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    Niger: nuovo fronte?

    In breve

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    Mentre il Mali sembra avviarsi verso una maggiore stabilità, anche se incerta, le tensioni si spostano su Paesi vicini, come il Niger, poverissimo, ma con grandi risorse, che paga i confini sterminati e un debole controllo governativo, rischiando di diventare nuova preda di movimenti estremisti. 10 punti per capirlo insieme

     

     

    1) Mali – Di Mali si sente parlare sempre meno, e del resto la situazione sembra si stia normalizzando. L’ONU ha appena approvato l’invio di 12mila caschi blu, una delle missioni più grandi di sempre, per consentire l’addestramento dell’esercito locale e garantire la sicurezza, soprattutto delle elezioni che si svolgeranno a breve. Il presidente Dioncounda Traoré guida infatti un esecutivo ad interim che lascerà il posto a uno eletto dalla popolazione. Ne parleremo presto.

     

    2) Niente più terrorismo? – La ricostruzione, stabilizzazione e il recupero di legittimità da parte del Governo sono percorsi lunghi ancora da compiere, ma almeno sul piano della sicurezza la situazione è sicuramente migliorata: i gruppi tuareg hanno accettato di abbandonare la lotta in cambio di maggiori autonomie politiche, ovvero le loro richieste di sempre. Quelle parti dell’esercito che avevano compiuto il colpo di Stato hanno riconsegnato già da settimane il potere nelle mani di Traoré. Gli estremisti islamici sono continuamente stanati dalle forze francesi rimaste e uccisi, catturati o costretti a ripiegare altrove.

     

    3) Confini immensi – Proprio la fuga costituisce però la principale preoccupazione della comunità internazionale. Il Mali ha confini immensi e spesso poco controllati: è facile quindi passare inosservati in un paese vicino, come Mauritania e Niger. Quest’ultimo in particolare appare essere diventato il bersaglio delle attenzioni dei gruppi estremisti. Già nel maggio scorso si è verificato un attentato contro un impianto minerario di uranio ad Arlit, mentre recentemente un’auto bomba si è fatta esplodere davanti a una caserma ad Agadez, prima volta che un fatto del genere colpisce il Paese.

     

    4) Ultimi del mondo – Il Niger del resto è grande quasi due volte la Francia, in gran parte desertico e poverissimo, ultimo nella classifica di sviluppo dell’OSCE. La popolazione è distribuita principalmente nella capitale Niamey e in villaggi e piccole città del sud e sud-est, dove maggiori sono le (scarse) risorse d’acqua. Il Governo e le Forze Armate hanno un controllo solo parziale del territorio, troppo vasto e geograficamente scarsamente accessibile per un monitoraggio completo, e soprattutto si trovano ad affrontare una minaccia del tutto nuova.

     

    Le zone fertili del Niger sono principalmente nel sud e sud-est

    5) Uranio & co. – Perché il Niger è diventato un obiettivo? Innanzitutto perché, come detto, è facile per i gruppi estremisti entrarvi e nascondervisi, magari mischiati agli oltre 50mila rifugiati che varie ONG stimano siano giunti nel Paese dal Mali. Il deserto è immenso e impossibile da controllare e molte installazioni di valore sono sostanzialmente isolate e sparse sul territorio. Alcune di queste risultano poi strategiche per l’Occidente e dunque diventano di rimando bersagli ideali. Il Niger è infatti uno dei principali esportatori di uranio al mondo (7,5% della produzione globale, terzo al mondo) e la Francia è il Paese che maggiormente da lì si rifornisce (per oltre un terzo il suo fabbisogno totale) tramite la sua multinazionale AREVA. Inoltre, non devono essere dimenticati i vari impianti petroliferi nell’est, vicino al confine col Ciad. I terroristi possono quindi colpire bersagli di grande impatto e ritirarsi prima di essere individuati.

     

    6) Mali 2.0? – A questo si aggiungano condizioni sociali favorevoli all’insorgere di contrasti che possano sfociare in lotta armata: povertà, aree fertili limitate e contese da più tribù locali, popolazioni tuareg che controllano traffici illeciti e chiedono maggiore indipendenza. Se si osserva bene, si nota come siano condizioni molto simili a quelle presenti in Mali qualche anno fa, prima della presa di potere degli estremisti al nord e del successivo intervento francese.

     

    7) Cosa aspettarsi? – Due sono quindi le considerazioni da fare. Innanzitutto, la situazione sociale è tale da rendere il Paese terreno ottimale per l’attecchimento delle ideologie estremiste. Come nota “The Economist” in un recente articolo, il presidente nigerino Mahamadou Issoufou sposa la linea che ritiene il rischio proveniente solo da infiltrati dall’estero, mentre è invece più probabile che a essi si uniscano progressivamente anche militanti locali. Questo indica che il fenomeno dell’insurrezione nel Sahel, che come molte forme di terrorismo tende a spostarsi verso le zone di “minima resistenza”, troverà spazio fertile proprio in Niger, trascinando questo Paese in un nuovo centro di conflitto.

     

    8) Ancora una volta alla breccia – Secondariamente, le forze di sicurezza nigerine non vengono considerate capaci di poter difendere il proprio territorio contro un nemico così sfuggente e al tempo stesso deciso, causa mancanza di addestramento, ma anche di tecnologie adeguate a controllare un così vasto Paese. Questo, a sua volta, suggerisce che toccherà nuovamente all’Occidente difendere i propri interessi nella zona. Per la Francia, infatti, la protezione del Niger e delle risorse di uranio risulta anche più importante di quanto non sia stato con il Mali. Al tempo stesso la sicurezza e lo sviluppo dell’intero Sahel sono obiettivi riconosciuti dalla stessa Unione Europea nella “Strategia per la Sicurezza e lo Sviluppo nel Sahel”. Ancora una volta, nel caso la situazione precipiti davvero come in Mali, sarà dunque l’Europa, o parte di essa, a intervenire, anche se gli USA, che nella capitale del Niger, Niamey, hanno schierati alcuni droni, potrebbero aiutare dal punto di vista logistico e tecnologico.

     

    Il Niger è uno dei paesi più aridi al mondo
    Il Niger è uno dei Paesi più aridi al mondo

    9) Quale futuro? – A tal proposito è interessare notare come il documento UE per il Sahel riconosca come sicurezza e sviluppo vadano necessariamente di pari passo. Non può esserci sviluppo se non viene garantita una certa sicurezza, ed è solo con lo sviluppo che si costruiscono le basi sociali ed economiche che possono garantire una duratura sicurezza, rendendo l’estremismo meno appetibile agli occhi di quei giovani che ora vedono poche alternative alla lotta armata (vd. Il 10° parallelo). Questa sarà la sfida futura per Paesi come il Niger, che affrontano crescenti problemi sociali e di sicurezza, da non limitarsi ai soli fuoriusciti dal Mali. A sud, al confine con la Nigeria, si sta infatti spargendo l’influenza del gruppo estremista Boko Haram, la cui presenza è già segnalata in più di un Paese e che in Niger trova rifugio dalla reazione armata dell’esercito di Abuja. Anche questo è un problema che ha origini simili e che Niamey si troverà ad affrontare fin d’ora.

     

    10) Oggi e domani – Affrontare i problemi di sviluppo del Niger adesso non è solo una contromisura alle minacce odierne, ma anche un modo per risolvere quelle che già si profilano all’orizzonte. Pochi dati bastano a farcele intravedere: il Niger ha una delle popolazioni a maggiore crescita demografica del mondo e si stima che per il 2040 raddoppierà i propri abitanti. Tuttavia, nel frattempo i cambiamenti climatici potrebbero rendere il Paese ancora più arido di quanto sia ora (vd. La corsa all’artico): se pensiamo che già adesso le tribù di coltivatori stanziali del sud iniziano a scontrarsi con quelle di pastori nomadi del nord per il controllo delle poche aree fertili, è facile comprendere come questa situazione possa solo diventare progressivamente esplosiva nel futuro. E il Paese diventare origine o comunque terra di conquista di estremismi ancora più forti.

     

    Lorenzo Nannetti

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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