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lunedì 3 Ottobre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La destra populista sfonda anche in Svezia

In breve

  • Il popolo svedese è stato chiamato alle urne l’11 settembre 2022, per le elezioni parlamentari, regionali e comunali che si svolgono di rito in contemporanea ogni quattro anni.
  • Le urne hanno restituito al Paese la situazione nettamente polarizzata delle visioni politiche della cittadinanza. Nessuna delle coalizioni destra-sinistra è riuscita a conquistare la maggioranza parlamentare necessaria a formare un Governo stabile.
  • L’unico vero vincitore assoluto della tornata elettorale è stato Jimmie Åkesson e i suoi ultranazionalisti, ex-nazisti, Sverigedemokraterna.

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Analisi – Mentre Fratelli d’Italia è dato da tutti i sondaggi come il primo partito d’Italia, gli alleati ultranazionalisti svedesi Sverigedemokraterna hanno già sbancato alla tornata elettorale 2022, appena due settimane prima dei colleghi mediterranei. Gli ultimi Governi di minoranza e la campagna elettorale sviluppata su argomenti confusi e coalizioni incerte hanno forse permesso alla destra populista di emergere come mai prima d’ora nella patria della socialdemocrazia.

I temi della campagna

Se, in passato, il blocco di centro-sinistra svedese era stato accusato di essersi appiattito sugli argomenti della destra, permettendo l’ascesa esponenziale di fenomeni come quello degli Sverigedemokraterna (l’estrema destra svedese di origine nazista), questa tornata elettorale 2022 è stata caratterizzata da una generalizzata confusione circa il tema vincente su cui accendere il focus.
Per i partiti centrali dei rispettivi blocchi (Socialdemocratici a sinistra, Moderati a destra), la priorità numero uno è ricaduta inevitabilmente sul problema in crescita delle gang giovanili.
Liberali e sinistra cosiddetta “estrema” (Vänsterpartiet), invece, si sono scontrati senza mezzi termini sul campo di battaglia del sistema scolastico. Da un lato, i Liberali vogliono mantenere il sistema di mercato, introdotto da uno degli sporadici Governi di destra all’inizio degli anni Novanta, per cui le scuole private ricevono soldi pubblici con lo stesso metro di quelle pubbliche. Questo sistema sta molto stretto alla sinistra, che invece vorrebbe togliere a monte l’istruzione dalle grinfie della logica di mercato, facendola tornare sotto l’ala protettrice più dura e pura della socialdemocrazia. Una battaglia che, per il Partito della Sinistra, va di pari passo con quella per il diritto all’alloggio per cui, esattamente un anno fa, avevano fatto cadere l’ultimo Governo di coalizione a guida Stefan Löfven.
I Verdi e i Democristiani, invece, hanno abbracciato la causa del sistema sanitario. Lunghe attese per le visite e gli interventi medici, nonché ristrettezze di fondi e del personale sanitario disponibile, creano innegabili intoppi nella sanità pubblica svedese. Ma la battaglia si gioca soprattutto nelle Regioni, poiché a queste ultime è demandato il controllo di questa materia sul territorio del regno. Allo stato attuale, però, i Democristiani sono proprio quelli che governano in più regioni e, di conseguenza, forse anche quelli che dovrebbero prendersi di più la responsabilità del malfunzionamento corrente del sistema sanitario nel suo complesso. La soluzione che propongono è, infatti, far passare la materia sanitaria da demanio regionale a nazionale.
Infine i centristi, che cambiarono schieramento da centro-destra a centro-sinistra dopo che la coalizione di destra aprì uno spiraglio di collaborazione agli ultranazionalisti Sverigedemokraterna nel 2018, hanno scelto di focalizzare i propri sforzi elettorali su clima e antirazzismo, probabilmente proprio in risposta alle posizioni del partito di Jimmie Åkesson.

Fig. 1 – Manifesti elettorali del principale partito della coalizione di centro-destra, i Moderaterna.

Pronostici e risultati

La nuova leader socialdemocratica, Magdalena Andersson, si è fatta strada nel cuore dei cittadini svedesi a suon di accesi dibattiti parlamentari e decisioni cruciali per il Paese, in meno di un anno dalla sua elezione interna al partito. I suoi temi forti sono quello energetico e della sicurezza nazionale, temi caldissimi per cui il suo pugno di ferro è risultato ancora più efficace per consolidare il consenso dell’opinione pubblica sulla sua figura. Non è bastato, però, per confermare il dato dei sondaggi che la davano al 32,6% lo scorso aprile. Infatti i Socialdemocratici escono dalla notte elettorale dell’11 Settembre con solo il 30,5%, che nonostante sia molto meglio di quanto incassato da Löfven nel 2018, non è abbastanza da riuscire ad accaparrarsi la maggioranza necessaria in parlamento per dare continuità al suo Governo.
Ma la partita è ancora molto aperta dato che, nonostante l’impressionante rimonta di Jimmie Åkesson e i suoi Sverigedemokraterna (che conquistano 11 seggi in più, contro la parziale frenata che ebbero nel 2018) questo potrebbe non necessariamente approdare nel drastico shift di Governo a favore del centro-destra, poiché la coalizione si trova ad essere eccessivamente frammentata e alla mercé dei partiti più piccoli.
Il pronostico di voto era il tasto dolente per il partito dei Verdi che, al contrario di quanto anticipato, oggi festeggiano una leggera rimonta alle urne (dal 4,4% del 2018 al 5%), dopo essere stati in caduta libera nei sondaggi per mesi.
Nel frattempo anche l’elettorato va modificandosi, tra una tornata elettorale e l’altra. Oggi gli aventi diritto al voto in Svezia sono cresciuti di 180mila unità rispetto al 2018, 1 elettore su 7 ha più di 75 anni, ed il 50,4% è donna. Crescono anche i cittadini stranieri residenti (più di mezzo milione di persone, 130.000 in più dal 2018) che hanno diritto di voto per le Regionali e Comunali, che di rito si tengono sempre in contemporanea con le parlamentari. Questi dati sono di grande interesse politico poichè il volto della Svezia sta cambiando molto rapidamente a seguito dei dinamici cambi demografici che hanno attraversato il Paese negli ultimi 30 anni (dai migranti economici ai rifugiati, agli svedesi di seconda generazione, passando per i numerosi britannici o ex-residenti nel Regno Unito, che hanno affollato varie zone del nord Europa in cerca di riparo dalla Brexit).
La percentuale maggiore di donne al voto, inoltre, potrebbe essere di bilanciamento alla recente tendenza dei neo-maggiorenni verso l’estrema destra, alla luce della polarizzazione a sinistra del genere femminile, un trend che si registra in Svezia già da svariati decenni.
Un altro dato che si è riconfermato, come ad ogni tornata elettorale, è il divario di vedute politiche tra le grandi città (roccaforti socialdemocratiche) e aree rurali, nonché tra centro e periferie, dove il Vänsterpartiet ha più radicamento sul territorio e rappresentanza locale.
Lo scenario finale di queste elezioni 2022, comunque, è di una Svezia più polarizzata che mai, in cui un solo seggio ballerino sposta l’asse da destra a sinistra impedendo ad ambo gli schieramenti di raggiungere una stabile maggioranza parlamentare per governare.
A questo riguardo, risulta paradossale che le schede in bianco (59mila) siano state più di quelle che sarebbero bastate ad uno dei due schieramenti per raggiungere una maggioranza vincente (46mila).

Fig. 2 – La Prima Ministra del Governo socialdemocratico uscente, Magdalena Andersson.

Svezia chiama Italia

Se immigrazione e sicurezza nazionale sono capisaldi di entrambi i partiti di estrema destra sia in Svezia che in Italia, partiti i cui leader si conoscono e si apprezzano reciprocamente, forse fino al punto da copiarsi le idee per il materiale elettorale (l’”Enigmistica dei patrioti” di Giorgia Meloni esiste anche in salsa svedese sul Magazine elettorale degli Sverigedemokraterna), le idee chiave della sinistra in Italia sembrano più variegate, quando non confuse, rispetto alla più solida sinistra svedese.
Lo scontro su presidenzialismo, ius culturae, “flat-tax”, diritti LGBTQ, indipendenza energetica e fonti rinnovabili, sono argomenti lontanissimi dall’attualità svedese. Ma, senza dubbio, un tema comune alle sinistre di entrambi i Paesi è quello delle pensioni, grande cavallo di battaglia del Vänsterpartiet,nonchè quello della riduzione dell’orario lavorativo.
Al netto delle cruciali differenze sistemiche, anche i sondaggi italiani sembrano sottolineare una certa tendenza alla polarizzazione della popolazione, simile al caso svedese. Ciononostante, Giorgia Meloni è vicinissima al poter festeggiare il proprio exploit elettorale al fianco del collega Åkesson, superandolo però nettamente nella possibilità concreta di andare alla guida del Paese, avendo in più a lui anche la fortuna di fronteggiare un’opposizione da sinistra decisamente più debole.

Debora Russo

Immagine in evidenza: “Jimmie Åkesson 8” by Perzec is licensed under CC BY

Debora Russo
Debora Russohttps://www.linkedin.com/in/deborarusso/

Politics geek dalla vena artistica. Laureata triennale in Scienze Politiche e specialistica in Relazioni Internazionali all’Università l’Orientale di Napoli (con periodo di ricerca tesi presso la Sabanci University di Istanbul), ho cercato il mio posto nel mondo fin dalla più tenera età. Fino ai 23 anni ho creduto che fosse il Giappone; poi nel 2015 ho scoperto per caso la Svezia, dove mi sono trasferita 2 anni più tardi ed ho preso un’altra laurea in Interaction Design and Requirement Engineering. Si capisce che continuo a non saper scegliere tra tutto quello che mi piace, ma almeno alla fine il mio posto nel mondo l’ho trovato.

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