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venerdì 23 Ottobre 2020
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    In Ecuador non si placano le proteste

    In breve

    • A 3 anni dalla sua elezione, Moreno e le sue politiche sono sempre più al centro delle proteste. Il Presidente è accusato di aver tradito i valori del suo collega di partito Correa.
    • Già a ottobre l’intenzione di revocare i sussidi sul carburante lo costrinsero a rifugiarsi a Guayaquil. Nel mirino dei manifestanti, ora, la legge di aiuto umanitario e la legge finanziaria.
    • Nel pieno della pandemia, si cerca di gestire una situazione relativamente nuova per l’Ecuador.

    Dove si trova

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    In 3 sorsi L’elezione di Moreno nel 2017 sembrava la naturale continuazione dei 10 anni di Presidenza Correa, che avevano ridato stabilità ed orgoglio nazionale al Paese. Ma i manifestanti lo accusano di aver tradito le aspettative, non solo degli ecuadoriani. E le proteste non cessano.

    1. LE PROTESTE NEL POST CORREA

    Nel 2017, Lenin Moreno, ex vicepresidente dell’Ecuador e collega di partito (Alianza País, di orientamento socialista) del Presidente uscente Rafael Correa, vinse le elezioni al ballottaggio contro il conservatore Guillermo Lasso, ex presidente del Banco Guayaquil. L’Ecuador sceglieva così la continuità, premiando quel partito il cui presidente, al netto di ogni considerazione politica, aveva garantito stabilità politica ad un Paese che veniva da diversi anni di incertezze. Già 4 mesi dopo la sua elezione, tuttavia, era chiaro l’intento di Moreno di distanziarsi dal suo predecessore. Poco avvezzo alle logiche divisive correiste improntate sulla lotta “poveri contro ricchi”, infatti, Moreno proponeva l’inclusione di tutte le componenti dello Stato latinoamericano, dichiarando di voler dialogare con tutti i settori economici, scatenando per questo l’ira dell’ala più a sinistra del partito, che da subito espresse il timore che le conquiste di Correa venissero accantonate in nome di una più o meno brusca virata verso il neoliberismo.

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    Fig. 1 – Manifestazioni di protesta dei lavoratori contro le misure economiche del Governo

    2. LE PROTESTE

    Timori che non si sono rivelati infondati, tanto che lo stesso Correa ha più volte accusato il compagno di partito di tradimento. Moreno, dal canto suo, dichiarò subito di dover trovare un modo per razionalizzare l’altissima spesa pubblica e un’economia che stava rallentando già alla fine del 2017. L’apertura delle Galapagos agli aerei militari statunitensi e soprattutto il contestato accordo con il Fondo Monetario Internazionale hanno scatenato le proteste che hanno vissuto il loro apice nell’ottobre scorso e che si stanno riproponendo in queste settimane. La miccia che fece esplodere le proteste di 7 mesi fa fu rappresentata dalla rimozione dei sussidi al carburante, in ossequio al pacchetto di misure di austerità figlio del suddetto accordo con il FMI. I bersagli delle proteste sono ora la Legge di Aiuto Umanitario e la Legge Finanziaria, dichiarate da Moreno necessarie per evitare il collasso economico a causa degli effetti della pandemia nel Paese. Impiegati pubblici, sindacati e membri delle comunità indigene (tradizionalmente molto forti in Ecuador) chiedono garanzie per la pubblica istruzione e protestano contro i tagli alla spesa pubblica, sui quali già ad aprile Amnesty International esprimeva timori circa le ripercussioni sociali.

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    Fig. 2 – Una manifestante nel centro di Quito

    3. GLI SCENARI E LE INCOGNITE FUTURE

    Moreno si trova a maneggiare una situazione con un potenziale altamente esplosivo, in un Paese in genere estraneo a manifestazioni violente e cambi di potere cruenti. L’Ecuador, in sostanza, sta sperimentando una fase relativamente nuova, che potrebbe rappresentare un’incognita anche per i suoi attori principali. È nell’interesse di tutti, Moreno e FMI compresi, fare di tutto per evitare di esacerbare gli scontri, pena quell’ingovernabilità che da sempre spaventa le Istituzioni finanziarie internazionali. L’incognita principale, oltre alla reazione di Moreno, riguarda gli effetti che la Covid-19, e soprattutto le (non) misure prese dal Governo, avranno sulle proteste. In un Paese in cui già più di un mese fa la situazione sembrava molto più drammatica rispetto a quello che i numeri ufficiali suggerivano, l’insicurezza alimentare e la mancanza di beni di prima necessità possono infiammare ulteriormente le piazze, aprendo scenari preoccupanti per la tenuta del Governo. 

    Michele Pentorieri

    WSIS FORUM 2015 Day 3” by ITU Pictures is licensed under CC BY

    Michele Pentorieri
    Michele Pentorieri

    Nato a Napoli nel 1991, ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche all’Orientale di Napoli e quella magistrale in Relazioni Internazionali alla LUISS. Trasferitomi a Londra per un anno, ho studiato presso la UCL, ottenendo un MA in Human Rights. Da sempre appassionato di Relazioni Internazionali ed America Latina, ho anche lavorato a Cuba ed in Colombia, dove ho avuto modo di coltivare una delle altre mie passioni: il caffè.

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