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lunedì 28 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La strategia dell’India per evitare l’accerchiamento

In breve

  • Chiusa da Pakistan e Cina, l’India sta provando a sviluppare relazioni con le Repubbliche centroasiatiche con l’obiettivo di evitare l’accerchiamento e costruire partnership per la sicurezza regionale.
  • Afghanistan e Kashmir sono i fronti caldi dello scontro con il Pakistan. La pace nelle regioni contese dipenderà anche dalle sorti dell’Emirato Islamico.
  • Il recente incontro tra Putin e Xi Jinping riavvicina Russia e Cina e preoccupa l’India. Mosca e Pechino, rifiutando la definizione di Indo-Pacifico fatta propria da Delhi, rischiano di frustrarne le ambizioni.

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Analisi – Chiusa dal Pakistan e dalla Cina, l’India prova a sfuggire all’accerchiamento stabilendo relazioni con le Repubbliche centroasiatiche. La strategia di Delhi è quella di costruire nuove partnership che le consentano di rispondere alle principali sfide per la sicurezza regionale, ma il nuovo asse russo-cinese rischia di vanificare ogni sforzo.

DELHI A CACCIA DI ALLEATI

I recenti sviluppi regionali hanno riproposto con forza la necessità per l’India di abbandonare la tradizionale cautela che caratterizza i suoi rapporti con l’estero al fine di evitare l’accerchiamento da parte dei propri avversari. La presenza di Pakistan e Cina, infatti, impedisce all’India di guardare tanto a ovest quanto a nord, ne riduce l’azione esterna al solo vicinato orientale e la obbliga a tuffarsi nell’Oceano Indiano per aprire nuove rotte commerciali. Nel corso del mandato il Primo Ministro Modi ha mostrato reattività nel contrastare la minaccia cinese sul mare rilanciando il Quad e sposando, seppur con importanti differenze, la strategia statunitense per l’Indo-Pacifico. Maggiori difficoltà sono invece sorte in merito al tentativo di aprire al Paese una strada verso l’Asia Centrale. La strategia indiana prevedeva di instaurare buone relazioni con l’Afghanistan e utilizzare il Paese come porta d’accesso verso le Repubbliche centroasiatiche, ricche di risorse di cui l’India ha bisogno. Tuttavia il ritorno dei Talebani a Kabul ha frustrato le ambizioni indiane e ha riavvicinato l’Afghanistan all’arcinemico Pakistan. L’India si è quindi trovata a dover ripensare la propria strategia per l’Asia Centrale. Negli ultimi mesi Delhi ha così avviato una serie di iniziative diplomatiche culminate nell’India-Central Asia Virtual Summit in cui Modi ha incontrato i cinque leader centroasiatici. Il Summit, ampiamente incentrato sul tema della sicurezza regionale, si è concluso con l’annuncio della creazione di un gruppo di lavoro congiunto sull’Afghanistan. Un risultato importante questo per l’India, dal momento che qualsiasi strategia di contenimento del Pakistan deve necessariamente passare per l’Emirato guidato dai Talebani.

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Fig. 1 – La fregata Indiana INS Tarkash nel corso di una parata militare a Kronstadt in occasione del Russian Navy Day, luglio 2019

AFGHANISTAN E SICUREZZA REGIONALE

Le recenti iniziative di Delhi rispondono ai timori sorti nella comunità strategica indiana circa il percepito rafforzamento del Pakistan. In effetti il Pakistan ha di recente rinsaldato i rapporti con la Cina, ha trasformato la partnership con Turchia e Azerbaijan in una alleanza militare e ha avviato un percorso, non privo di insidie, di riavvicinamento all’Afghanistan. Inoltre, facendo leva sull’influenza che è in grado di esercitare sulla leadership talebana, il Pakistan ha sponsorizzato la presenza nel Governo di Kabul di esponenti del controverso network Haqqani, da sempre attivi contro obiettivi indiani nella regione. Il mutato contesto ha spinto l’India a optare per un cambio di rotta nelle relazioni con l’Afghanistan. In particolare Delhi ha recentemente annunciato un taglio del sostegno economico all’Emirato del 43% rispetto al biennio precedente. Allo stesso tempo l’India punta a rilanciare le relazioni con l’Asia Centrale per bilanciare un vicinato sempre più ostile. Partner privilegiato per tale scopo è senza dubbio il Tagikistan, che per posizione geografica ricopre un ruolo strategico fondamentale. La partnership militare tra i due Paesi è iniziata nei primi anni Duemila e si è basata sempre su una comune visione della minaccia posta dai Talebani, nonché dalla volontà dell’India di aprirsi un varco dietro le linee pakistane. Per questo l’Indian Air Force gestisce con le Forze Armate tagike il Gissar Military Aerodrome, fondamentale per le operazioni di evacuazione degli indiani presenti a Kabul lo scorso agosto. Ora, però, Delhi non può far altro che provare a limitare i danni, frenando l’influenza del radicalismo religioso nella regione che rischia di ispirare i miliziani radicalizzati presenti nel nord del Paese.

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Fig. 2 – Combattenti talebani sfilano lungo le strade di Kandahar per festeggiare il ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan, settembre 2021

LE TENSIONI IN KASHMIR

L’India sa che l’evoluzione degli eventi in Afghanistan può avere importanti ricadute sull’altro fronte dello scontro con il Pakistan, Jammu e Kashmir. In particolare Delhi teme che membri dei gruppi terroristici attivi nella regione come Jaish-e-Mohammad e Lashkar-e-Taiba possano trovare supporto e riparo nell’Emirato Islamico. Noti sono infatti i legami tra esponenti del network Haqqani e i miliziani islamici attivi nel nord del Paese. Stando alla National Security Policy pakistana, la risoluzione della disputa sul Jammu e Kashmir rappresenta un “interesse vitale per la sicurezza nazionale” di Islamabad. Nel 2019 si è rischiata l’escalation nucleare, quando l’India ha risposto agli attacchi dei miliziani contro le proprie forze di sicurezza colpendo le loro basi direttamente in territorio pakistano. Anche oggi il conflitto è tutt’altro che congelato e la situazione sul campo è sempre tesa. Fonti governative indiane parlano di 21 miliziani uccisi nel solo mese di gennaio. Ma al di là dei numeri è indubbio che l’approccio securitario adottato dall’India non stia producendo i risultati sperati e che le controverse iniziative intraprese, tra cui spicca una legge anti-terrorismo accusata di violare i diritti umani, sembrano allontanare qualsiasi possibile soluzione.

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Fig. 3 – Vladimir Putin e Xi Jinping durante il loro incontro alla Diaoyutai State Guesthouse, 4 febbraio 2022

IL RIAVVICINAMENTO RUSSIA-CINA

Ma a preoccupare l’India in questo momento non è solo il Pakistan. La crisi in corso tra Stati Uniti e Russia rischia infatti di produrre effetti negativi anche per Delhi. Il recente viaggio di Putin a Pechino in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, boicottata anche da Modi, è stato seguito con preoccupazione dalle Autorità indiane. L’incontro tra Putin e Xi Jinping, oltre ad aver portato alla firma di importanti accordi sulle forniture di gas e petrolio russo alla Repubblica Popolare, ha anche rilanciato la partnership in chiave antioccidentale. In particolare la “Dichiarazione congiunta sulle nuove relazioni internazionali” ha indicato come la strategia per l’Indo-Pacifico degli Stati Uniti, accolta con favore anche dall’India, rappresenti per Russia e Cina una minaccia alla pace e alla stabilità della regione. Mosca e Pechino rifiutano la definizione di Indo-Pacifico che, come sottolineato da Lavrov, taglia fuori la Cina e hanno dichiarato di voler “costruire un sistema di sicurezza equo e inclusivo” nella regione “Asia-Pacifico”. In questo nuovo contesto l’India rischia di vedere compromessa la partnership strategica con la Russia, dal momento che le visioni di Delhi e Mosca sulla sicurezza regionale non sembrano coincidere del tutto. Questi sviluppi complicano la posizione dell’India e rischiano di vanificarne i recenti sforzi diplomatici. Delhi vive infatti un equilibrio sempre più precario tra le democrazie occidentali e regionali da una parte, e l’imprescindibile relazione con la Russia necessaria per rilanciare la propria azione in Asia Centrale, dall’altra. Poco conta per Delhi l’annuncio di Russia e Cina di voler rilanciare i sonnolenti forum multilaterali asiatici e globali. In particolare, Mosca e Pechino hanno indicato il format “Russia-India-Cina” come strumento utile a definire una posizione comune sull’Afghanistan. Dichiarazioni meramente simboliche che non modificano la sostanza: l’India ha ancora molta strada da fare per evitare l’accerchiamento.

Tiziano Marino

President Jacob Zuma visits Russia, 7-9 Jul 2015” by GovernmentZA is licensed under CC BY-ND

Tiziano Marino
Tiziano Marino

Analista politico e ricercatore, dopo la laurea magistrale in Relazioni Internazionali all’Università Roma Tre con specializzazione in “Pace, Guerra e Sicurezza”, ho conseguito un master in Studi Europei al College of Europe di Varsavia con una tesi sulla politica di vicinato dell’UE in Medioriente. Appassionato di sicurezza internazionale e geoeconomia, scrivo di UE, area MENA e Asia meridionale. Ho lavorato per i quotidiani HuffPost Italia e l’Indro, sono stato ricercatore per l’Istituto Affari Internazionali (IAI), e attualmente collaboro con Eastwest.eu e New Eastern Europe. Nella mia vita precedente ho viaggiato e vissuto in India e in Australia dove per sopravvivere ho lavato piatti e raccolto fragole.

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