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Come sta andando l’offensiva ucraina

Analisi – L’offensiva ucraina è in corso da inizio giugno ed è caratterizzata da una lenta avanzata. Al di là dei dettagli giornalieri, è necessario capire i principali aspetti e dinamiche che la caratterizzano.

La controffensiva ucraina è partita a inizio giugno 2023 e dopo quasi tre mesi l’avanzata appare lenta e limitata. Per comprendere le caratteristiche dei combattimenti in corso e dare un senso agli eventi è necessario perciò trattare i punti principali da un punto di vista di macro-dinamiche: la visione dei singoli eventi e scontri giornalieri, pur utile, non permette infatti di cogliere l’andamento complessivo e le dinamiche che entrambi i contendenti stanno affrontando.

Zone di combattimento

1- Volendo semplificare per rendere più comprensibile l’analisi, i combattimenti si concentrano soprattutto in tre aree principali, più una secondaria. Quelle principali sono, da ovest verso est, l’offensiva ucraina nel settore di Zaporizhzhia (a sua volta divisa in più assi di avanzata), i combattimenti nella zona di Bakhmut e gli attacchi russi nel settore di Kreminna – Siversk. La zona secondaria si trova invece a cavallo del fiume Dnipro nel settore di Kherson.

2- Il settore di Zaporizhzhia (ovale giallo nell’immagine sotto) vede gli Ucraini avanzare principalmente nella direzione di Tokmak (attualmente sono attorno all’abitato di Robotyne) e nella direzione di Mariupol-Berdiansk (più precisamente attualmente tra Staromayorske-Urozhaine e Staromlynivka). Qui gli Ucraini lentamente stanno avanzando, mentre i Russi rispondono continuando a inviare soldati: di fatto una prova di forza caratterizzata dalla decisione di questi ultimi di non cedere terreno, continuare a mandare truppe e sfruttare le difese (in particolare campi minati) che rallentano gli attaccanti.

3- Il settore di Bakhmut (ovale blu) è stato descritto molte volte nei mesi passati. Recentemente gli Ucraini hanno ripreso varie posizioni chiave a nord e sud dell’abitato principale; da parte loro i Russi contrattaccano ma senza successo. Di fatto i primi ancora hanno ancora ripreso Bakhmut, i secondi non possono dire di averla salda perché continuano a perdere terreno. E’ un settore intenso per il significato che ha avuto in questi mesi, anche se di fatto serve principalmente agli Ucraini per impegnare forze Russe così che non vadano altrove.

4- Kreminna-Siversk (ovale rosso) è l’area dove gli Ucraini non hanno contrattaccato e i Russi invece hanno ripreso a farlo già settimane fa. In alcune fasi è sembrato che le forze di Mosca potessero sfondare in direzione di Kupiansk, poi l’attacco è stato ributtato indietro; attualmente la pressione continua ma meno forte di quanto fatto in precedenza. Obiettivo russo qui è di fatto costringere gli Ucraini ad allentare la pressione nel settore di Zaporizhzhia.

5- Per quanto riguarda il settore secondario, attraverso il fiume Dnipro esiste una testa di ponte ucraina in lenta espansione (ovale verde, ma è solo indicativo: in realtà l’area è molto piccola). I Russi hanno addirittura tolto truppe da questa area per rinforzare i fronti principali, ma gli Ucraini dispongono di poche forze capaci di sfruttare appieno la situazione. La situazione è però in evoluzione e, sul lungo termine, potrebbe avere un ruolo maggiore

6- Quale sia l’obiettivo delle due parti mentre combattono in queste zone, cioè a cosa puntino entrambi con queste azioni, l’abbiamo spiegato invece in un nostro recente articolo.

Fig. 1 – Situazione al 17 agosto 2023, da @War_Mapper. Ovali colorati aggiunti dall’autore.

Come difendono i Russi

7- I Russi temono che gli Ucraini possano manovrare velocemente in campo aperto, dove il vantaggio sarebbe tutto nelle mani delle forze di Kiev, quindi hanno creato un sistema difensivo volto a rallentare l’avanzata il più possibile. Se gli Ucraini avanzano lentamente questo infatti permette ad artiglieria, missili anticarro e droni russi di avere il tempo necessario per colpire, un concetto già spiegato precedentemente in un nostro articolo.

8- Rallentare l’avanzata ucraina permette anche di poter ricostituire continuamente i campi minati (via artiglieria e sistemi lanciarazzi) e aumentare le difese “dietro” le prime linee tramite costruzione di nuove linee, trincee, sistemi di ostacoli e campi minati. Ne parla periodicamente l’analista Brady Africk, mostrandone l’evoluzione periodica osservata da satellite.

9-Tramite fuoco di artiglieria e controbatteria gli Ucraini stanno avendo la meglio sull’artiglieria russa nelle zone chiave del settore di Zaporizhzhia, limitando quindi la capacità di risposta e consentendo le avanzate attuali. Rimangono però due problemi che continuano a rallentare le forze di Kiev, in aggiunta alle mine: i droni russi, difficili da intercettare, e gli elicotteri Ka-52 che spesso sparano i missili anticarro da distanze troppo lontane per i sistemi antiaerei ucraini vicini al fronte. Alcuni sono stati abbattuti perché troppo vicini al fronte (forse perché i piloti non si erano accorti che il fronte si era avvicinato o perché nei casi specifici non avevano a disposizione i missili Vikhr o LMUR a maggior gittata), ma rimangono un problema tattico rilevante. Alcuni osservatori riportano inoltre l’uso di elicotteri in coppia: Ka-52 per i missili anticarro e Mi-28 per la migliore capacità di individuare i bersagli; tuttavia questa informazione rimane da verificare.

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Fig. 2 – Soldati ucraini pronti a far fuoco con un mortaio nei dintorni di Bakhmut, 14 agosto 2023

Una scommessa accettata da entrambi

10- La lenta avanzata ucraina permette ai Russi di rinforzare continuamente il fronte – e qui sta la scelta russa: per evitare che la battaglia si trasformi in una di manovra dove le loro reclute e sistema di comando sarebbero ancor più svantaggiate sono disposti a subire fortissime perdite pur di mantenere il fronte bloccato o quasi. Questo crea un problema riguardo alla capacità di mantenere riserve capaci di supportare eventuali penetrazioni più serie, ma per ora serve allo scopo. E’ di fatto una scommessa: “possiamo fermarli obbligandoli a finire loro gli uomini prima che noi finiamo i nostri”.

11- Gli Ucraini di fatto stanno accettando la scommessa, giocando sul fatto che le loro perdite, pur ingenti, sono ridotte rispetto a quelle russe e riescono a recuperare molti veicoli colpiti. A Robotyne e dintorni hanno raggiunto la seconda linea difensiva russa (e sono citati combattimenti a Novoprokopivka), e hanno ancora capacità di avanzata. I media Russi in particolare sono più preoccupati della situazione di quanto non vediamo noi qui e la traiettoria non è favorevole per Mosca finché gli Ucraini mantengono capacità di spinta.

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Fig. 3 – Una pattuglia ucraina nei pressi del villaggio liberato di Blagodatne, 16 giugno 2023

Riserve

12- Quanto gli Ucraini siano in grado di proseguire a spingere ancora è ovviamente secretato e non possiamo esprimerci al riguardo. Recentemente il 9° Corpo d’Armata, che ha iniziato l’offensiva, è stato sostituito dal 10° Corpo d’Armata e c’è stata rotazione (per riposare e rinforzare) di varie brigate. E’ un punto importante: gli Ucraini possono far ruotare le unità per evitare di sfinirsi e recuperare capacità di spinta, cosa che li può aiutare nel lungo termine. Al tempo stesso la quantità di brigate impegnate al fronte è ora maggiore di quanto non fosse all’inizio (quando ne venivano tenute in riserva un numero maggiore) e dunque la spinta è già considerevole. Su quanto/come possano proseguire così, ovviamente è la domanda che tutti si pongono e come scritto al momento non è possibile rispondere.

13- I Russi invece, causa pressione, secondo l’analista USA Rob Lee mantengono fermi i quartieri generali delle divisioni e reggimenti ma ruotano singoli battaglioni e compagnie (anche da altre unità), e continuano a mandare forze in prima linea. La qualità delle truppe rimane un loro problema, cosa che si vede nelle perdite e nell’incisività a livello tattico quando non c’è supporto di artiglieria. Hanno dovuto rinforzare in questi ultimi giorni la zona di Tokmak con truppe teoricamente più esperte (VDV) prese altrove perché l’avanzata ucraina a Robotyne e dintorni è più seria di quanto non sembri. Si trovano anche molti video e audio di soldati russi che si lamentano delle condizioni pessime e delle scarse capacità di resistere. Ma… il fronte non sta crollando. E’ una costante almeno dal XVIII-XIX secolo (si vedano i resoconti delle battaglie nella guerra dei Sette Anni, nelle guerre Napoleoniche…) che il soldato russo sia capace di sopportare condizioni pessime a lungo e di fatto non si ribelli, soprattutto se non c’è un leader a guidarlo e una ideologia diffusa a farlo (come nel 1917). Questo indica che le difficoltà russe sul campo possono portare a crolli locali (già osservati in alcuni casi) ma non è per nulla detto che si arrivi a crolli generali, o almeno questi non siano ipotizzabili a breve.

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Fig. 4 – Conferenza stampa del Presidente Zelensky, 23 agosto 2023

Conclusione parziale – bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?

Dipende da quale ottica si preferisce tenere: per chi è consapevole della lentezza intrinseca di queste operazioni per come sono condotte – che assomigliano maggiormente ai primi tempi dell’offensiva di Kherson nel 2022 – è possibile osservare come l’avanzata, pur lenta, mantenga l’iniziativa e soprattutto in un paio di zone stia progressivamente penetrando nel dispositivo difensivo russo. Perfino la caparbietà russa nel difendere e mandare riserve su riserve è sintomo delle loro difficoltà: se non lo facessero, non reggerebbero. Per quanto le forze di Mosca potranno farlo con uguale efficacia?

Per chi invece si auspicava una avanzata più veloce o con meno difficoltà è inevitabile notare la lentezza attuale e come comunque il sistema difensivo russo sia ancora profondo e perfino in espansione– anche se sulla qualità delle linee retrostanti esistono dei dubbi, per ora inverificabili.

L’esempio più chiaro di una tale contrapposizione di prospettive è costituito dalla recentemente liberata Urozhaine: gli Ucraini ci erano quasi arrivati nei primi giorni di offensiva, poi respinti dai continui massicci contrattacchi russi che però non avevano mai messo in sicurezza la zona, poi circa due mesi (settimana più, settimana meno) per gli Ucraini per riprenderla. Nel frattempo un continuo degradarsi delle riserve russe ma anche continue perdite ucraine per prendere le stesse aree.

Mezzo vuoto o mezzo pieno dunque? E’ necessario non registrare solo i chilometri quadrati liberati, perché la natura dello scontro li rende inevitabilmente pochi; serve piuttosto osservare la traiettoria sottostante.

Se tutto questo ha reso il dispositivo russo più vulnerabile (perché indebolito nelle riserve e capacità di rispondere agli attacchi) di fronte al continuare dell’avanzata ucraina, allora il bicchiere è mezzo pieno: la progressione, pur con tutte le difficoltà, sta producendo risultati che nel tempo porteranno a qualcosa di più.

Se, nonostante le perdite, la capacità russa di richiudere i varchi e le penetrazioni rimane sostanzialmente inalterata, o se gli Ucraini dovessero esaurire la spinta anzitempo, allora i risultati ottenuti potrebbero non portare agli obiettivi strategici previsti (si veda ancora l’articolo sul “far terminare la guerra”). In questo caso, come ha scritto recentemente sui social media il Generale australiano Mick Ryan, ci ritroveremo a pensare alle prossime offensive (dell’uno e/o dell’altro) invernali e primaverili.

Lorenzo Nannetti

Immagine di copertina: “Battle of Bakhmut 1” by Viktor Borinets is licensed under CC BY 4.0.

Dove si trova

Perchè è importante

  • Dopo circa tre mesi, la controffensiva ucraina continua ad avanzare seppure lentamente
  • Il sistema difensivo russo punta a impedire che lo scontro diventi di manovra
  • L’Ucraina sta penetrando nel sistema difensivo russo nel tentativo di degradarlo a lungo termine
  • Queste dinamiche contano maggiormente, per il risultato finale, del puro conto dei km quadrati controllati da entrambi

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Lorenzo Nannetti
Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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