le sanzioni internazionali su Teheran a condizione di limitare il programma nucleare iraniano.
La Russia in questo scenario come si posiziona?
Nell’ultimo anno Russia e Iran hanno continuato a rafforzare le proprie relazioni politiche, al centro delle quali ci sono posizioni coordinate sull’accordo nucleare.
Nelle trattative in corso a Vienna per il ritorno all’accordo sul nucleare, iniziate dopo l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, delle sei potenze coinvolte nei negoziati la Russia appare quella più vicina alle posizioni dell’Iran.
Si possono identificare diverse tendenze che forniranno un maggiore impulso alla continua cooperazione russo-iraniana nei prossimi mesi. Innanzitutto in quasi tutti gli scenari riguardanti il futuro dell’accordo nucleare i rapporti di Teheran con l’Occidente continueranno a essere tesi, tanto da non poter rinunciare alla partnership con Mosca. Ciò è particolarmente vero dato il rafforzamento della linea dura in Iran con l’elezione di Ebrahim Raisi a Presidente. In secondo luogo se l’accordo sul nucleare verrà rinnovato l’Iran sarà in grado di tornare al mercato petrolifero globale, in cui la Russia è un attore significativo nella regolazione dei suoi prezzi attraverso l’OPEC Plus. Pertanto ci sarà una crescente necessità di coordinare la loro attività energetica. In terzo luogo la partenza delle forze americane dall’Afghanistan costringerà Mosca e Teheran a stringere il legame tra di loro per prevenire il propagarsi delle minacce dell’Islam radicale nei rispettivi territori.

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Fig. 1 – La commissione congiunta del JCPOA riunita a Vienna, 19 maggio 2021

MOSCA-TEHERAN: UNA RELAZIONE MILITARE IMPRESCINDIBILE

L’Iran e la Russia sono collegate anche e soprattutto da relazioni in campo militare che spiegano al meglio il rapporto di interdipendenza dei due Paesi.
Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha visitato Mosca nel gennaio 2021, subito dopo l’inaugurazione dell’Amministrazione Biden, per firmare un accordo di cooperazione con la Russia sul tema della “sicurezza nel regno dell’informazione“, che include ovviamente anche e soprattutto il campo cibernetico.
L’accordo, che si pone l’obiettivo di aumentare la cooperazione tecnologica tra i due Paesi, in realtà getta le basi per una visione comune riguardo alla sovranità degli Stati nel mondo cibernetico.  
Chiaramente l’ampia portata delle sanzioni americane contro Iran e Russia sta spingendo i due a nascondere ai media l’estensione delle loro relazioni militari. Dato il Countering America’s Adversaries through Sanctions Act, i Paesi che acquistano armi da Mosca e da Teheran corrono il rischio di pagare un alto prezzo politico ed economico nei confronti di Washington. Tuttavia l’industria delle armi russa ha un grande bisogno del mercato iraniano e può fornire a Teheran condizioni di finanziamento buone e a lungo termine che affrontino le attuali difficoltà finanziarie dell’Iran. L’Iran, che comunque è soggetto a sanzioni, non è preoccupato per l’acquisizione di armi russe e, in mancanza di alternative migliori per l’acquisto di piattaforme di armi avanzate, potrebbe firmare nuovi accordi con la Russia dopo che l’esito dei colloqui di Vienna sarà diventato chiaro.

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Fig. 2 – Soldati russi durante l’esercitazione Caucasus 2020 del settembre scorso, alla quale ha partecipato anche l’Iran

LA QUESTIONE SIRIANA

Nella primavera del 2011 le prospettive di cooperazione strategica tra la Russia e l’Iran in Siria erano sottili. Nel giugno 2010 la Russia votava per la risoluzione 1929 dell’UNSC, che imponeva sanzioni multilaterali all’Iran. Il Presidente Mahmoud Ahmadinejad stava contemporaneamente perseguendo un’azione legale contro la Russia per violazione del contratto di consegna dell’S-300 con l’Iran. La cauta posizione controrivoluzionaria della Russia in Tunisia, Egitto, Libia e Bahrain si scontrava con il sostegno dell’Iran alle rivolte della Primavera araba contro i regimi filoamericani in Medio Oriente e la sua nemesi di vecchia data Muammar al-Gheddafi. A causa di queste collisioni tra Russia e Iran l’allineamento tra i due Paesi in Siria è stato in gran parte strumentale durante i primi due anni della guerra civile. Il principale legame tra Russia e Iran era impedire un cambio di regime in Siria sostenuto dagli Stati Uniti, poiché entrambi i Paesi avevano precedentemente considerato gli interventi militari guidati dagli Stati Uniti in Kosovo, Iraq e Libia come una minaccia per la sicurezza internazionale.
Nel gennaio 2014 la Russia ampliava la cooperazione diplomatica con l’Iran, sostenendo la presenza di Teheran ai colloqui di Ginevra sulla Siria mediati dalle Nazioni Unite. Dal 2015 Iran e Russia hanno concordato una collaborazione in Siria.
Tuttavia il processo di ricostruzione siriano potrebbe esacerbare due aree di attrito tra Russia e Iran. L’Iran, a differenza di Mosca, ha un interesse maggiore a sostenere Bashar al-Assad al potere, in un contesto di “iranizzazione” della Siria. Ciò è funzionale a rafforzare il peso specifico degli sciiti in Iraq e di Hezbollah in Libano, tutto strutturato per un’unione pan-sciita dove l’Iran si candida a potenza guida.
La Russia invece mira ad arginare l’islamismo sunnita che si avvicina sempre più ai confini russi, a espandere le proprie basi militari nel Mediterraneo e a proporsi infine come mediatore e regista della pace nel dopoguerra. Quest’ultimo punto diviene fondamentale, poiché in questo modo Mosca può aumentare ancor di più la propria influenza in Medioriente, mettendo in discussione diverse potenze regionali, tra cui lo stesso Iran.
Tuttavia è improbabile che la Siria sia una questione che possa creare una spaccatura definitiva tra Iran e Russia, poiché gli interessi economici, militari e geopolitici tra le due potenze sono molteplici e di vitale importanza. 

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Fig. 3 – Incontro tra Vladimir Putin e Bashar al-Assad a Damasco nel gennaio 2020

CI SARÀ CONTINUITÀ CON RAISI?

Nelle comunità di esperti russa e iraniana c’è un diffuso ottimismo sul fatto che la vittoria di Raisi rafforzerà le relazioni Russia-Iran. Ad esempio, Boris Dolgov, un esperto dell’Istituto di studi orientali di Mosca, ha previsto che Raisi amplierà la cooperazione economica e politica con la Russia.
Anche Seyyed Mohammad Marandi, professore all’Università di Teheran, ha previsto che la politica estera di Raisi “si inclinerà verso est e verso il Sud del mondo” e questo orientamento rafforzerà le partnership dell’Iran con Russia e Cina. Sebbene Raisi sostenga il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il suo categorico rifiuto di incontrare il Presidente Joe Biden suggerisce che un rinnovo del JCPOA non migliorerà le relazioni USA-Iran, né influenzerà la politica estera di Teheran, orientata verso est.
Tuttavia c’è un grande punto interrogativo, e cioè un’eventuale successione del leader supremo. Infatti, a causa dell’età avanzata dell’Ayatollah Khamenei, è prevista la nomina di un nuovo leader supremo durante la presidenza di Raisi, e questo per alcuni esperti potrà essere un punto di collisione nelle relazioni future tra Russia e Iran.
D’altra parte lo stretto rapporto personale di Khamenei con Putin è ben documentato e provato. Il consenso della comunità di politica estera iraniana sull’importanza della Russia come partner in un ordine mondiale multipolare e il sostegno all’integrazione dell’Iran nelle Istituzioni multilaterali eurasiatiche, come l’Unione economica eurasiatica e l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), suggeriscono che i contributi di Khamenei al partenariato Russia-Iran dureranno in ogni plausibile scenario di successione.

Michele Montefusco

Photo by VladoZg is licensed under CC BY-NC-SA

Michele Montefusco
Michele Montefusco

Nato nel 1995 in provincia di Salerno, ho sempre avuto una passione verso la politica internazionale. Ho conseguito la laurea triennale in relazioni internazionali all’università di Salerno, per poi conseguire la laurea magistrale in Studi internazionali all’Università di Napoli “L’Orientale”. Da sempre affascinato dalla storia e cultura dei Paesi dell’area post-sovietica. Quando non parlo di politica o storia, puoi trovarmi a discutere di cinema o di Inter.

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