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    In 3 sorsi – La questione del Sahara Occidentale rappresenta un dilemma della politica e della storia contemporanea molto spesso ignorato e al quale non si è ancora riusciti a dare una risposta.

    1. GLI INTERESSI IN GIOCO

    Colonia spagnola dal 1884, il Sahara Occidentale fu controllato dalla Spagna sino al 1975, quando, con l’Accordo di Madrid, il territorio fu decolonizzato, pur rimanendo in una situazione incerta, tra le rivendicazioni da parte di Marocco e Mauritania e la nascita di movimenti indipendentisti. Attualmente la regione è contesa tra il Fronte Polisario, che chiede l’indipendenza del popolo Sahrawi, e il Marocco, che continua a rivendicarne la sovranità.
    L’importanza economica del Sahara Occidentale e la sua abbondanza di risorse costituiscono uno dei principali motivi dell’impasse politica e diplomatica. Secondo le stime della FAO, oltre metà delle riserve mondiali di fosfati, di cui il Marocco è il primo esportatore al mondo, appartengono a questa regione. I fosfati sono sostanze naturali utili soprattutto per la produzione di fertilizzanti, con una domanda in crescita. Inoltre, mentre il popolo sahrawi lotta per l’indipendenza e il Sahara Occidentale rimane oggetto di dispute territoriali, numerose multinazionali occidentali e aziende petrolifere, grazie ad accordi fatti con il Marocco, hanno aumentato la loro presenza nell’area dal 2001, riconoscendo perciò de facto la sovranità del Marocco sul territorio, senza curarsi della discussione internazionale al riguardo. A questo proposito, però, il Fondo nazionale norvegese ha sospeso i propri investimenti dalla compagnia statunitense Kerr-McGee, la quale nel 2006 ha interrotto le sue attività di esplorazione lungo le coste del Sahara Occidentale. Nel 2016 Cairn Energy e Kosmos Energy hanno rinegoziato i termini delle esplorazioni petrolifere al largo delle coste del Sahara Occidentale, allargando il proprio raggio d’azione in accordo con la ONHYM, la compagnia petrolifera nazionale marocchina. Infine, data l’estensione della zona costiera sull’Oceano Atlantico, anche la pesca costituisce una fonte di ricchezza, i cui prodotti vengono commercializzati dal Marocco come propri. Nel 2016, in seguito a un ricorso del Fronte Polisario, è stato rivisto l’accordo di liberalizzazione del commercio dei prodotti agricoli e peschieri tra Marocco e Unione Europea. Secondo la norma consuetudinaria per cui «un trattato vincola ciascuna delle parti all’interno del suo territorio», l’UE non può stipulare accordi di libero scambio con il Marocco su prodotti provenienti dal Sahara Occidentale.

    Fig. 1 – Campo profughi sahrawi a Tindouf (Fonte: Minurso)

    2. L’UNIONE AFRICANA NELLA RISOLUZIONE DEL CONFLITTO

    La questione del Sahara Occidentale ha da sempre spinto il Marocco a rinforzare e allargare la propria rete di rapporti nel continente africano, con lo scopo di non restare solo nel perorare la rivendicazione territoriale. Questo “bilateralismo selettivo” si intensificò quando, nel 1984, la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (RASD) divenne a pieno titolo membro dell’Unione Africana e il Marocco decise di ritirarsi dall’Organizzazione con questo messaggio del Re: «Ecco arrivata l’ora di separarci. Per il Marocco, diventa imperativo non rendersi complice di decisioni che non sono altro che un processo di erosione irreversibile della legalità, elemento vitale per ogni organizzazione internazionale che si rispetti. In attesa di giorni più saggi, vi lasciamo. Ma africano è il Marocco, africano resterà».
    Solo nel gennaio del 2017 il Regno è tornato a far parte dell’UA senza chiedere l’espulsione della RASD e senza alcuna pretesa sul territorio. Questo potrebbe portare a una accelerazione della risoluzione delle controversie, grazie anche alla mediazione dell’Organizzazione regionale, che ha visto di buon grado il prolungamento della missione delle Nazioni Unite Minurso fino al 30 aprile 2018.

    Fig. 2 – Militari della missione di peacekeeping Minurso (Fonte: Minurso)

    3. IL PIANO DI AUTONOMIA PRESENTATO DAL MAROCCO

    Nell’aprile del 2007, Mohammed VI presentò al Segretario Generale delle Nazioni Unite una iniziativa per la negoziazione di uno statuto di autonomia della regione del Sahara Occidentale. Il Piano di autonomia ricevette subito il consenso da parte del Consiglio di Sicurezza e una forte opposizione da parte dell’Algeria e del Fronte Polisario. Lo scorso 3 luglio il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, ha dichiarato che «il Piano di autonomia presentato dal Marocco è stato sviluppato per proteggere tutto il popolo sahrawi, all’interno e all’esterno, e preservare la sua composizione pluralistica e tribale, il suo luogo e il suo ruolo, senza discriminazioni ed esclusioni».
    Esso sembrerebbe perfettamente in linea con tutti quegli sforzi di politica interna ed estera che il Marocco sta facendo per rafforzare la democrazia e lo Stato diritto. Grazie al piano di sviluppo delle regioni meridionali avviato nel 2015, la regione potrà disporre di tutti gli aiuti finanziari da parte del Regno per lo sviluppo economico e sociale. Questo la renderebbe in grado di svolgere un ruolo geostrategico per le relazioni tra il Regno e l’Africa sub-sahariana. Il Piano di autonomia sembra essere l’unica soluzione diplomatica per questa disputa territoriale, anche se il Fronte Polisario continua a sostenere l’autodeterminazione del popolo sahrawi.

    Altea Pericoli

    Foto in copertina: Minurso

    Altea Pericoli
    Altea Pericoli

    Nata nel 1992, attualmente sono Dottoranda in Istituzioni e Politiche e cultrice di Storia e Istituzioni del Mondo Musulmano presso l’Università Cattolica di Milano. I miei interessi di ricerca riguardano la geopolitica dell’area MENA e la visione islamica dell’aiuto umanitario e allo sviluppo. Dal 2018 collaboro al coordinamento del Desk Medio Oriente e Nord Africa.

    Dei viaggi e del caffè (americano) non potrei mai fare a meno!

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