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domenica 25 Settembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La guerra in Ucraina dal punto di vista dell’Africa

In breve

  • I Paesi africani nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Gabon, Ghana e Kenya) hanno criticato l’attacco russo alla Crimea.
  • L’Unione Africana si è unita alla condanna di Mosca, così come il Sudafrica, mentre la Nigeria è rimasta più ambigua. Il Sudan e la Guinea hanno dichiarato il proprio sostegno alla Russia. Nessuna dichiarazione dall’Etiopia.
  • Il conflitto in Ucraina potrebbe incidere negativamente sul mercato dell’energia africano e sulla fornitura di beni agricoli al Continente.
  • La Russia sta conducendo una politica attiva di penetrazione in Africa, unendo al soft power una presenza militare, soprattutto tramite i mercenari del Gruppo Wagner.

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AnalisiL’attacco russo all’Ucraina ha provocato reazioni diverse in Africa: se alcuni Paesi hanno criticato apertamente Mosca, molti sono rimasti più ambigui o non si sono espressi. A incidere sui vari posizionamenti ci sono i timori per i prezzi dell’energia e le forniture alimentari, ma anche la politica di penetrazione nel Continente condotta dalla Russia negli ultimi anni.

LE REAZIONI DEI PAESI AFRICANI ALL’ONU

Attualmente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’Africa è rappresentata da Gabon, Ghana e Kenya, che nella seduta del 25 febbraio hanno sostenuto la bozza di risoluzione contro Mosca presentata da USA e Albania, poi bloccata dal veto del rappresentante russo. Già nei giorni precedenti i tre Paesi avevano condannato le decisioni del Cremlino, schierandosi a favore dell’integrità di Kiev. L’ambasciatore keniota, Martin Kimani, aveva criticato la Russia attraverso un paragone tra l’occupazione dell’Ucraina e la comune esperienza coloniale del Continente nero: “Quasi tutti gli Stati africani sono sorti dalla fine di un impero. I nostri confini non sono stati tracciati da noi e oggi a cavallo delle frontiere di ogni singolo Paese africano vivono connazionali che condividono profondi legami”. Kimani, inoltre, aveva invitato alla calma e a una soluzione diplomatica che garantisse una concreta architettura di sicurezza per l’Europa. Analogamente il rappresentante del Gabon, Xavier Biang, aveva contestato il riconoscimento unilaterale delle Repubbliche del Donbass da parte di Mosca, ribadendo il sostegno per il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di Kiev e di ogni altro Stato: “Uomini, donne e bambini nell’Ucraina orientale sono preda di una violenza omicida, con un esodo di massa che mette in pericolo la loro sicurezza”. Harold Adlai Agyeman, ambasciatore del Ghana, oltre a censurare la linea del Cremlino, aveva invitato Putin a rispettare le dichiarazioni sulla disponibilità al dialogo e si era detto preoccupato per il rischio di una guerra ibrida basata anche su cyberattacchi.

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Fig. 1 – La seduta del Consigilio di Sicurezza dell’ONU sulla crisi in Ucraina, 25 febbraio 2022

LE POSIZIONI NEL CONTINENTE

Se i Paesi africani nel Consiglio di Sicurezza hanno mostrato compattezza, nella regione subsahariana le reazioni sono state più variegate, con un forte condizionamento dettato dai recenti avvenimenti soprattutto nel Sahel. L’Unione Africana ha biasimato le azioni russe tramite un comunicato congiunto del Presidente di turno, Macky Sall, e del Presidente della Commissione, Moussa Faki Mahamat: “[Mosca] rispetti il diritto internazionale, – si legge nel documento, – l’integrità e la sovranità dell’Ucraina”. Il Sudafrica, invece, ha modificato la propria posizione nell’arco di poche ore, passando da un atteggiamento piuttosto neutrale a una pubblica accusa contro il Cremlino: se infatti da Pretoria alla vigilia delle operazioni militari si invitava a una soluzione diplomatica, senza tuttavia attribuire specifiche responsabilità, il 24 febbraio si sollecitava invece l’immediato ritiro delle truppe russe. Più ambigua resta la Nigeria, che ancora non ha formalmente preso posizione sulla questione. Nonostante da importanti settori dell’opinione pubblica sia giunta la richiesta di sostenere le sanzioni contro Mosca, il Governo di Muhammadu Buhari si è detto “sorpreso” dall’attacco, ma ha confermato di aver avuto da parte russa la rassicurazione che le inizative belliche fossero circoscritte alle sole installazioni militari ucraine: “La Russia considera la Nigeria una nazione amica”, ha detto il Ministro degli Esteri Geoffrey Onyeama dopo aver incontrato l’ambasciatore russo Alexei Shebarshin. Tra i netti sostenitori del Cremlino ci sono il Sudan (il capo del Consiglio Militare di Transizione, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, era in visita a Mosca il 23 febbraio) e la Guinea, che ha sospeso il console onorario dell’Ucraina, mentre in Mali, che non ha espresso una linea ufficiale, la classe politica è divisa tra la condanna dell’invasione e la sospensione del giudizio. Nessuna comunicazione è giunta dall’Etiopia.

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Fig. 2 – Il Presidente senegalese Macky Sall, alla guida dell’Unione Africana dal 5 febbraio 2022

RICADUTE E RISCHI PER L’AFRICA

La diversità dei posizionamenti africani – compresi i silenzi – circa la crisi russo-ucraina è emblematica della complessità del conflitto e delle conseguenze che possono ricadere sul Continente. Prescindendo al momento dalla nuova penetrazione russa nella regione subsahariana, i principali timori riguardano le prospettive nel breve periodo per i sistemi economici africani, a cominciare dal prezzo dell’energia – con effetti sia nei rapporti con i soggetti del settore estrattivo, sia nelle riserve nazionali – e dalla garanzia delle forniture alimentari provenienti dall’Est europeo. A titolo di esempio nel solo 2020 i Paesi africani hanno importato beni agricoli dalla Russia per $4 miliardi e dall’Ucraina per $3 miliardi, in entrambi i casi quasi totalmente cereali. Il rischio di una crisi energetico-produttiva e di un ulteriore contraccolpo del conflitto sul tasso d’inflazione globale potrebbe poi avere ripercussioni negative per l’Africa, già alle prese con un generale aumento dei prezzi delle commodities in un mercato condizionato dalle dinamiche pandemiche e delle contese geopolitiche. Altro problema rilevante è la presenza di studenti africani bloccati dal conflitto: solo i nigeriani sono circa 4mila, ma dal Continente nero arriva oltre il 20% degli studenti internazionali in Ucraina.

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Fig. 3 – Una bandiera russa mostrata durante una manifestazione a N’Djamena contro il Consiglio Militare di Transizione del Ciad

LA RUSSIA IN AFRICA

Da tempo – più o meno con l’intervento in Libia a sostegno del generale Haftar nel 2016 – la Russia ha rafforzato la propria penetrazione in Africa, integrando alla politica di soft power una presenza militare, soprattutto tramite i mercenari privati del Gruppo Wagner. Il Cremlino ha mostrato grande attivismo in tutto il Continente, cogliendo poi l’occasione del progressivo ritiro francese dal Sahel e dell’instabilità nell’area – dalla Guinea al Sudan – per presentarsi come partner affidabile e concludere accordi sia per la cooperazione militare, sia per gli scambi commerciali e culturali, una politica avviata in modo manifesto con il Vertice di Sochi del 2019. In questo senso la Russia accompagna l’avanzata con notevoli campagne di comunicazione, nelle quali si sottolineano i legami storici tra Mosca e l’Africa già nell’era sovietica, evidenziando al contempo l’assenza del trascorso coloniale tipico delle potenze europee. Non è un caso, per esempio, che durante i recenti colpi di Stato in Mali e in Burkina Faso nelle piazze siano comparse bandiere russe e immagini di Putin, mentre il discorso pubblico e la narrazione dei golpisti contrapponevano lo spirito collaborativo di Mosca alla presenza imperialistica di Parigi. Il Cremlino potrebbe aver agito in modo similare anche in Ciad, laddove non è chiaro se l’uccisione del Presidente Idriss Déby nell’aprile del 2021 possa essere attribuibile a miliziani locali con addestramento russo, ma sicuramente gli inaspriti i sentimenti antifrancesi e l’insediamento dei militari al potere, ritenuti vicini all’Eliseo, favoriscono le intenzioni e la retorica russe. Nella Repubblica Centrafricana potrebbero essere 3mila i mercenari del Gruppo Wagner, da impiegare sulla base di un accordo tra Mosca e Bangui del 2018 nella protezione sia del Governo, sia degli interessi economici russi, come le miniere in alcuni casi gestite da oligarchi vicini a Putin – il tutto con testimonianze di gravi violenze. Altri soldati privati sono poi in Sudan – dove hanno avuto un ruolo rilevante nella repressione delle proteste contro il predominio dell’Esercito nel Governo di transizione, – mentre un dialogo per il rafforzamento della cooperazione militare è in corso con la Nigeria. Da non dimenticare, infine, che la Russia, tramite Rosatom, ha chiuso negli ultimi tre anni diversi contratti per lo sviluppo della tecnologia nucleare in Africa, a cominciare da Etiopia, Nigeria, Ruanda – che non ha assunto una posizione sul conflitto in Ucraina, – Zambia e in misura minore Ghana, Repubblica Democratica del Congo, Sudan e Uganda.

Beniamino Franceschini

Russia-Africa Summit” by GovernmentZA is licensed under CC BY-ND

Beniamino Franceschini
Beniamino Franceschini

Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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