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lunedì 24 Gennaio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

L’ultima sfida della Polonia all’Unione Europea

In breve

  • Il Partito Diritto e Giustizia, al potere in Polonia dal 2005, ha assunto nel corso degli anni posizioni sempre più in contrasto con le Istituzioni europee.
  • L’affermazione della supremazia del diritto nazionale sul diritto comunitario da parte della Corte Suprema polacca il 7 ottobre 2021 ha incrinato ulteriormente i rapporti con Bruxelles.
  • L’ipotesi di una Polexit sembra lontana, ma le prossime settimane saranno determinanti nel definire il futuro dei rapporti tra Varsavia e Bruxelles.

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In 3 sorsi- Il PiS continua la scia delle provocazioni all’Unione Europea: il 7 ottobre 2021 la Corte Suprema polacca ha sancito la supremazia del diritto nazionale sul diritto comunitario. Il braccio di ferro tra Bruxelles e Varsavia è sempre più teso. Nonostante ciò l’ipotesi di una “Polexit” appare remota.

1. IL PARTITO DIRITTO E GIUSTIZIA IN POLONIA


Era il 2001 quando i fratelli Kaczyński fondarono Diritto e Giustizia (PiS), partito nazionalista di destra. In quel periodo la Polonia si trovava nel pieno della transizione post crollo dell’Unione Sovietica ed era in corso il processo di adesione all’Unione Europea. I Governi susseguitisi fino a quel momento erano stati caratterizzati da una visione europeista che aveva contribuito all’ingresso tra gli Stati membri nel maggio 2004. Negli anni successivi il Paese è stato protagonista di un sostanziale cambio di posizioni rispetto al periodo successivo al crollo dell’Unione Sovietica. Le elezioni presidenziali e parlamentari del 2015 segnano un punto di svolta con la salita al potere del PiS. Se il precedente Governo, guidato dal leader del partito Piattaforma Civica Donald Tusk, aveva adottato politiche europeiste, l’ascesa del PiS è stata caratterizzata da un crescente nazionalismo e da un conflitto sempre più marcato con le Istituzioni europee. Le principali aree di frizione riguardano la gestione dei flussi migratori da Paesi extra europei, i diritti della comunità LGBT, lo Stato di diritto. Le divergenze con Bruxelles e altri Stati membri sono andate accentuandosi sempre più durante gli anni al Governo del partito Diritto e Giustizia. 

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Fig. 1 – Il Primo Ministro polacco Morawiecki

2. LA NUOVA SFIDA ALL’UNIONE EUROPEA

Il 7 ottobre 2021 la Corte Suprema polacca ha sancito la supremazia del diritto nazionale su quello comunitario: in altre parole, alcune disposizioni del Trattato sull’Unione Europea sono state dichiarate illegittime, in quanto considerate incompatibili con la Costituzione polacca.
Per comprendere le motivazioni che hanno portato a tale tensione si deve guardare alla cosiddetta “legge bavaglio” approvata nel gennaio 2020 ed entrata in vigore nel febbraio dello stesso anno, con la quale sostanzialmente veniva abolita l’autonomia del potere giudiziario nel Paese. La risposta comunitaria non si è fatta attendere: Bruxelles ha chiesto a Varsavia di tornare sui propri passi e di assicurare il rispetto dello Stato di diritto.
Da qui è partita l’escalation di reazioni da parte della Polonia, culminate appunto nella sentenza emessa dalla Corte Suprema il 7 ottobre.

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Fig. 2 – Un’immagine di Varsavia

3. POLEXIT: UN’IPOTESI CONCRETA?

Quest’ultima sfida all’Unione Europea rappresenta uno schiaffo ancor più sonoro ai principi comunitari rispetto alle provocazioni perpetrate finora dal PiS durante gli anni alla guida del Paese. Contestare la legittimità della supremazia del diritto comunitario sul diritto nazionale significa mettere in discussione i principi alla base dell’unità europea.
Se le relazioni tra Varsavia e Bruxelles risultano sempre più tese, l’ipotesi di una “Polexit” appare però remota. In primis gli Eurobarometri più recenti mostrano un’opinione pubblica polacca complessivamente soddisfatta dell’immagine dell’Unione Europea, alla luce anche della risposta comunitaria alla pandemia. L’analisi pubblicata nella primavera 2021 riporta un 56% dei partecipanti al sondaggio con una visione positiva delle Istituzioni europee, a fronte di un 36% che non assume una posizione e di un 8% che ha invece una visione negativa.
Sul fronte del Governo nazionale risulta sempre più evidente la volontà di sfidare Bruxelles nell’ottica di un braccio di ferro per ottenere più vantaggi possibili, a partire dall’approvazione del piano di Varsavia per accedere al Recovery Fund aggirando l’obbligo del rispetto dello Stato di diritto europeo.
Il quadro è reso ancora più complesso dalla recente crisi dei migranti al confine tra Bielorussia e Polonia. Sarà necessario seguire gli sviluppi anche in questa direzione per poter comprendere le future mosse di Bruxelles e Varsavia sulla questione dello Stato di diritto.  

Gloria Mignini

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Gloria Mignini

Classe 1994, laureata in Scienze Internazionali- Studi Europei presso l’Università degli Studi di Torino. Sono nata e cresciuta a Perugia, ma viaggiare e conoscere nuove culture sono sempre state le mie passioni, tanto che durante l’università ho svolto due periodi di mobilità all’estero (negli Stati Uniti e in Spagna). Credo nel Programma Erasmus+ e nelle politiche europee per istruzione, formazione, gioventù e sport, al punto da dedicare (da settembre 2017) gran parte del mio tempo libero all’associazione ESN e da incentrare la tesi di laurea magistrale su queste tematiche.

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