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L’Italia e il MES: una relazione complicata

AnalisiL’Italia è rimasto l’ultimo Paese dell’UE a non avere ancora ratificato la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità. Ma in cosa consiste la riforma? E cosa comporterebbe una mancata ratifica?

LA CREAZIONE DEL FONDO E I SUOI LASCITI

Negli ultimi giorni si è riaperta il Italia la discussione riguardo all’approvazione della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, il cosiddetto MES. La riforma, approvata nel 2021, richiede di essere ratificata da tutti gli Stati membri per entrare in vigore e l’Italia è fino ad ora l’unico che non ha risposto all’appello. La mancata ratifica sta creando parecchi problemi di credibilità a livello europeo. Al tempo stesso, anche una sua accettazione creerebbe non pochi problemi alla maggioranza composta da Lega e Fratelli d’Italia che negli anni passati all’opposizione hanno duramente criticato il MES come istituzione.
Il Meccanismo di Stabilità Europeo, noto anche come fondo “salva Stati”, è una delle istituzioni europee create al seguito della crisi del debito sovrano. Pensato per fornire liquidità emergenziale a Paesi colpiti da gravi crisi economiche, il fondo emette prestiti o acquista titoli di Stato sul mercato primario a seguito di una decisione da parte della maggioranza del suo consiglio dei governatori, composto dai Ministri delle finanze dei Paesi dell’area Euro. Gli interventi finanziati tramite il MES prevedono forti forme di condizionalità, che possono spaziare da aggiustamenti economici al rispetto di altri parametri negoziati tra il fondo e lo Stato percettore. Quest’aspetto ha reso il fondo agli occhi di molti tossico”: vista l’esperienza drammatica delle condizionalità imposte a Paesi come la Grecia durante la crisi dei debiti sovrani, il ricorso al fondo – creato in verità per risolvere alcuni dei problemi di fondo di un’unione monetaria senza un prestatore di ultima istanza – è oggetto di forte stigma.

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Fig. 1 – Il direttore generale del MES, il lussemburghese Pierre Gramegna

LA RIFORMA IN QUESTIONE

Nel 2021, un accordo su riforma riguardante aspetti non sostanziali è stato trovato tra i Paesi della zona euro, dopo un lungo iter iniziato nel 2017 e diverse opposizioni da parte dell’Italia, una delle quali nel 2019 sotto il Governo conte aveva bloccato la riforma. Quest’ultima non prevede meccanismi di ristrutturazione automatica dei debiti pubblici (timore dell’Italia), né affida al MES ulteriori compiti di sorveglianza. Il cambiamento più sostanziale sarebbe quello di fornire un backstop (una sorta di contro-assicurazione) per il Fondo di Risoluzione Unico (Single Resolution Fund, SRF) che si occupa di fornire liquidità al settore bancario. In caso di mancanza di risorse, il MES potrebbe fornire ulteriori fondi all’SRF al fine di scongiurare il contagio di una crisi bancaria.

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Fig. 2 – Il Commissario Europeo all’Economia Paolo Gentiloni

TRA INCUDINE E MARTELLO: LA POSIZIONE DEL GOVERNO MELONI

La ratifica a dicembre da parte della Germania ha reso l’Italia l’unico Paese a non aver ancora ratificato la riforma, accrescendo la pressione sul governo per prendere una decisione al riguardo nel breve termine. Per il governo italiano, però, l’argomento del MES è più che mai spinoso: i due principali partiti di governo (Fratelli d’Italia e Lega) hanno lungamente criticato il MES, definendolo uno strumento inutile e dannoso. Negli ultimi giorni, Giorgia Meloni ha dichiarato che una ratifica della riforma oggi, senza sapere quale sarà il futuro delle regole di spesa del Patto di stabilità e crescita, potrebbe essere rischiosa. La premier ha anche sottolineato il desiderio di trasformare il fondo in un veicolo di crescita invece di uno strumento per bloccare risorse. Matteo Salvini ha dichiarato: “Non credo che sia necessario metterci nelle mani di fondi stranieri”, chiarendo ancora una volta la sua contrarietà al fondo. La crescente pressione sulla riforma sta creando non pochi problemi al Governo, costretto a chiarire la sua posizione sulla scacchiera europea. Qualche giorno fa, il Ministero delle Finanze ha depositato in Commissione esteri un documento in cui si è schierato chiaramente a favore della ratifica della riforma. Nel documento, il Tesoro afferma che la ratifica non avrebbe effetti negativi sulle casse dello stato italiano, ma che, anzi, potrebbe essere d’aiuto per l’Italia sui mercati finanziari, favorendone l’immagine e i rating dei titoli di stato. L’analisi del documento è diametralmente opposta alla posizione di palazzo Chigi, segnalando alcune fratture tra la posizione della compagine tecnica del governo e quella politica. Il 30 giugno la Camera dei deputati si riunirà per discutere il documento e i piani per la ratifica.

IL RISCHIO DI ISOLAMENTO PER L’ITALIA

La complicata relazione tra l’UE e il Governo italiano non si risolverà con la ratifica della riforma. L’accesso al fondo è ancora profondamente stigmatizzato e il timore per l’Italia che un qualsiasi coinvolgimento con il MES porterebbe a forti pressioni per la riduzione del debito rende difficile pensare a un possibile utilizzo italiano del fondo. Una non ratifica, però, creerebbe non pochi problemi: da un lato, priverebbe l’unione monetaria di un “muro di protezione” ulteriore rispetto a possibili crisi finanziarie (senza la ratifica italiana il fondo non può operare); dall’altro, porterebbe a un isolamento italiano che indebolirebbe la posizione italiana nella trattativa di altri importanti dossier europei, quali la riforma delle regole del patto di stabilità e crescita e la negoziazione delle prossime rate del PNRR.

Camilla Locatelli

Photo by Jai79 is licensed under CC BY-NC-SA

Dove si trova

Perchè è importante

  • Dopo la ratifica della Germania, l’Italia resta l’unico paese a non avere sottoscritto la riforma, mettendo in stallo l’uso del fondo da parte degli altri Paesi europei.
  • La ratifica della riforma è particolarmente spinosa per il governo Meloni, il cui partito insieme alla Lega, ha sempre opposto il fondo, dipingendolo come “tossico”.
  • L’Italia ha bisogno di mantenere il suo posto ai tavoli di trattativa europei mentre si discutono le rate del PNRR e la riforma del Patto di Stabilità e Crescita.

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