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mercoledì 25 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

L’identità europea al tempo della guerra: sospendere i fondi a Polonia e Ungheria?

In breve

  • La Commissione ha applicato nei confronti dell’Ungheria la clausola sospensiva dei fondi europei, prevista da Next Generation EU per il mancato rispetto dei principi dello Stato di diritto.
  • La stessa procedura non è stata avviata, invece, contro la Polonia, forse anche in ragione del diverso atteggiamento di Varsavia rispetto all’invasione russa dell’Ucraina.
  • Esiste tuttavia il rischio di diluire un elemento fondante dell’identità europea, la sua “ideologia democratica”.

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In 3 Sorsi – Lanciata infine nei confronti dell’Ungheria la procedura per la sospensione dei fondi del Next Generation EU. I perché del ritardo e del diverso approccio nei confronti della Polonia.

1. UNA PROCEDURA TARDIVA

Con l’adozione dell’ambizioso piano di recupero post-pandemico Next Generation EU è stato introdotto, per la prima volta nella storia dell’Unione Europea, un regime di condizionalità che subordina l’accesso ai fondi al rispetto dei principi dello Stato di diritto. Ora questo meccanismo è stato attivato per la prima volta nei confronti dell’Ungheria: il 5 aprile, infatti, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato alla seduta plenaria del Parlamento di Strasburgo il lancio della procedura.
Lancio tardivo a parere di molti, in quanto ormai da tempo sono numerose le evidenze della deriva illiberale del Governo ungherese. Altrettanto potrebbe peraltro dirsi dell’esecutivo polacco. Effettivamente la decisione della Commissione è arrivata soltanto dopo le elezioni nazionali in cui Orbán ha conseguito il quarto mandato. Nonostante le pressioni del Parlamento Europeo, la Commissione si è mossa con lentezza, dapprima attendendo la pronuncia, piuttosto scontata, della Corte di Giustizia europea sui ricorsi di Budapest e Varsavia contro il nuovo regolamento, quindi aspettando, appunto, il dopo elezioni – probabile accondiscendenza alla promessa politica a suo tempo concessa da Angela Merkel a Viktor Orbán.

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Fig. 1 – Il premier ungherese Viktor Orbàn

2. UNGHERIA E POLONIA: DUE PESI E DUE MISURE?

L’Europa si è sempre mossa nel passato con una certa prudenza, o piuttosto si è astenuta dall’azione, in merito all’attivazione dell’articolo 7 del Trattato UE, il quale prevede la possibilità di sospensione dei diritti di un Paese membro in caso di violazione grave e persistente dei principi sui quali l’Unione si basa (democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto). Cautela dovuta alle posizioni non unanimi dei vari Paesi. Ora, in sovrappiù, la situazione di guerra ai nostri confini rischia di far passare in secondo piano la doverosa vigilanza sul rispetto dei principi posti a fondamento dell’Unione stessa e dei Trattati. Vedremo gli sviluppi per quanto riguarda la procedura avviata contro l’Ungheria, inevitabile dato il posizionamento ormai dichiaratamente illiberale del Governo di Budapest. È evidente invece per il momento un’estrema cautela, se non accondiscendenza, nei confronti della Polonia. Non solo l’urgenza di non dividere il fronte comune finora proposto dai membri UE all’invasione russa dell’Ucraina, ma anche un possibile disegno politico di portata più ampia sembrerebbe condurre l’Europa a differenziare le proprie azioni tra i due Paesi sub iudice. Da un lato infatti la Polonia sta accogliendo con impegno notevole milioni di ucraini in fuga dalla guerra e questo sia per spontanea solidarietà e oggettiva empatia di popolo confinante (al contrario di quanto avviene invece per rifugiati provenienti da altre latitudini) che per storica reminiscenza di invasioni analoghe subite nel passato e paura del vicino russo. Dall’altro Orbán conferma, con azioni e dichiarazioni, una vicinanza con Mosca che lo pone di fatto nella posizione di membro “renitente” dell’Unione, se non di vero e proprio “cavallo di Troia” di Putin. In questo contesto, secondo alcuni analisti, l’Unione (e USA e NATO) starebbe giocando una partita tesa a indebolire il legame tra le due democrature dell’Europa centrale, tenendo stretta a sé Varsavia e isolando Budapest. Dunque minacciando di chiudere i rubinetti dei fondi all’Ungheria e chiudendo invece un occhio sulle derive illiberali dei polacchi, nel tentativo di infilarsi nell’incrinatura dell’asse sovranista manifestata da un’Ungheria filo-putiniana molto distante dalla Polonia fortemente anti-russa.

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Fig. 2 – Il Primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki

3. L’IDENTITÀ EUROPEA

La drammaticità del momento impone decisioni ponderate e difficili, e le preoccupazioni geostrategiche e di sicurezza fanno premio nel breve periodo su altre priorità. Oltre il realismo politico nelle relazioni internazionali, tuttavia, è un fatto che anche fattori sociali e ideologici contribuiscono spesso a determinare l’evoluzione storica e sottovalutarne la portata può compromettere i migliori disegni politici. La genesi del progetto europeo e l’ambizione di costruzione dell’unità politica necessaria a contare (o sopravvivere) nel mondo attuale ci riportano a un aspetto fondante dell’identità europea per come si è sviluppata, a partire dalle eredità culturali del passato, negli ultimi settant’anni: la piena accettazione dei principi democratici e della democrazia rappresentativa. Ciò che caratterizza l’Europa e ne costituisce l’elemento portante, oltre i meccanismi economici, è il fatto di costituire il più grande spazio di diritti e libertà del mondo. L’europeismo, in fondo, è questo. Indebolire quella che è stata definita “ideologia democratica” dell’Unione Europea (G. Pasquino) potrebbe essere un errore fatale.

Paolo Pellegrini

EPP Summit, Brussels, October 2018” by More pictures and videos: [email protected] is licensed under CC BY

Paolo Pellegrini
Paolo Pellegrini

Nato a Terni nel 1967, laureato in Giurisprudenza, sono un funzionario della Commissione europea. Prima di diventare un euroburocrate ho svolto vari lavori ed attività, tra cui l’editore e l’istruttore di paracadutismo sportivo, ma la cosa di cui sono più fiero è l’essere stato, per un breve periodo della mia vita, operaio metalmeccanico.

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