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lunedì 3 Ottobre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Viaggio in Transnistria (II): fantasmi di guerra

In breve

  • L’economia della Transnistria dipende quasi esclusivamente dalla Federazione Russa. All’interno del Paese, a farla da padrona è la ditta Sherif, che controlla praticamente tutte le risorse finanziarie con il beneplacito della classe politica locale.
  • Gli stipendi sono molto bassi e questo spinge i giovani all’emigrazione di massa, soprattutto verso la Federazione Russa, ma anche verso la Moldova e l’Unione Europea.
  • La classe politica si muove in maniera molto cauta per quel che riguarda la guerra in Ucraina e sembra non volersi schierare apertamente dalla parte della Russia. La maggior parte della popolazione, invece, spera in un’annessione alla Federazione Russa. C’è una minoranza, però, che preferirebbe mantenere l’indipendenza.

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AnalisiLa Transnistria ha enormi problemi economici e dipende da ogni punti di vista dalla Russia. Nonostante ciò, il Governo sembra aver scelto un approccio molto cauto nei confronti della guerra in Ucraina.

La prima parte del reportage è disponibile qui.

L’ECONOMIA TRANSNISTRIANA

L’impressione è che in Transnistria si viva bene, ma la realtà è diversa: per quanto il Paese abbia un’industria chimica ed edile fiorente, si mantiene solo grazie agli aiuti e agli scambi con la Russia. La presenza di Mosca è ben visibile nelle numerose caserme che ospitano guarnigioni militari russe, la più grande delle quali è proprio all’ingresso di Tiraspol, a pochi passi dallo stadio cittadino che porta il nome dеlla squadra di calcio Sherif. In realtà, la Sherif è l’azienda più grande del Paese, che ha praticamente in mano l’economia della Transnistria. Possiede negozi, caffè, ristoranti grazie ai propri legami con il Governo. Quello transnistriano è un libero mercato controllato, dove solo pochi attori, in accordo con i politici, possono permettersi di fare business. La popolazione transistriana non vive nell’agio, anche se non ci sono drammatiche differenze di reddito e di classe come negli altri Paesi post-sovietici. Il Governo del Paese è in mano al Presidente Vladimir Krasnosel’ski e ai suoi uomini, ma esiste anche un’opposizione, tollerata e non eccessivamente critica verso il Governo, rappresentata dal Partito Comunista Transnistriano (non presente in Parlamento, dove, su 33 deputati, 29 sono del partito “Rinnovamento”, che è legato e finanziato dalla ditta Sherif, e 4 sono indipendenti). Il suo organo di informazione, la Pravda pridnestrovia, critica il Governo per quel che riguarda le misure economiche e propone un avvicinamento, se non un’annessione, alla Russia per risolvere i problemi del Paese. Al di là di questa soluzione, forse semplicistica e di parte, ciò che è davvero interessante è il fatto che la “Pravda” sia l’unico giornale a mettere in evidenza i veri problemi economici del territorio controllato da Tiraspol: paghe medie di 350 euro per i professionisti, che preferiscono lasciare il Paese e andare a lavorare in Russia o in Moldova. Lo stipendio minimo garantito è di circa 133 euro, davvero poco per sopravvivere. Un medico e un professore guadagnano poco più del salario minimo. Grazie anche e soprattutto alle donazioni da parte del Cremlino, il sedicente Stato transnistriano garantisce studi e servizi sociali gratuiti, cosa che permette alla popolazione di sopravvivere. Di sopravvivere, non di vivere agiatamente, per questo i giovani, una volta laureati, scelgono in massa la via dell’emigrazione.

Fig. 1 – Il Parlamento della Transnistria a Tiraspol | Foto: Christian Eccher

LA TRANSNISTRIA E LA GUERRA IN UCRAINA

L’èlite politica trannistriana, da quando è cominciata la guerra in Ucraina, sembra aver scelto la via della diplomazia e della cautela. Il Governo di Chișinau è convinto che Tiraspol non si schiererà dalla parte di Mosca e sembra si sia creato uno iato fra gran parte della popolazione, che aspetta con goia l’arrivo dell’esercito russo, e il Presidente, che invece non perde occasione per sottolineare la naturale inclinazione alla pace della Repubblica Moldava di Transnistria.
Sulla spiaggia sulla riva destra del fiume Dnestr, un luogo molto frequentato dai cittadini di Tiraspol, due sorelle, Maria e Svetlana, prendono il sole e guardano il figlio di Maria, Artiom, che ha solo 3 anni e che, sulla battigia, ride e schizza l’acqua al cielo. Maria, che come la sorella ha anche passaporto ucraino, parla delle bellezze del suo Paese e a un certo punto esclama: “I russi sono alle porte di Nikolajev (Mikolaiv in ucraino). Se riuscissero a conquistare la città, rimarrebbe solo l’ostacolo di Odessa e poi potremmo unirci alla Russia. Alla fin fine, noi siamo russi, Mosca è la nostra capitale”. Nel 2006 ci fu un referendum in cui i cittadini transnistriani votarono l’annessione alla Russia, che però fece orecchie da mercante e non rispose alla richiesta di Tiraspol. Dopo il riconoscimento da parte del Cremlino delle Repubbliche di Donetsk (DNP) e Luhansk (LNP), i malumori in Transnistria sono aumentati e la giornalista M. Radulova scrive sulla Pravda Pridnestrovia: “Sapete, se avessi l’opportunità, mi trasferirei subito a Donetsk. Anche se nelle DNP e LNP potrei morire in guerra, è anche vero che lì c’è una concreta possibilità di sviluppo delle istituzioni statali e dell’economia. Qui, invece, non vedo la luce alla fine del tunnel. Soprattutto con questo Governo. Scusate il pessimismo”.

Fig. 2 – “30 anni dall’invasione moldava: la nostra fragile pace: cosi’ importante conservarla” – cartellone propagandistico a Tiraspol | Foto: Christian Eccher

LA PAURA DELLA GUERRA

Svetlana, la sorella di Maria, esprime invece un giudizio più cauto: “Anche io spero che arrivino i russi, ma non so se questa sia per noi la soluzione… Non è male anche essere indipendenti. Certo, se fossimo controllati da Mosca, i rappresentanti della Sherif non potrebbero più controllare l’economia e le istituzioni, entreremmo nei circuiti economici internazionali, anche se adesso la Russia è sotto sanzioni… Non so cosa sia meglio per noi. So solo che quando i droni ucraini hanno bombardato i ripetitori e un palazzo alle porte di Tiraspol[1], ho avuto molta paura e sono scappata dai miei amici a Minsk. Ho rivissuto l’incubo del 1992 e ho avuto paura che la Moldova ci attaccasse. Tutto sommato, anche se nessuno ci riconosce, noi siamo diversi dalla Moldova, da noi si vive meglio. Loro sono forse più liberi ma noi siamo più ricchi. Da noi non hanno permesso che l’economia di mercato devastasse quello che di buono c’era nell’URSS”. Il sole cala al di là del ponte, fra i palazzi nuovi di Tiraspol. Artiom continua a spruzzare acqua al cielo e a ridere, ignaro e giustamente indifferente ai giochi geopolitici degli adulti.


Christian Eccher

[1] Non ci sono prove che siano stati gli ucraini a bombardare tali edifici. Il sospetto è invece che il loro danneggiamento sia opera di elementi locali che vorebbero provocare un intervento a fianco di Mosca contro Kiev.

Relief outside music building, Tiraspol” by mia! is licensed under CC BY-SA

Christian Eccher
Christian Eccher

Sono nato a Basilea nel 1977. Mi sono laureato in Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove ho anche conseguito il dottorato di ricerca con una tesi sulla letteratura degli italiani dell’Istria e di Fiume, dal 1945 a oggi. Sono professore di Lingua e cultura italiana all’Università di Novi Sad, in Serbia, e nel tempo libero mi dedico al giornalismo. Mi occupo principalmente di geopoetica e i miei reportage sono raccolti nei libri “Vento di Terra – Miniature geopoetiche” ed “Esimdé”.

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