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    Il ritorno delle camicie rosse

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    Continuano le manifestazioni in Thailandia. Oggi le “camicie rosse” sono riuscite ad entrare nel cortile della società Thaicom per protestare contro l’oscuramento della rete televisiva “Canale del Popolo” ordinato dal governo in seguito alla proclamazione dello stato di emergenza.

    I ROSSI CONTRO I GIALLI– Sono scesi in piazza ormai da quasi un mese le “camicie rosse”, i sostenitori dell’UDD (United Front of Democracy Against Dictatorship) e dell’ex Premier Thaskin Shinawatra deposto dai militari nel 2006. A riaccendere le proteste la decisione della Corte Suprema thailandese di confiscare il 60% dei beni della famiglia Thaskin, sostenendo che fossero stati ottenuti in seguito a decisioni illecite prese durante il suo governo. L’ex Primo Ministro era diventato popolare soprattutto grazie alle politiche sociali a favore della popolazione più povera e rurale, che costituisce la maggioranza dei cittadini thailandesi. Mentre da una parte ci sono i ceti medio-bassi, dall’altra i sostenitori dell’attuale Governo sono soprattutto membri della classe media urbana, dei militari, della corte e della vecchia classe politica. Nonostante le accuse di corruzione e di conflitto di interessi che colpirono Thaskin (nella foto qui sotto), il partito a lui vicino, il People Power Party (PPP), vinse le elezioni nuovamente nel 2007. La situazione si è poi ribaltata in seguito alle manifestazioni del movimento antigovernativo delle “camicie gialle” (People Alliance for Democracy, PAD) che cominciarono a maggio 2008 e si conclusero con la decisione della Corte Costituzionale di sciogliere il governo del PPP. In poche settimane Abhisit Vejjajiva, sostenuto dal PAD, riuscì a formare una coalizione e ad essere nominato primo ministro.

    Il colpo di stato che ha deposto Thaskin nel 2006 non è mai stato accettato dalle “camicie rosse” che da quasi un mese occupano il cuore commerciale e turistico di Bangkok e minacciano di farlo fino a quando non otterranno le dimissioni dell’attuale Primo Ministro Vejjajiva e nuove elezioni.

     

    GLI ULTIMI AVVENIMENTI – Le proteste sono cominciate a metà marzo con il lancio di sangue contro il palazzo del Governo, la sede del partito e la casa del premier Vejjajiva. La situazione si è aggravata alcuni giorni fa quando i manifestanti sono riusciti ad entrare in Parlamento, costringendo alla fuga parlamentari e ministri. All’irruzione delle “camicie rosse” il Governo ha risposto proclamando lo stato di emergenza nella capitale e in altre cinque province del paese. Nonostante i manifestanti si siano ritirati poco dopo, come richiesto dai leader per poter mantenere il carattere non violento delle proteste, lo stato di emergenza rimane: tra le misure che questo prevede, un aumento del potere dei militari nel controllo dei media, nella gestione della manifestazioni e una maggiore libertà nei metodi per disperdere gli assembramenti. Per far fronte alla situazione, inoltre, il Governo ha schierato altri 31mila poliziotti e 2mila soldati, portando a 80mila il contingente delle forze di sicurezza nella capitale.

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    CENSURA? – A due giorni di distanza la situazione non si è calmata; oggi le “camice rosse” hanno preso di mira la sede della Thaicom, la società il “Canale del Popolo” (PVT), il loro canale televisivo di riferimento oscurato per ordine del governo. Nonostante il cordone di forze armate, i lacrimogeni e i getti d’acqua con cui questi ultimi cercavano di dissuaderli, i manifestanti sono riusciti a entrare nel cortile. I leader del UDD hanno dichiarato che l’occupazione continuerà fino a quando PVT verrà autorizzato nuovamente a trasmettere. Il Governo ha difeso la sua decisione di oscurare il canale dichiarando che quest’ultimo trasmetteva informazioni distorte sulle manifestazioni e sulle reazioni dei militari, mettendo in pericolo la sicurezza nazionale. Per le stesse ragioni, il governo è proceduto anche a bloccare l’accesso ad almeno 36 siti internet che trasmettevano in diretta le manifestazioni. Organizzazioni internazionali quali Reporter Senza Frontiere hanno già denunciato che tali manovre del Governo, oltre a limitare la libertà di informazioni e di espressione, rischiano di radicalizzare il movimento e di coinvolgere altri cittadini nelle manifestazioni. La crisi, quindi, non sembra destinata a risolversi nel breve periodo. L’attuale Primo Ministro, infatti, ha dichiarato di non voler organizzare nuove elezioni prima di nove mesi, condizione inaccettabile per le “camicie rosse”.

    Valentina Origoni

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

     

    Valentina Origoni

    Laureata in Relazioni Internazionali a Bologna, lavoro da diversi anni nella cooperazione internazionale allo sviluppo e, in particolare, su progetti di aiuto umanitario in Asia, per organizzazioni non governative e per l’ONU. Sono appassionata di relazioni internazionali e geopolitica, e, in seguito alle mie missioni in paesi molto vulnerabili al cambiamento climatico, mi interesso alle questioni legate al riscaldamento globale e alle negoziazioni internazionali.

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