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martedì 21 Settembre 2021

Il ritorno dei talebani a Kabul è una sconfitta per l’India

In breve

  • La guerra lampo dei talebani ha sottratto l’Afghanistan dalla sfera di influenza indiana, avvicinandolo al Pakistan, e ha sbarrato a Delhi la strada verso l’Asia Centrale.
  • Diverse visioni strategiche rischiano di allontanare l’India dai propri tradizionali alleati occidentali, Stati Uniti in testa, e isolarla lasciandola in balia dell’asse Pakistan-Cina.
  • Ora Delhi ha tre opzioni: parlare con i talebani, attendere, oppure avvicinarsi a Russia e Iran per decidere una strategia comune da adottare in Afghanistan.

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Analisi – Il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan sottrae all’India un alleato chiave nel conflitto contro il Pakistan e sbarra la strada alle sue ambizioni in Asia Centrale. Abbandonata dagli alleati occidentali ora Delhi rischia l’accerchiamento e per questo potrebbe avvicinarsi a Russia e Iran.

LA PERDITA DELL’AFGHANISTAN

Pur senza aver sparato un colpo l’India è tra le vittime eccellenti del conflitto in Afghanistan. Se il blitzkrieg talebano pare aver causato (almeno per il momento) solo grandi danni di immagine ai Paesi della coalizione NATO, le conseguenze per l’India sembrano essere ben peggiori. Nel giro di poche settimane Delhi ha infatti perso ogni possibilità di influenzare il destino di un Paese strategico in cui ha investito molto e non solo in denaro. L’Afghanistan, partner chiave nel conflitto contro il Pakistan, era da tempo al centro della strategia indiana per il fronte occidentale. Applicando alla lettera la massima dell’antico trattato indiano Arthaśāstra “il nemico del nemico è mio amico”, Delhi ha sfruttato la rivalità esistente tra Pakistan e Afghanistan per stringere relazioni con Kabul. Tale assetto è proseguito senza sosta dal 1947 e solo l’instaurazione dell’Emirato Islamico nel 1996 ha sottratto l’Afghanistan all’influenza indiana spingendolo verso il Pakistan. In quel contesto Delhi decise di appoggiare l’Alleanza del Nord, che grazie al decisivo sostegno degli USA sconfisse i talebani riaprendo le porte del Paese all’India. Da quel momento in poi Delhi ha sostenuto le Amministrazioni Karzai e Ghani, investendo circa 3 miliardi di dollari in infrastrutture destinate a favorire lo sviluppo del Paese. La firma della Partnership Strategica nel 2011 ha poi esteso la cooperazione tra i due alleati anche in campo militare. L’accordo prevedeva l’addestramento di truppe afghane e la fornitura all’Afghan National Army di circa 300 mezzi militari ed elicotteri d’attacco Mi-25 e Mi-35, ora caduti in mano ai talebani. Al momento tutti questi sforzi sembrano essere stati vani e l’assenza (al netto della resistenza nel Panjshir) di una nuova Alleanza del Nord costringe Delhi a fare i conti con un Afghanistan guidato dai talebani a lei ostili e molto (forse troppo) vicini a Islamabad.

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Fig. 1 – Cittadini indiani a bordo di un aereo della Indian Air Force all’aeroporto di Kabul pronti per essere evacuati, 17 agosto 2021

I NEMICI NEL GIARDINO DI CASA

I Talebani non sembrano aver dimenticato quanto accaduto negli anni Novanta. Non appena tornati al potere gli “studenti coranici” hanno sigillato le principali vie di comunicazione che consentivano ai beni afghani di raggiungere l’India via Pakistan. Seppur solo temporanea questa iniziativa sbarra la strada ai commerci con Delhi, terzo importatore di prodotti afghani nel mondo, e segna l’inizio di un nuovo capitolo nelle relazioni India-Afghanistan. Delhi sa che perdere l’Afghanistan non significa solo avere un alleato regionale in meno, ma anche un nemico in più. I legami tra Pakistan e talebani sono infatti molto profondi e l’ISI, la più potente agenzia d’intelligence pakistana, intrattiene da anni rapporti con essi e ha fornito loro risorse e riparo. Stando alle informazioni riportate dal Dipartimento di Stato USA, oltre ai talebani il Pakistan ospita sul proprio territorio diversi gruppi terroristici da tempo attivi contro obiettivi indiani in Afghanistan e in Kashmir. Tra questi spiccano Jaish-e-Mohammed e il Network Haqqani, legato ai talebani, e protagonista delle trattative per la formazione del nuovo Governo afghano. Il ritorno dei talebani a Kabul ha anche l’effetto di allontanare Delhi dall’Asia Centrale, rallentando lo sviluppo di progetti infrastrutturali strategici per il Governo Modi, come l’ampliamento del porto iraniano di Chabahar, hub che fornirebbe all’India un’opzione marittima per le proprie merci non più costrette a seguire rotte cinesi e pakistane. In bilico è anche il progetto TAPI (Trans-Afghanistan Pipeline), che alla luce dei recenti sviluppi imporrebbe a Delhi di pagare royalties ai talebani sul gas proveniente dal Turkmenistan.

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Fig. 2 – Manifestazione a Kolkata contro il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan, 23 agosto 2021

IL PREZZO DEL DISIMPEGNO AMERICANO IN ASIA

L’avventato e disorganizzato ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan è parte di una più ampia strategia che vede Washington allontanarsi dall’Asia Centrale per concentrare risorse e mezzi più a oriente in funzione anticinese. Ma proprio la strategia americana per l’Indo-Pacifico ha generato forti incomprensioni tra Delhi e Washington. Alla visione indiana, essenzialmente geografica, che descrive l’Indo-Pacifico come area estesa dalle coste orientali dell’Africa fino alle Americhe, si contrappone quella tutta politica degli Stati Uniti, che propone la Cina come centro di gravità e non prende in considerazione i territori a ovest delle coste indiane. Questa differenza di vedute non ha solo allontanato gli USA dall’Asia Centrale, ma li ha anche spinti a rinunciare al supporto indiano nel processo di pace a Doha con i talebani. Letta in questo quadro la proposta di un nuovo “QUAD Centroasiatico“, comprendente USA, Uzbekistan, Pakistan e Afghanistan, esclude senza appello Delhi dai piani americani per il futuro della regione. Probabilmente Washington sogna un’India tutta votata al bilanciamento della Cina a est, ma in questo modo gli Stati Uniti dimenticano i suoi bisogni più immediati (la sicurezza) e ne svuotano la strategia commerciale. Ciò che gli USA non comprendono è che l’interesse indiano per l’Asia Centrale e quindi per l’Afghanistan (dove erano presenti ben quattro consolati e un’Ambasciata) è centrale per Delhi anche in chiave anticinese. Ora invece l’uscita forzata dall’Afghanistan indebolisce l’India, che deve tornare a preoccuparsi della propria sicurezza piuttosto che concentrarsi sul bilanciamento della Cina.

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Fig. 3 – Il Primo Ministro indiano Narendra Modi (a destra) insieme al Presidente afghano Ashraf Ghani durante la conferenza Heart of Asia del dicembre 2016

SOPRAVVIVERE SENZA AFGHANISTAN SI PUÒ?

Seppur concentrata sulla drammatica sfida sanitaria imposta dalla pandemia l’India non deve perdere di vista l’evolversi delle dinamiche regionali. In questi mesi, infatti, il vicinato indiano è divenuto sempre più instabile e Delhi sembra ora circondata da un Ring of Fire. Se a est il colpo di Stato in Myanmar ha posto degli interrogativi sul futuro delle relazioni con Naypyidaw, il ritorno dei talebani a Kabul impone scelte ancor più difficili. Muovendosi con la consueta circospezione e tutta concentrata sul drammatico rientro dei propri diplomatici da Kabul, Delhi ha evitato di esporsi troppo nelle prime ore della crisi afghana. Avendo perso la profondità strategica garantita dall’Afghanistan, utile a tenere impegnato il Pakistan su due fronti, l’India teme ora anche un possibile rafforzamento delle organizzazioni terroristiche islamiche rinvigorite dal successo talebano. In questo quadro si aprono tre possibili strade che Delhi può provare a seguire per evitare guai peggiori. La prima imporrebbe di stabilire relazioni con i talebani, idea peraltro già presente nel dibattito interno alla comunità strategica indiana. Scelta complicata, ma che potrebbe realizzarsi, vista l’attitudine dei “nuovi talebani” impegnati a evitare l’isolamento internazionale. Una seconda opzione per Delhi è quella di attendere. Troppa prudenza però rischia di lasciare l’India fuori da ogni possibile decisione riguardante il futuro della regione e potrebbe rafforzare l’asse Pakistan-Cina-Afghanistan ostile a Delhi. La terza opzione è più ambiziosa. Si tratterebbe di sviluppare un percorso diplomatico in Afghanistan al fianco di Iran e Russia. Con gli USA un po’ più lontani e un’Europa colpevolmente assente, l’India potrebbe mettersi in proprio, rispolverando quell’attitudine a percorrere una terza via che ha fatto la fortuna del Paese. Certo, sia Mosca sia Teheran si presenteranno a Kabul per giocare la propria partita e non è detto che questa sia coerente con le ambizioni di Delhi. Tuttavia l’India non può affrontare da sola la sfida afghana, almeno non in questa fase. Il futuro dell’Afghanistan è tutto da scrivere e spetta all’India capire se ci sarà spazio anche per lei.

Tiziano Marino

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Tiziano Marino
Tiziano Marino

Analista politico e ricercatore, dopo la laurea magistrale in Relazioni Internazionali all’Università Roma Tre con specializzazione in “Pace, Guerra e Sicurezza”, ho conseguito un master in Studi Europei al College of Europe di Varsavia con una tesi sulla politica di vicinato dell’UE in Medioriente. Appassionato di sicurezza internazionale e geoeconomia, scrivo di UE, area MENA e Asia meridionale. Ho lavorato per i quotidiani HuffPost Italia e l’Indro, sono stato ricercatore per l’Istituto Affari Internazionali (IAI), e attualmente collaboro con Eastwest.eu e New Eastern Europe. Nella mia vita precedente ho viaggiato e vissuto in India e in Australia dove per sopravvivere ho lavato piatti e raccolto fragole.

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