sabato, 28 Gennaio 2023

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La Cina abbandona la politica Zero-Covid: cosa ne pensa l’Asia?

In breve

  • Dopo quasi tre anni di intransigenza, la Cina ha abbandonato la ferrea politica “Zero-Covid”, spinta soprattutto dalle proteste di una popolazione esasperata.
  • La decisione di Pechino ha provocato scetticismo e preoccupazione in diversi Paesi asiatici. Alcuni come Giappone e Corea del Sud hanno imposto restrizioni nei confronti dei viaggiatori provenienti dalla Cina.
  • Mentre l’OMS ha accolto tali provvedimenti con cautela, il Governo cinese ha invece reagito con rabbia e imposto contromisure a danno dei cittadini dei Paesi “discriminatori”.

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In 3 sorsi Per tre anni la Cina ha combattuto strenuamente la pandemia da Covid-19
attraverso l’attuazione della severa politica “Zero-Covid”. Ora Xi Jinping ha deciso di
cambiare approccio e riaprire i confini del Paese grazie all’attenuazione delle misure di
contenimento. Ma l’improvviso cambio ha allarmato alcuni Paesi asiatici vicini.

1. LA FINE DELLA POLITICA “ZERO-COVID”

Quando, verso la fine del 2019, il mondo non si aspettava ancora una diffusione pandemica di Covid-19, la Cina ha da subito reagito con intransigenza alla diffusione dei casi imponendo il confinamento di tutti gli abitanti di Wuhan. Da quel momento in poi la linea di condotta di Pechino ha mantenuto il suo rigore, inasprendo le misure fino a decretare l’attuazione della politica “Zero-Covid”. La politica “Zero-Covid”, il cui obiettivo principale era l’azzeramento dei casi nel territorio nazionale, nei mesi ha scatenato il malcontento dei cittadini i quali, dopo la morte per incendio di 10 persone in quarantena avvenuta il 24 novembre scorso ad Urumqi, hanno risposto con atti di protesta sempre più allarmanti. Tuttavia, a inizio dicembre, la Cina ha improvvisamente invertito rotta, ponendo fine a questa politica divenuta ormai insostenibile. Nonostante le misure di contenimento messe in atto, il virus ha continuato a diffondersi, così come le proteste. Di conseguenza il Governo si è visto costretto a un cambio di strategia, inaspettatamente annunciata da Xi Jinping che ha giustificato la scelta con lo scopo di assistere il Paese verso “l’ingresso in una nuova fase di risposta alla Covid.” La Cina ha così abbandonato l’ambizione di eradicare il virus e riaperto le porte a turisti e visitatori, i quali ora non sono più tenuti alla quarantena all’arrivo.

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Fig. 1 – Manifestazione di protesta a Pechino contro la politica “Zero-Covid”, 27 novembre 2022

2. LE REAZIONI IN ASIA

La maggior parte dei Paesi ha ormai da tempo riaperto i confini e gradualmente attenuato le misure contro la Covid-19. Anche la Cina ha finalmente intrapreso questa strada, ma la comunità internazionale ha accolto con scetticismo la revoca delle regole di contenimento di Pechino, specialmente in Asia, dove sono in aumento misure di prevenzione ad hoc per i passeggeri in arrivo dalla Cina. Sebbene una ripresa del turismo cinese beneficerebbe l’economia locale della Corea del Sud, il Governo di Seoul ha limitato l’incremento dei voli provenienti dalla Cina e imposto il test a tutti passeggeri in arrivo dalla Repubblica Popolare. La Thailandia, dopo aver abolito l’obbligo vaccinale a ottobre dello scorso anno, ha a sua volta reintrodotto il requisito di esibire il certificato vaccinale, ma per tutti i turisti in ingresso senza discriminazioni. Anche il Giappone ha limitato i voli dalla Cina a soli quattro aeroporti e imposto ai viaggiatori di lì transitati il test. Al contrario diversi Paesi del Sud-est asiatico, tra cui Singapore, Cambogia e Indonesia, non hanno imposto test per gli arrivi dalla Cina, motivo, per cui ci si aspetta che siano queste le destinazioni più ricercate dai turisti cinesi.

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Fig. 2 – Operatori sanitari sudcoreani controllano alcuni passeggeri all’aeroporto di Incheon, 6 gennaio 2023. La Corea del Sud è uno dei Paesi asiatici che hanno imposto diverse misure verso i viaggiatori cinesi dopo la fine della politica “Zero-Covid”

3. LA CINA RISPONDE

Le misure precauzionali adottate da alcuni Paesi sono state definite “non irragionevoli”, se radicate nella scienza, proporzionate e non discriminatorie, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che chiede a Pechino dati più regolari e dettagliati sulla situazione epidemica nei propri confini, considerando anche le preoccupanti immagini satellitari di alcuni servizi funebri di Tongzhou, alla periferia di Pechino, sopraffatti dalle salme.  La Cina non è invece rimasta impassibile di fronte alle misure adottate a scapito dei propri cittadini e ha criticato i requisiti imposti, ritenendoli eccessivi e a scopo politico. Il Governo di Xi ha da subito minacciato contromisure, basate sul principio di reciprocità, che non hanno tardato ad arrivare: mercoledì Pechino ha annunciato la sospensione dell’esenzione dal visto di transito per i cittadini sudcoreani e giapponesiLa decisione sarà riesaminata solo dopo la rimozione delle restrizioni “discriminatorie” dei due Paesi, i quali sono stati invitati a rivedere le disposizioni in atto senza ricorrere a manipolazioni politiche.

Alessia Sauda

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Alessia Sauda
Alessia Sauda

Classe 1995, laureata in Lingue Orientali a Ca’ Foscari e International Studies and Diplomacy alla School of Oriental and African Studies, Londra. Da sempre appassionata di geopolitica e Asia, ho trascorso parte dei miei studi universitari in Corea del Sud. Al momento studio Relazioni Internazionali e collaboro con una ONG che si occupa di tutela dei diritti dell’infanzia nelle Filippine e in India.

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