sabato, 28 Gennaio 2023

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Euforia e disillusione: l’Argentina vince i Mondiali, ma il Paese è in crisi economica e politica

In breve

  • La vittoria dei Mondiali e i relativi festeggiamenti rappresentano un momento di esaltazione che molti argentini aspettavano da tempo.
  • Sul piano politico ed economico il Paese attraversa una fase molto delicata, tra inflazione alle stelle e scandali politici.
  • La vicepresidente Cristina Fernández è stata condannata a sei anni per frode. La sua rinuncia alla candidatura per le prossime presidenziali priva la politica argentina di una figura cruciale della sua storia recente.

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In 3 sorsiNel mezzo di una crisi multisettoriale come non si verificava da tempo, l’albiceleste si laurea campione del mondo. Gli argentini si riversano per strada, quasi ad esorcizzare le difficoltà politico-economiche che il Paese sta vivendo.

1. LA VITTORIA DEI MONDIALI E LA CATARSI

La vittoria dell’Argentina ai mondiali di calcio del Qatar 2022 arriva dopo una finale che resterà sicuramente nella storia come una delle più belle da quando esiste la competizione: in vantaggio 2-0, i latinoamericani si fanno recuperare 2 gol in 2 minuti. Dopo 2 tempi supplementari molto combattuti, si passa alla tanto abusata formula della “lotteria dei rigori”. Sembra un finale già scritto, tutti si aspettano gli argentini scarichi, condannati da un destino ineluttabile, schiacciati sotto il peso della malinconia, in quello che sembra un racconto di Osvaldo Soriano. E, proprio come ne “Il rigore più lungo del mondo”, un intero popolo si affida all’eccentrico portiere: “el dibu” Martinez per una sera veste i panni de “el gato” Diaz. I francesi sbagliano 2 rigori, mentre gli argentini li segnano tutti. Delirio albiceleste, “el dibu” festeggia a modo suo il titolo di miglior portiere della competizione, Buenos Aires viene invasa da più di 5 milioni di tifosi, in un processo di catarsi collettiva le cui premesse sono magistralmente rivelate nel coro che i tifosi argentini hanno fatto conoscere al mondo nell’ultimo mese. Un coro che mescola politica, sport, voglia di rivalsa e fatalismo, in una “rayuela” degna di Cortazár.

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Fig. 1 – Il capitano dell’Argentina Lionel Messi e l’allenatore Lionel Scaloni atterrano a Buenos Aires

2. “AHORA NOS VOLVIMOS A ILUSIONAR”

Si cita la storia, dunque, nella canzone che è di fatto divenuta un inno – “Sono nato in Argentina, terra […] dei ragazzi delle Malvinas che non dimenticherò mai”, – ma anche le disavventure sportive, con quel sentimento di eccezionalismo con cui da sempre il popolo argentino si autodefinisce – “non te lo posso spiegare, non capiresti, le finali che abbiamo perso, per quanti anni ho pianto”. Dopo il breve accenno alla sorte avversa, però, prorompe la voglia di provarci ancora: “Ahora nos volvimos a ilusionar”, dove ilusionar” indica la speranza che qualcosa di buono possa ancora accadere. E la voglia di “ilusionarse” in campo sportivo trova un corrispettivo anche in altri ambiti, visto il periodo travagliato che sta attraversando il Paese. L’Argentina sta infatti cercando di uscire a fatica da una pesante recessione economica, una crisi valutaria e un’inflazione che sfiora il 100%. A Buenos Aires il lockdown per contrastare la pandemia di Covid-19 è stato particolarmente duro, mentre il 6 dicembre scorso l’attuale vicepresidente, nonché ex Presidente per due mandati (dal 2007 al 2015) Cristina Fernández de Kirchner è stata condannata a sei anni di reclusione con l’accusa di frode, un verdetto che ha acuito le forti divisioni politiche. È improbabile che la fattispecie si traduca in un effettivo arresto, vista l’immunità e il ricorso che l’interessata ha tutta l’intenzione di voler presentare, ma a rilevare è soprattutto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici che la sentenza comporta, se confermata in appello.

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Fig. 2 – Argentini festeggiano per le strade di Buenos Aires

3. IL DELICATO MOMENTO POLITICO IN ARGENTINA

Con una mossa che ha sorpreso molti analisti, Kirchner ha immediatamente dichiarato che non si candiderà alle presidenziali del 2023, né a nessuna altra carica elettiva. Nel frattempo il Presidente Alberto Fernández (che non è andato in Qatar ad assistere alla finale per motivi scaramantici) ha chiesto l’apertura di un’indagine sulle presunte collusioni tra giudici, pubblici ministeri e uomini d’affari. Il caso si riferisce a una recente fuga di notizie che evidenzierebbe come un giudice che indagava sul caso avrebbe raggiunto in Patagonia, tramite un jet privato e insieme ad altri membri della magistratura e del mondo degli affari, il ranch del magnate britannico Joe Lewis, amico dell’ex Presidente Mauricio Macri e rivale di Fernández. L’annuncio della Fernández di non volersi candidare alle prossime presidenziali ha in ogni caso implicazioni di vasta portata per lo scenario elettorale del Paese: le elezioni generali in Argentina si terranno tra meno di un anno e molti davano l’ex Presidente come sicura candidata. Comunque vada l’inchiesta, il panorama politico argentino perde dunque una delle protagoniste politiche della storia recente, che incarnava l’anima più battagliera contro le Istituzioni finanziarie internazionali. L’ennesimo scandalo a seguito del quale, con ogni probabilità, gli argentini non vorranno perdere la forza di “ilusionarse” di nuovo.

Michele Pentorieri

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Michele Pentorieri
Michele Pentorieri

Nato a Napoli nel 1991, ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche all’Orientale di Napoli e quella magistrale in Relazioni Internazionali alla LUISS. Trasferitomi a Londra per un anno, ho studiato presso la UCL, ottenendo un MA in Human Rights. Da sempre appassionato di Relazioni Internazionali ed America Latina, ho anche lavorato a Cuba ed in Colombia, dove ho avuto modo di coltivare una delle altre mie passioni: il caffè.

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