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Origini, sviluppo e prospettive del GNL russo

Analisi – La Russia è uno dei principali player del mercato del gas naturale, ma il suo ingresso nel mercato del GNL è piuttosto recente. Gli investimenti in questo particolare settore sono stati pregiudicati da ragioni politiche ed economiche, privilegiando il quadrante asiatico della Federazione Russa, fungendo da volano per progetti dal respiro strategico come la rotta artica.

IL TRAVAGLIATO ITER DI SVILUPPO DEL GNL RUSSO

Quando si parla di gas russo lo si associa automaticamente ai gasdotti di Gazprom, ma nel corso dell’ultimo decennio la Federazione Russa è diventata il quarto esportatore globale di gas naturale liquefatto (GNL). Una posizione di rilievo conseguita al culmine di un travagliatissimo percorso iniziato negli anni Settanta, quando l’allentamento delle tensioni della guerra fredda aveva indotto l’allora Unione Sovietica ad ipotizzare il coinvolgimento di compagnie energetiche occidentali nello sviluppo del progetto “North Star”, finalizzato alla produzione di gas nella penisola di Yamal da esportare negli Stati Uniti. Prospettiva poi archiviata dall’arrivo di Ronald Reagan alla Casa Bianca, determinando anche l’affossamento del progetto che prevedeva la costruzione di un altro impianto di liquefazione nell’Estremo Oriente russo destinato a rifornire il mercato giapponese. E non è un caso se il dossier GNL sia stato scongelato all’inizio del 2000, quando il reset post-sovietico metterà Gazprom nelle condizioni di rinnovare l’ambizione russa di rifornire il mercato americano, incontrando l’interesse di chi a Mosca intravedeva la prospettiva di coniugare un’opportunità di sviluppo economico con l’inaugurazione di un nuovo corso delle relazioni bilaterali con Washington. Proposito, tuttavia, affossato dal crollo dei prezzi energetici determinato dalla crisi economica del 2008, pregiudicando la sostenibilità economica della joint venture multinazionale promossa da Gazprom che, insieme alla francese Total e alla norvegese Statoil, puntava allo sfruttamento del mega-giacimento offshore Shtokman, situato all’interno del circolo polare artico, a 600 Km dalle coste della penisola di Kola. Fallimento che influirà sulla scelta di Gazprom di concentrarsi sul potenziamento della propria posizione all’interno del florido mercato europeo, promuovendo la costruzione del gasdotto “Nordstream”.

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Fig. 1 – Il Presidente russo Vladimir Putin durante la cerimonia per la prima spedizione di gas naturale liquefatto dalla penisola di Yamal, avvenuta in collaborazione con il gigante energetico francese Total, dicembre 2017.

LA COMPLICATA RIMODULAZIONE STRATEGICA DI GAZPROM

Malgrado gli investimenti pianificati, il progressivo irrigidimento del quadro normativo europeo e la crescente rilevanza del mercato asiatico condizioneranno parecchio la decisione di Gazprom di rilanciare il dossier GNL, promuovendo lo sviluppo del progetto “Sakhalin-2”: il primo polo di liquefazione, avviato nel 2009, all’interno della Federazione Russa. Progetto che Gazprom ha promosso in partnership con la britannica Shell e le giapponesi Mitsui e Mitsubishi, mutuando il nome dell’isola dell’Estremo Oriente russo sulla quale sorge il complesso. Le prospettive economiche di un progetto premiato dalla prossimità al voracissimo mercato asiatico potrebbero trarre ulteriore consistenza se integrato dallo sfruttamento dei giacimenti contigui di pertinenza del consorzio Sakhalin-1 guidato da Rosneft, l’altra grande compagnia energetica statale russa, con cui Gazprom non è ancora riuscita a trovare un accordo sul prezzo del gas in questione. Disputa commerciale che il consorzio “Sakhalin-1” sembra intenzionato a superare, ipotizzando lo sviluppo di un proprio impianto di liquefazione concorrente (Progetto Far East Lng) in partnership con l’americana ExxonMobil, la giapponese SODECO e l’indiana ONGC. Ma per quanto promettenti, le prospettive di sviluppo di questi due progetti sono state recentemente offuscate dalle conseguenze della guerra in Ucraina, inducendo Shell ed ExxonMobil a svincolarsi dai rispettivi consorzi russi, a differenza delle due compagnie asiatiche che, invece, hanno confermato i loro investimenti. Sviluppi che potrebbero appianare le divergenze commerciali tra Rosneft e Gazprom, anche se la posizione di quest’ultima è agevolata dall’alternativa costituita dal progetto “Vladivostok Lng”: un impianto di liquefazione potenzialmente sincronizzabile al gasdotto “Power of Siberia” che dal 2019 rifornisce il mercato cinese. Progetto che qualche anno fa, dinnanzi al degrado dei prezzi, Gazprom sembrava aver archiviato, ma che oggi potrebbe decidere di rilanciare, anche perché la commercializzazione del proprio GNL in Cina la metterebbe nelle condizioni di livellare a proprio vantaggio le tariffe del metano commercializzato via gasdotto. Più concrete sono, invece, le prospettive del progetto “Baltic Lng” che Gazprom sta ultimando nei pressi dell’oblast di Leningrado, dove si prevede verrà alimentato dalla stessa linea che rifornisce il controverso gasdotto “Nordstream 2”. Progetto rallentato dalla decisione di Shell di ritirarsi, ufficializzata nel 2019 a causa delle riserve relative alla sostenibilità economica del polo petrolchimico che la compagnia russa intendeva integrare all’impianto di liquefazione. Impianto che Gazprom sta sviluppando a rilento a causa della carenza del know-how tecnologico necessario all’avvio previsto nel 2024.

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Fig. 2 – Ultimi lavori sulla nave rompighiaccio russa Sibir nell’estate del 2021. La nave è entrata in servizio nell’inverno successivo.

IL VOLANO ENERGETICO DELLA ROTTA ARTICA DI MOSCA

La necessità di accelerare l’ingresso della Russia nel mercato del GNL, la scarsa efficienza dei progetti promossi dalle compagnie statali e poderosa ascesa di concorrenti come Stati Uniti e Qatar hanno indotto il Cremlino ad autorizzare gli investimenti di compagnie energetiche private come Novatek, promotrice dell’impianto “Yamal Lng”, la cui denominazione è mutuata dalla regione artica nella quale sorge. Progetto che Novatek è riuscita a sviluppare grazie anche al determinante supporto finanziario della francese Total e della cinese CNPC, eludendo le sanzioni che vincolavano le compagnie energetiche controllate dal Governo russo. Ma se di certo l’indipendenza del consorzio Yamal Lng ha contribuito alla rapida implementazione del progetto, non si può certo negare il ruolo determinante del Cremlino nel liberalizzare un settore chiave come quello energetico, abrogando il monopolio all’esportazione di gas naturale di cui Gazprom ha goduto fino al 2013. Riforme che a Mosca hanno integrato con politiche di defiscalizzazione che esonerano Novatek dall’aliquota del 30% sulle esportazioni che grava su Gazprom, rispetto a cui vanta anche un regime di tassazione degli utili ridotto. Agevolazioni che il Governo russo ha concesso all’interno di una strategia finalizzata al presidio di quei mercati non raggiunti dai gasdotti di Gazprom, privilegiando in particolar modo quelli asiatici, intercettati attraverso quella rotta artica su cui il Cremlino sta puntando molto, essendo più breve, economica e, soprattutto, caratterizzata da un’impronta carbonica meno consistente diquella che transita dal Canale di Suez, sotto la pervasiva supervisione della Marina militare statunitense. Rotta che la Russia intende garantire anche durante le stagioni invernali, pianificando il potenziamento della propria flotta rompighiaccio. Problematiche che, dal canto suo, Novatek ha preventivato autonomamente, commissionando all’attrezzatissima cantieristica sudcoreana la produzione di una nuova classe di navi metaniere dotate di scafo rinforzato. Le prospettive della rotta artica sono confermate dallo sviluppo in corso del progetto “Arctic Lng”, localizzato nella penisola di Gydan, dove l’iniziativa di Novatek viene supportata dall’italiana Saipem e dalla francese Total. Tuttavia, per via delle sanzioni internazionali che hanno colpito la Russia, Saipem ha già avviato le procedure di uscita dal progetto, mentre anche Total starebbe valutando di svincolarsi dalla joint venture. Al netto di questo difficile contesto, è comunque difficile pensare che a Mosca possano rinunciare ad un progetto già lanciato che coniugherebbe l’opportunità di sviluppare le regioni più remote della Federazione Russa alla non meno rilevante prospettiva di presidiare un mercato globale particolarmente remunerativo e, soprattutto, caratterizzato da una domanda decisamente più flessibile di quella che oggi vincola l’offerta russa alla ristretta platea di clienti riforniti mediante gasdotto. Scenario che, oltretutto, costituisce un’opportunità strategica per potenziare le relazioni bilaterali con quella nutrita schiera di Paesi emergenti che in futuro potrebbero avere un motivo in più per relazionarsi con la Russia.

Antonino Spina

Europoort 7-10-2014” by kees torn is licensed under CC BY-SA

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Perchè è importante

  • Lo sviluppo dell’industria del GNL in Russia è stato condizionato dai riflessi della guerra fredda e dal restringimento delle prospettive economiche derivanti dalla crisi economica del 2008.
  • Gli investimenti nel settore del GNL hanno privilegiato progetti sviluppati nelle regioni della Siberia e dell’Estremo Oriente, intercettando la domanda dei voracissimi mercati asiatici.
  • L’ingresso della Russia nel mercato del GNL, oltre a coincidere con lo sviluppo della rotta artica, configura anche un’opportunità strategica che permetterà di potenziare i suoi rapporti con i Paesi emergenti.

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Antonino Spina
Antonino Spina

Siciliano, laureato in Scienze politiche e delle relazioni internazionali presso l’Università degli studi di Catania. Appassionato di storia e geopolitica. Seguo con particolare interesse la politica internazionale, soprattutto le dinamiche e gli sviluppi inerenti il mondo dell’energia e della difesa.

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