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Verso l’offensiva ucraina (3)

Editoriale – Si parla spesso di controffensiva ucraina. Spesso lo si fa in maniera superficiale. Un articolo in quattro parti sulle principali dinamiche da tenere in considerazione e che potrebbero influenzarla.

Dopo aver parlato del dove, quando e come, c’è ora da considerare la reazione del nemico, perché vedremo come questo si leghi a un altro aspetto della cipolla della sopravvivenza.

ANCHE IL NEMICO PUO’ DIRE LA SUA

Come sono schierati, a grandi linee, i Russi? Come affronteranno l’attacco? E’ facile che la prima linea non regga a un attacco deciso. Ma in almeno un caso recente nella zona di Zaporozhie, dopo aver sfrondato la prima linea, composta da truppe meno esperte e meno valide, gli Ucraini si sono trovati davanti a zone di fuoco incrociato tenute da truppe più esperte e meglio armate (VDV) che hanno costretto a tornare indietro.

Nel caso venga sfondata anche una linea simile, o l’attacco venga condotto là dove non c’è una tale difesa, entrano in gioco le difese costruite in questi mesi: trincee, fossati anticarro, ostacoli vari come cunei e piramidi di cemento, campi minati.

La Russia potrebbe difendere tali posizioni con truppe già pronte, oppure pensare di far ritirare le proprie truppe dalle posizioni avanzate a queste difese. O una combinazione di queste due cose.

Qui ora non mi interessa predire cosa faranno (impossibile saperlo ora), ma cosa significhino queste cose per chi attacca. Ed è qui che arriviamo al livello successivo

NON FARTI INQUADRARE COME BERSAGLIO

Per colpire, soprattutto con artiglieria, droni, missili, razzi e aviazione, serve non solo vedere il nemico, ma anche far arrivare le informazioni in tempo utile per mirare, sparare e colpire. Se nel frattempo mi sono mosso o riesco a interrompere la catena di trasmissione delle informazioni, l’attacco o non verrà o colpirà l’area sbagliata. E’ il concetto di kill chain .

Il problema principale per chi attacca è che essere fermi o muoversi lentamente, soprattutto in campo aperto, è un invito a essere colpiti e facilita il compito del nemico nell’inquadrarti come bersaglio, passare le tue coordinate a chi deve sparare, e quindi colpirti.

Per chi difende, si cerca di incanalare l’attacco in zone pre-registrate (cioè le cui coordinate sono già ben conosciute, per esempio, dall’artiglieria) e battute da fuoco incrociato (che non richiede grande precisione per essere efficace, dato l’effetto anche sul morale di chi lo subisce). Costringendomi a passare lì, l’avversario potrà far fuoco e colpirmi più efficacemente e più rapidamente, perché sa già cosa deve fare e dove. Deve solo sapere quando (ed è la cosa più veloce da comunicare).

Se questo non è possibile (ad esempio se il fronte è troppo largo e devi coprirlo tutto o non sai dove arriverà l’attacco) rallentare l’avanzata e costringere a ridurre la velocità di movimento è essenziale. Qui entrano in gioco le difese e le fortificazioni estese che abbiamo visto anche recentemente e che vengono citate spesso. Il loro ruolo non è solo (o tanto) di fungere da fortificazioni impassabili, perché gli Ucraini hanno mezzi e capacità per superarli. Ma hanno anche mezzi e capacità per superarli in maniera sufficientemente agevole e rapida da non rendersi facili bersagli mentre lo fanno? Ricordate i falliti attraversamenti di fiumi dei Russi l’anno scorso.

Ogni rallentamento, ogni indicazione che mostri ai Russi dove gli Ucraini stanno tentando di attraversare le difese fornisce ai difensori il tempo utile per dare le coordinate dove colpire all’artiglieria e ai droni, e consente una riorganizzazione dei difensori.

A Kharkhiv, l’avanzata rapida ridusse la capacità russa di colpire con artiglieria e aerei. E’ un buon esempio di come evitarlo. Ma il terreno era più aperto. E ai tempi venne pubblicato un video dove una squadra ucraina ci mise un’ora a eliminare una squadra di spetznaz russi arroccati in un edificio… solo per essere poi colpiti da un proiettile di artiglieria russa poco dopo.

IL VERO PROBLEMA DA AFFRONTARE

In generale i campi minati e i fossati anticarro possono essere superati, ma impediscono di superare “di slancio” le posizioni soprattutto se combinati da fuoco indiretto e diretto dei difensori (che impedisce di lavorare tranquillamente), e contribuiscono almeno in parte a canalizzare gli attacchi.

Per i difensori, anche colpire selettivamente i veicoli del genio necessari per superare gli ostacoli è un’altra tattica utile – nota da sempre – per rallentare l’avanzata. Chi attacca deve anche pensare a proteggerli o comunque non esporli inutilmente troppo presto, per quanto sia impossibile non rischiare nulla.

Per chi attacca, normalmente serve un efficace appoggio dall’alto (propria aviazione) e della propria artiglieria per sopprimere il fuoco nemico e ridurre i rischi per le forze di terra. Ma la prima non è presente ora per gli Ucraini. La seconda sì, ma in un’avanzata deve “tenere il passo”, oppure deve poter contare su un numero sufficiente di pezzi ad elevata gittata. L’impiego di guerra elettronica e di droni aiuta… ma anche i Russi fanno lo stesso.

DOMANDE CHIAVE

Quanto sia facile o difficile sfondare anche queste ulteriori linee di difesa (che in alcuni punti sono anche tre, successive) dipende ovviamente anche dalla situazione dei difensori stessi:

  • Hanno riserve consistenti dietro le prime linee? Artiglieria sufficiente a proteggere sia la prima linea (dove ora è concentrata) sia le posizioni indietro?
  • Se non ci sono riserve consistenti, può l’avanzata ucraina essere così rapida da impedire alle prime linee russe di ritirarsi in tempo dietro queste posizioni?

Se le difese sono scoperte o mal supportate, ovviamente la capacità degli attaccanti di sfondarle è maggiore e i rischi minori. In effetti, questo è uno dei principali punti interrogativi: non è detto le difese siano così ben difese.

Vale dunque la pena ricordarlo: ammesso si dirigano contro di esse e non altrove, in linea di principio gli Ucraini sono in grado di superarle, non sono difese imbattibili. Ma riuscire a farlo davvero richiede di affrontare una serie di difficoltà che dipendono anche dallo schieramento russo “dietro” o da come si sono organizzati e dalla capacità di minimizzare l’esposizione al fuoco avversario. E sono da aspettarsi perdite non piccole, a meno di crollo completo dello schieramento difensivo russo.

Alla luce di questo, se qualcuno dice che sicuramente ce la faranno, in realtà non lo sa. Se qualcuno dice che sicuramente non ce la faranno, in realtà non lo sa.

La prossima volta parliamo dell’ultimo aspetto che va citato su questo tema: la logistica.

Lorenzo Nannetti

Immagine di copertina: immagine dell’autore

Fonti:

Il concetto di Kill Chain:

L.Nannetti, La catena che uccide, Il Caffè Geopolitico (2022)

Thread con indicazioni visive sulle difese russe (da @Tatarigami_UA):

Altre foto delle fortificazioni davanti alla Crimea:

https://www.rferl.org/…/satellite-images…/32360281.html

Dove si trova

Perchè è importante

Qui la prima parte dell’articolo

Qui la seconda parte dell’articolo

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Lorenzo Nannetti
Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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