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martedì 29 Novembre 2022

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Giappone, Governo Kishida: il punto un anno dopo

In breve

  • Il Governo del premier giapponese Fumio Kishida ha compiuto un anno.
  • Sul fronte della politica estera Kishida ha mantenuto la linea dei predecessori, allineandosi in toto con Washington.
  • Tuttavia i legami del partito con Kishida con la controversa Chiesa dell’Unificazione, le polemiche per i funerali di Stato di Shinzo Abe e la stagnazione economica hanno provocato un calo drastico nei sondaggi, mettendo a rischio la stabilità dell’esecutivo.

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Caffè lungoIl 4 ottobre 2021 Fumio Kishida ha assunto l’incarico di Primo Ministro del Giappone. Durante il suo primo anno di Governo ha affrontato grandi sfide sia a livello interno che sul piano internazionale. In campo di politica estera la crisi ucraina e le tensioni attorno a Taiwan hanno rafforzato l’allineamento con Washington. Sulla politica interna Kishida sconta invece notevoli difficoltà e critiche legate ai funerali di Stato per Shinzo Abe.

SFIDE DIFFICILI

Il successore di Yoshihide Suga, che a sua volta aveva preso il posto di Abe dopo che questi a fine 2020 aveva annunciato le proprie dimissioni per motivi di salute, si è trovato ad affrontare quelle che sono oramai le consuete sfide per il Giappone da quasi trent’anni, ovvero stagnazione economica, valuta debole e una natalità bassissima.
Già all’inizio del suo mandato era chiaro che una delle priorità di Kishida fosse l’economia e in particolare arginare a tutti i costi l’inflazione, proponendo un pacchetto di stimoli  del valore di 490 miliardi di dollari che includeva anche un bonus di 100mila yen (circa 900 euro) per tutti i minori di 18 anni. Una misura criticata da diversi analisti per la quantità di denaro allocato e che colloca Kishida sulla scia di Shinzo Abe, nonostante in passato l’attuale premier si fosse distinto per la propria ortodossia in campo fiscale.
Misure che tuttavia non sembrano aver sortito gli effetti sperati. Complice la guerra in Ucraina, che ha sostanzialmente annullato gli sforzi di Kishida con l’aumento dei prezzi dei beni, il rilancio dell’economia dopo la pandemia non sembra essere avvenuto. Anzi, si prepara un nuovo pacchetto economico per la ripartenza interna di 24 miliardi di dollari in ottobre per dare sollievo all’economia azzoppata dalla guerra in Europa.
L’economia non è l’unico grattacapo per Kishida sul fronte interno. La morte dell’ex premier Shinzo Abe per mano di un uomo spinto da rancori personali verso la sudcoreana Chiesa dell’Unificazione non è stata solo devastante a livello personale per Kishida, visto il suo rapporto di stima e di affetto che lo legava ad Abe, ma anche a livello politico a causa degli strascichi che ne sono seguiti.

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Fig. 1 – I funerali di Stato dell’ex premier Shinzo Abe, svoltisi a Tokyo lo scorso 27 settembre

I FUNERALI DI SHINZO ABE

In primo luogo i giornali nipponici hanno scavato nei legami tra la Chiesa e i vari membri del Partito Liberal Democratico, ovvero il partito del premier. Il coinvolgimento di numerosi membri del partito con il gruppo religioso è costato un calo di popolarità di ben 17 punti percentuali tra luglio e agosto di quest’anno e hanno costretto Kishida a spingere per un’indagine sulla Chiesa, intimando ai suoi di tagliare ogni legame con i Moonies (come vengono chiamati informalmente i membri della Chiesa) e rimescolando i vari Ministri del gabinetto per cercare di ripulire il partito da ogni possibile influenza.
I guai che hanno seguito la morte di Abe hanno poi avuto un altro inaspettato strascico con i funerali di Stato per il defunto ex premier. Funerali fortemente voluti da Kishida in nome del primato di Abe, il Primo Ministro più longevo di sempre, e al quale sono stati invitati rappresentanti politici di tutto il mondo, tra cui l’ex premier italiano Matteo Renzi e anche una delegazione di Taiwan, indicata come tale e non come “Repubblica di Cina” (scatenando ovviamente le proteste di Pechino).
Tuttavia a scatenare le critiche sul funerale di Abe è stata soprattutto la natura del funerale, una cerimonia di Stato normalmente riservata all’Imperatore o ai membri della famiglia imperiale. I critici puntano quindi il dito su una mancanza di norme legali che giustifichino questo genere di eventi e sul ruolo negativo del nonno di Abe, Nobusuke Kishi, che avrebbe stretto legami ambigui con la Chiesa dell’Unificazione poi ripresi dal nipote. Inoltre il funerale di Stato santificherebbe di fatto Abe, la cui carriera politica non è mai stata immune da scandali.

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Fig. 2 – Manifestazione a Seoul dei seguaci della Chiesa dell’Unificazione contro la “campagna mediatica ostile” in corso in Giappone dopo l’omicidio Abe, agosto 2022

IL QUADRO INTERNAZIONALE E REGIONALE

L’invito sopracitato della delegazione di Taipei ai funerali di Stato e ancora prima la visita del vicepresidente William Lai alla camera ardente di Abe sono segnali significativi che confermano un allineamento a livello regionale sempre più deciso e compatto con Washington alla luce di eventi regionali e globali sempre più gravi.
La questione Taiwan è senza dubbio quella più pressante e diretta per Tokyo per diversi motivi, primo tra tutti quello della vicinanza geografica con la Cina. L’atterraggio di missili cinesi nella zona economica esclusiva giapponese a seguito della visita di Nancy Pelosi a Taiwan, intenzionale o meno che sia, dimostra quanto il Giappone sia potenzialmente esposto a simili incursioni.
Inoltre vanno anche ricordate altre due circostanze nel quale l’allineamento nipponico con gli Stati Uniti in politica estera è stato granitico: l’immediatezza con cui il Giappone ha imposto sanzioni alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina e gli sforzi di Tokyo nel cercare di compattare il variegato fronte asiatico attorno a Washington in funzione anti-cinese. In particolare Kishida ha dialogato con l’India di Modi (che continua a mantenere un ruolo di ambiguità strategica) e viaggiato nel Sud-Est asiatico, cercando di fare fronte comune contro Pechino, principale fonte di preoccupazione in tutta la regione.

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Fig. 3 – Il premier giapponese Fumio Kishida con quello australiano Anthony Albanese, 22 ottobre 2022

PROSPETTIVE FUTURE

Il primo anno di Kishida al Governo si è dimostrato decisamente burrascoso, sia dal punto di vista internazionale che dal punto di vista interno.
La politica estera giapponese non sembra essere destinata a cambiare nel breve periodo e anzi si conferma come Tokyo sia il principale alleato americano nell’Indo-Pacifico, soprattutto per quanto riguarda la rivalità tra Cina e Stati Uniti e potenzialmente anche in caso di conflitto militare attorno a Taiwan.
Se in politica estera Kishida ha confermato le aspettative, a livello interno si trova indubbiamente in difficoltà. La difficoltà nel rispondere al rallentamento dell’economia hanno messo a dura prova la fiducia nel suo operato e i legami con la Chiesa dell’Unificazione del suo partito potrebbero costringerlo alle dimissioni a causa della scarsa popolarità, come avvenuto con il suo predecessore Suga.

Enrico Breveglieri

Pääministeri Marin Tokiossa 11.5.2022” by FinnishGovernment is licensed under CC BY

Enrico Breveglieri
Enrico Breveglieri

Nato a Ferrara, ho studiato a Bologna Lingue, Mercati e Culture dell’Asia e a Torino, dove ho conseguito la laurea magistrale in Area and Global Studies for International Cooperation. Inizialmente mi ha spinto verso il Giappone la cultura contemporanea ma durante lo scambio Erasmus a Edimburgo una professoressa bravissima mi ha fatto appassionare alle relazioni internazionali e da allora seguo con entusiasmo la politica estera giapponese, a cui ho dedicato la tesi magistrale, e tutto ciò che è a tema Asia. Durante il corso di due tirocini presso altrettanti think tanks specializzati in relazioni internazionali mi sono interessato a Taiwan e ho fondato il “Bollettino giornaliero sulla politica estera di Taiwan” su Facebook.

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