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    Che cosa si sono detti Obama e Xi?

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    Venerdì 7 e sabato 8 giugno, Obama e Xi hanno tenuto una serie di colloqui in California: che cosa si sono detti? Gli accordi di massima sull’ampliamento della cooperazione, sulla lotta a inquinamento e attacchi cibernetici e sulla Corea del Nord sono prove generali di convivenza tra le due potenze? In tal caso, probabilmente ad avere la meglio è stata la circospezione di Xi.

     

    L’OCCASIONE – La scorsa settimana, Barack Obama e Xi Jinping si sono incontrati in California per un vertice a lungo atteso e riguardo al quale gli osservatori avevano da tempo tentato di fornire interpretazioni e previsioni. In effetti, il summit è andato esattamente come ci si aspettava, poiché si è discusso del rafforzamento e della istituzionalizzazione dei rapporti tra i due Paesi, nonché dello scottante tema del contrasto alle attività di disturbo cibernetico. Lo scopo di Obama era ricevere dalla controparte risposte chiare e impegni certi, ma Xi ha mantenuto il tipico cordiale distacco cinese (la “politica del sorriso”), da un lato mostrandosi disponibile al confronto, dall’altro evitando accuratamente impegni davvero vincolanti.

     

    I TEMI – Cina e USA si sono accordati per ampliare i canali di collaborazione nell’àmbito delle organizzazioni internazionali (G-20 e Forum Asia-Pacifico in particolare) e circa temi specifici, dalla tutela dell’ambiente, all’Afghanistan, passando dal dialogo in Corea e – ovviamente – dalla sicurezza informatica. Proprio quest’ultimo argomento è stato il più critico, poiché di fronte alla posizione decisa di Obama, il quale non ha nascosto che per Washington i responsabili degli attacchi hacker delle scorse settimane siano sostenuti direttamente da Pechino, il Presidente cinese ha replicato parlando di una serie di malintesi e dichiarando che la Repubblica Popolare sia parte lesa allo stesso modo degli Stati Uniti. A rendere la questione ancora più complessa, però, è il fatto che Edward Snowden, il protagonista del cosiddetto “Datagate” (lo scandalo per la raccolta di informazioni sui cittadini statunitensi da parte della National Security Agency), in quei giorni si fosse rifugiato a Hong Kong. I due Presidenti si sono trovati concordi anche nella necessità di convincere la Corea del Nord a sospendere il programma nucleare e nell’urgenza della lotta ai cambiamenti climatici. A lato del vertice, però, sono corse le indiscrezioni circa un presunto – in realtà certo – sgarbo diplomatico: l’annullamento dell’incontro tra le First Ladies Michelle e Liyuan, probabilmente dovuto alla consapevolezza che il presidente Xi stia contando sulla moglie per comunicare un’immagine più solare e rassicurante della Cina, cosicché è probabile che, evitandone una sovraesposizione mediatica negli USA, si sia inteso limitare il vertice istituzionale ai soli aspetti formali.

     

    PROVE DI DIALOGO – Il summit californiano, pertanto, è apparso soprattutto come un tentativo di sondare il terreno da parte di entrambi i Paesi in vista dell’evoluzione futura dei rapporti, con gli Stati Uniti impegnati in una politica di containment (“Pivot to Asia”), che, tuttavia, dato il livello degli scambi economici e le contese nel Mar Cinese meridionale, nel lungo periodo potrebbe mostrarsi controproducente, e con la Cina che alterna la “strategia del sorriso” e la proposta di fatto della creazione di un Beijing Consensus in Asia, agli attacchi informatici e alla guerra commerciale.

     

    Beniamino Franceschini

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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