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venerdì 30 Ottobre 2020
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    Speciale COVID-19

    La potenza di fuoco della BCE

    In breve

    • La BCE porta il quantitative easing pandemico da 750 a 1.350 miliardi di euro.
    • Si tratta di un sostegno all’economia monetaria della zona euro senza precedenti.
    • Dietro la forza di Francoforte, come di Bruxelles, anche un mutato clima politico europeo.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 Sorsi – La Banca centrale europea ha annunciato incremento ed estensione del Pandemic emergency purchase programme (PEPP) per contrastare la recessione causata dal coronavirus. Come funziona il Quantitative Easing?

    1. IL RADDOPPIO DEL QUANTITATIVE EASING PANDEMICO

    La Banca centrale europea ha annunciato il 4 giugno il quasi raddoppio del quantitative easing pandemico, portando da 750 a 1.350 miliardi di euro il totale di acquisti di assets che Francoforte effettuerà fino, almeno, al giugno 2021.
    Si tratta del PEPP (Pandemic emergency purchase programme), il programma d’emergenza lanciato dalla BCE per far fronte alla crisi causata dal coronavirus.

    http://gty.im/1217497212

    Fig. 1 – Una conferenza stampa “a distanza” di Christine Lagarde

    2. COSA VUOL DIRE IMMETTERE LIQUIDITÀ

    Come noto, a partire dal 2015 la Banca centrale europea, allora sotto la guida di Mario Draghi, ha iniziato un programma di acquisto di attività, ossia di titoli pubblici e privati, in tutti i Paesi europei. È il famoso quantitative easing. I titoli pubblici in particolare rappresentano la grande maggioranza degli assets che vengono acquistati dalla BCE sul mercato secondario, ossia non direttamente dallo Stato all’emissione, ma in seconda battuta dagli istituti bancari: circa 20 miliardi ogni mese.
    Acquistare titoli vuol dire, in parole povere, immettere liquidità sul mercato, cioè in qualche modo “stampare” soldi destinati a circolare. Gli effetti degli acquisti sono molteplici, essenzialmente si concretizzano in finanziamento del debito pubblico degli Stati (ad un costo inferiore a quello di mercato per i più indebitati, come l’Italia), riduzione dello spread (differenziale tra tassi d’interesse dei titoli pubblici dei vari Paesi) e anche indirettamente facilitazione di accesso a crediti per famiglie e imprese e abbassamento dei costi delle operazioni interbancarie.
    Per alcuni Stati europei, come l’Italia, il QE della BCE si è rivelato fondamentale, perché ha garantito e garantisce ancora un finanziamento del debito pubblico altrimenti non scontato: sarebbe molto più difficile per l’Italia sia trovare acquirenti per tutte le emissioni di titoli, sia piazzarli a tassi d’interesse altrettanto vantaggiosi.
    Il debito pubblico, come sappiamo, è il mezzo attraverso il quale uno Stato finanzia il proprio fabbisogno di cassa, ossia le spese per investimenti o servizi o semplicemente il proprio deficit, cioè le spese non coperte da entrate. Ovviamente essere certi che i titoli di debito verranno acquistati e a condizioni non troppo esose è fondamentale per qualunque Stato, ma lo è ancor di più per un Paese come l’Italia già fortemente indebitato. In effetti il sostegno della Banca centrale europea non risolve certo il problema del debito pubblico italiano, che comunque dovrebbe essere drasticamente ridotto. Ma indubbiamente, senza l’appartenenza alla zona euro e il paracadute monetario della BCE la posizione del nostro Paese sul mercato finanziario sarebbe molto più complicata.

    http://gty.im/1178702763

    Fig. 2 – L’ultima conferenza stampa di Draghi come Presidente della BCE

    3. IL MUTATO CLIMA POLITICO E LA RISPOSTA COMPLESSIVA DELL’UE

    Il nuovo programma di acquisti finalizzato a combattere la recessione causata dalla pandemia da coronavirus è ancor più importante per almeno due motivi: innanzitutto per le dimensioni imponenti (i 1.350 miliardi, che non è escluso possano essere incrementati ulteriormente), poi per la dimostrazione della volontà assoluta della BCE di sostenere l’area euro in tutti i modi. L’istituto guidato da Christine Lagarde non sembra minimamente preoccupato dalle possibili conseguenze della recente pronuncia della Corte costituzionale tedesca, che ne contestava l’operato. In tal modo la risposta complessiva delle Istituzioni europee all’emergenza economica causata dalla pandemia sembra poggiare su due pilastri importanti per dimensioni e solidità: il piano Next Generation EU lanciato dalla Commissione e, appunto, il PEPP della BCE. E anche su uno scenario politico complessivo nel quale le Istituzioni sono supportate da una volontà politica convergente dei maggiori attori statali (Germania e Francia in testa).

    Paolo Pellegrini

    Christine Lagarde” by MEDEF is licensed under CC BY-SA

    Paolo Pellegrini

    Nato a Terni nel 1967, laureato in Giurisprudenza, sono un funzionario della Commissione europea. Prima di diventare un euroburocrate ho svolto vari lavori ed attività, tra cui l’editore e l’istruttore di paracadutismo sportivo, ma la cosa di cui sono più fiero è l’essere stato, per un breve periodo della mia vita, operaio metalmeccanico.

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