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domenica 17 Ottobre 2021

Thailandia: l’aumento dei contagi rianima le proteste contro il regime

In breve

  • La Thailandia è in piena terza ondata da Covid-19 e il Governo sembra non riuscire ad arrestare i contagi, nonostante un rigido lockdown in vigore da mesi.
  • Al momento solo il 15% della popolazione è stato completamente immunizzato, mentre il 21% ha ricevuto una sola dose di vaccino.
  • Le crescenti tensioni interne e i precari equilibri geopolitici regionali rischiano di destabilizzare profondamente il Paese.

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Caffé lungoIn Thailandia i contagi di Covid-19 sono in rapido aumento e la campagna vaccinale prosegue molto lentamente. Questa situazione ha intensificato le proteste antigovernative e provocato interventi sempre più frequenti da parte della polizia. Tensioni che rischiano di destabilizzare profondamente il Paese.

LA CAMPAGNA VACCINALE NON FRENA L’AUMENTO DEI CONTAGI

Il 29 agosto scorso centinaia di manifestanti sono scesi nelle strade di Bangkok per protestare contro la gestione della pandemia di Covid-19 da parte del Governo thailandese. Pochi giorni prima i dimostranti avevano marciato sino al palazzo governativo chiedendo le dimissioni del Primo Ministro Prayut Chan-o-cha. In questa occasione, per disperdere la folla, circa 6mila unità delle Forze dell’Ordine erano intervenute, usando idranti, proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Le proteste hanno ripreso vigore dopo che il Paese ha cominciato a registrare più di 20mila contagi e circa 200 vittime giornaliere. Sono i dati più alti dall’inizio della pandemia. Una delle principali cause della lenta campagna vaccinale è probabilmente da ricercarsi nella decisione di basarla interamente sulla produzione di vaccini AstraZeneca all’interno dell’azienda farmaceutica di proprietà monarchica, Siam Bioscience. L’obiettivo era quello di trasformare Siam Bioscence in un hub regionale, perché Paesi come le Filippine, la Malesia e Taiwan contavano sulla distribuzione di tali vaccini. Pochi mesi dopo, una lettera distribuita dall’amministratore delegato di AstraZeneca ha confermato le difficoltà che l’hub vaccinale sta affrontando nel mantenere gli obiettivi prefissati. Delle 61 milioni di dosi previste, da inizio giugno, l’azienda ha consegnato 9 milioni di dosi, e prevede di consegnarne 2,3 entro le prossime settimane. Quantità che probabilmente non saranno sufficienti a fermare il rapido aumento dei contagi.

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Fig. 1 – Dimostranti pro-democrazia chiedono al Governo thailandese di acquistare vaccini Pfizer, 2 settembre 2021

IL REATO DI LÈSE MAJESTÉ E LE PROTESTE PRO-DEMOCRAZIA

Le recenti proteste non rappresentano una novità nel panorama thailandese, ma marcano l’anniversario delle manifestazioni pro-democrazia iniziate lo scorso anno. Il 18 agosto 2020 Panusaya Sithijrawattanakaul, una giovane studentessa universitaria, salì sugli spalti, presentando davanti a migliaia di compagni un manifesto programmatico di dieci punti, con il quale chiedeva di riformare il sistema governativo thailandese. Le proteste di Panusha e di altre centinaia di studenti hanno trasformato in maniera indelebile il paesaggio politico del Paese. I manifestanti hanno cominciato a criticare apertamente la monarchia, chiedendo di modificare il budget della Casa reale, e di emendare la Costituzione, per renderla più democratica e trasparente. In Thailandia, infatti, vige ancora la Lèse Majesté, la legge che criminalizza ogni critica contro la monarchia o la famiglia reale. Dall’inizio delle proteste lo scorso anno, 103 persone sono state accusate di violazione della Lèse Majesté e rischiano 15 anni di carcere. Tra queste la stessa Panusaya Sithijrawattanakaul e altri giovani manifestanti, che sono ancora detenuti in carcere. E c’è anche un ex sostenitore del Governo accusato di aver violato la legge dopo aver apertamente criticato la scelta di assegnare la produzione di vaccini all’azienda di proprietà monarchica Siam Bioscience.

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Fig. 2 – Scontri a Bangkok tra polizia e dimostranti antigovernativi, 12 settembre 2021

L’INFLUENZA DELLA CINA IN THAILANDIA

Inserendo l’attuale situazione della Thailandia nel contesto geopolitico asiatico, ci si rende conto di numerosi elementi che stanno influenzando l’instabilità del Paese. Innanzitutto i rapporti con la Cina, che hanno determinato la scelta di affidarsi al vaccino cinese Sinovac. A inizio febbraio il Governo aveva annunciato l’utilizzo di Sinovac e ha continuato ad acquistarlo, nonostante le crescenti critiche sulla sua efficacia. A questo scenario si aggiunge una lettera rilasciata lo scorso 3 settembre dall’ambasciata cinese a Bangkok, in cui si accusa apertamente il popolo thailandese di aver sottostimato e diffamato l’efficacia del vaccino Sinovac, senza alcun rispetto per la scienza e l’impegno del Governo cinese nell’aiutare la Thailandia. Messaggio che ha inasprito ancora di più le proteste, ma che dimostra la forte influenza che la Cina sta esercitando sulla scena politica thailandese. Secondo alcuni critici la reazione della Cina può essere interpretata nell’ottica del confronto con gli USA. Infatti, attraverso la propria campagna vaccinale, la Cina sta cercando di aumentare la propria influenza non solo in Thailandia, ma anche negli altri Paesi del Sud-est asiatico. Vedasi il recente supporto cinese al colpo di stato in Myanmar, al quale si è allineata la stessa Thailandia. Di conseguenza le crescenti critiche verso il vaccino Sinovac hanno indispettito il Governo cinese, che sembra intenzionato a mantenere stabili i propri rapporti con la Thailandia. Quello che resta da vedere è come il Governo di Chan-o-cha e la monarchia intendano bilanciarsi tra l’influenza cinese e il crescente dissenso interno.

Viviana Demonte

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Viviana Demonte
Viviana Demonte

Laureata in European and International Studies all’Università di Trento in un programma congiunto con l’University of Melbourne in Australia.  Ha precedentemente ottenuto una laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Appassionata dalla geopolitica e studi comparativi, studia e lavora in Francia, Irlanda, Belgio. Attualmente lavora presso l’European Agency for Fundamental Rights a Vienna.

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