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mercoledì 25 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Record di spese militari e questione nucleare: giorni caldi a Tokyo

In breve

  • Il fragile assetto geopolitico nell’Indo-Pacifico porta anche il Giappone a una riconsiderazione del proprio ruolo militare.
  • Il relativo budget, in via di approvazione, prevede un esborso di quasi 50 miliardi di dollari per tentare di primeggiare nei confronti dei competitor locali.
  • In parallelo, si rianima il dibattito sulla rivalutazione del nucleare come primaria fonte di energia, a poco meno di 11 anni dal disastro di Fukushima.

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Analisi – Il neopremier giapponese Fumio Kishida affronta in maniera decisa due tematiche tabù per la sua nazione: il riarmo e l’energia nucleare.

UNA STORICA AREA GRIGIA

Il Capitolo 2 dell’Articolo 9 della Costituzione giapponese declama le seguenti parole: “Con la sincera aspirazione ad una pace globale basata su giustizia e ordine, il popolo giapponese rinuncia definitivamente alla guerra come diritto sovrano di una nazione e la minaccia o l’uso della forza come un mezzo di risoluzione di dispute internazionali”. Ma è il paragrafo successivo ad interessare maggiormente: “In modo da perseguire quanto detto precedentemente, nessuna forza di terra, mare ed aria verrà sostenuta”. Parole forti, rivoluzionarie in un certo senso. Ci si è spinti ad affermare che questo pilastro della Carta costituzionale nipponica sia un manifesto pacifista.
In realtà la formulazione di queste righe è derivata dal traumatico punto di rottura tra il Giappone con mire panasiatiche del secondo conflitto mondiale e la sua resa a seguito delle atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Un riassetto militare, anche con il semplice scopo di difesa dei confini nazionali, è sempre stato un argomento alquanto spinoso nell’arcipelago, tra plateali dimostrazioni (si veda il seppuku dello scrittore Yukio Mishima nel 1970) e le titubanze di potenze occidentali come gli Stati Uniti, che tuttora detengono una massiccia presenza di soldati sull’isola meridionale di Okinawa.
A riaccendere il dibattito ci ha pensato l’attuale premier giapponese Fumio Kishida, sempre più preoccupato dai fragili equilibri in essere e divenire nell’Indo-Pacifico. “Il clima attorno al Giappone sta chiaramente evolvendo a una velocità senza precedenti. Eventi che in passato erano narrati in romanzi fantascientifici si stanno tramutando in realtà”, ha affermato Kishida. La crescita esponenziale dell’influenza geopolitica cinese sull’intera area, così come la perenne instabilità che aleggia sulla penisola coreana – con la Corea del Nord che ha già effettuato un numero elevato di lanci missilistici dall’inizio dell’anno  –  hanno convinto Kishida a proseguire nella roadmap delineata dai suoi predecessori Shinzō Abe e Yoshihide Suga per il tracciamento di un maggiore impegno nell’ambito difensivo. La bassa popolarità raggiunta nell’estate scorsa da Suga, sulla scia del rifiuto di cancellare le Olimpiadi di Tokyo, ha provocato un apparente rallentamento su questo punto, ma le costanti minacce esterne – il war game sulle coste di Taiwan, in primis – ha riportato de facto l’argomento in agenda.

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Fig. 1 – Il premier giapponese Fumio Kishida

BUDGET MILITARE RECORD

Le parole di Kishida hanno trovato seguito nel processo d’approvazione del piano di investimenti militari imbastito dal suo Governo. Nel solo 2022, il pacchetto prevede una spesa complessiva di oltre 47 miliardi di dollari (42 miliardi di euro), effettiva dal secondo trimestre, dando per scontato il via libera della Dieta, attualmente controllata dal Partito Liberal Democratico (LDP) del premier. Si tratta dell’ottavo record consecutivo infranto per quanto concerne il budget militare, toccando quota 1% dell’attuale PIL nipponico. Uno scenario decisamente anomalo rispetto alle politiche “pacifiste” di Tokyo dei decenni scorsi.
Escludendo i quasi 2 miliardi di dollari (1,8 miliardi di euro) destinati al rafforzamento delle basi statunitensi in Giappone, con il chiaro obiettivo di incrementare le esercitazioni congiunte, il Ministro della Difesa Nobuo Kishi ha puntato l’attenzione sull’ulteriore sviluppo del caccia stealth Mitsubishi F-X, gioiello anglo-nipponico della next-gen, al quale verranno destinati 900 millioni di dollari (800 millioni di euro). Si tratta di un investimento a lungo termine – primi test previsti a ridosso del 2030, – ma necessario per tenere il passo con le principali potenze antagoniste in un ambiente sempre più dinamico.
Interessante osservare come, tra le altre cose, una buona fetta dello spending in materia di difesa coprirà il settore navale: ben 90 millioni di dollari (80 millioni di euro) finanzieranno l’acquisto di una nuova nave a supporto logistico (LSV) e di una serie di unità dedite al trasporto di truppe ed equipaggiamento (LCU). In particolar modo, queste innovative imbarcazioni fungono anche da canale di stoccaggio per eventuali basi dislocate al di fuori del Giappone, in caso di conflitti nell’area.
Facendo riferimento ai dati aggiornati dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), sebbene l’attuale budget di Tokyo in ambito difensivo sia di gran lunga inferiore rispetto a quello di Washington (778 miliardi di dollari), si prevede che il prossimo piano quinquennale 2023-2028 miri a raggiungere quasi 300 miliardi di dollari, segnando un gigantesco balzo in avanti per l’industria bellica giapponese.

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Fig. 2 – Soldati delle Forze di autodifesa giapponesi nella base di Asaka, vicino a Tokyo, novembre 2021

RITORNO DI FIAMMA PER IL NUCLEARE

L’opinione pubblica nipponica si trova ad affrontare anche un altro acceso dibattito, per alcuni versi legato da un fil rouge con il focus militare: la riabilitazione dell’energia nucleare. L’incidente che nel marzo del 2011 ha colpito la centrale di Fukushima, locata a 200 chilometri a nord dalla capitale, ha rievocato i fantasmi di Černobyl’, riportando in prima pagina la mobilitazione per il pensionamento dell’atomo.
Tuttavia, nonostante la cicatrice sia ancora ben visibile – il livello attuale di radiazioni supera ancora la doppia cifra di sievert, relativa unità di misura – Kishida, fautore convinto dell’energia nucleare, non demorde e vuole che il suo Paese punti su questa fonte fin quando non si riesca a raggiungere un completo approvvigionamento dalle rinnovabili. A livello internazionale il Giappone si colloca tra quelle nazioni – come la Francia – che si schierano a favore dell’atomo per muoversi verso la transizione energetica, spingendo per una tecnologia di quarta generazione che però richiederebbe diversi anni prima di poter diventare operativa. Durante la COP26 di Glasgow, Tokyo ha confermato il suo obiettivo di voler raggiungere le emissioni zero entro il 2050, a differenza di “vicini di casa” come Cina e India, che hanno chiaramente affermato di non poter ambire a ciò fino al 2060 nel primo caso e 2070 nel secondo.
“I cambiamenti climatici sono un problema sul quale gli aspetti negativi del capitalismo, inclusa una mancanza di sostenibilità, sono concentrati”, ha affermato il premier nipponico durante un incontro con alcuni esperti del settore.
La forte apertura verso il nucleare va però di pari passo con la denuclearizzazione degli armamenti, come ribadito di recente da Kishida nel suo incontro bilaterale con Joe Biden. Proveniente da Hiroshima, il Premier giapponese è particolarmente sensibile alla tematica e la paura che nazioni come Cina, India, Pakistan e Corea del Nord possano consolidare il proprio arsenale innalza ulteriormente il livello della sua exit strategy relativa alle testate nucleari.
Il fatto che le maggiori testate giornalistiche nipponiche – come Asahi Shimbun e The Japan Times – dedichino quotidianamente ampio spazio a queste tematiche testimonia la vivacità della discussione. Le prossime settimane potrebbero far voltare pagina su due capisaldi del pensiero nipponico. Si prospettano giorni caldi a Tokyo.

Stefano Ermini

McDonnell RF-4E Kai Phantom II ‘57-6907 / 907’” by HawkeyeUK is licensed under CC BY-SA

Stefano Ermini
Stefano Ermini

Classe 1987, grande appassionato di geopolitica ed economia, con un focus sulle aree medio ed estremo-orientale. Il mio percorso accademico include una laurea in Studi Orientali alla “Sapienza” di Roma e due master – di cui uno ottenuto a Tokyo, Giappone – in Economia e Relazioni Internazionali, con tesi relative all’impatto della Grande Depressione economica del 2007-2008 sull’Estremo Oriente e lo status della pace armata tra le due Coree. Nel mio tempo libero, adoro fare sport (2 ore al giorno!), suonare (il basso), leggere libri di ogni tipo e viaggiare in ogni angolo del mondo.

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