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venerdì 23 Ottobre 2020
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    In breve

    • A gennaio in Perù si sono tenute le elezioni per il nuovo Parlamento, che hanno portato ad una frammentazione dell’organo legislativo.
    • Nonostante l’anticipo con cui il lockdown è stato imposto dal Presidente Vizcarra, i numeri nella regione peruviana continuano a essere allarmanti.
    • Le stime del FMI non sono delle più rosee ma l’intervento della giovane Ministra dell’Economia Alva potrebbe portare a un sensibile miglioramento.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi Il nuovo anno a Lima è iniziato con le elezioni per il Parlamento, sciolto dal Presidente Vizcarra. A questa instabilità si somma la pandemia di Covid-19, che andrà ad influenzare una economia già in forte difficoltà.

    1. PANDEMIA, ELEZIONI A BREVE TERMINE

    In Perù il 2019 si è concluso con un vero e proprio colpo di scena. Il Presidente Martìn Vizcarra, in occasione di un discorso alla nazione, ha annunciato lo scioglimento anticipato delle Camere, la prima volta dal 1992. Il nuovo anno quindi si è aperto con il rinnovo del Parlamento, che ha portato ad una maggiore frammentazione politica. Il partito che sicuramente ha perso peso politico è Fuerza Popular di Keiko Fujimori, figlia dell’ex Presidente Alberto Fujimori e coinvolta nello scandalo Odebrecht, che ha visto diminuire i propri rappresentanti da 58 a 12. Diversamente hanno ottenuto una maggior rappresentanza da questa tornata elettorale i partiti Acción Popular (da 20 a 24) e Alianza para el Progresso (da 13 a 18). Tuttavia questo Parlamento avrà vita breve, poiché l’11 aprile 2021 si terranno le elezioni del Presidente e vicepresidente della Repubblica, nonché dei nuovi 130 deputati. Fino ad allora Vizcarra avrà l’occasione di poter operare senza una forte opposizione ostruzionista, specialmente per far fronte all’emergenza Covid-19.

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    Fig. 1 – Il Presidente Martìn Vizcarra, in carica dal marzo del 2018, durante questa pandemia

    2. LA PANDEMIA COVID COLPISCE ANCHE MACHU PICCHU

    Se in America latina è il Brasile a registrare i numeri più alti, il Perù purtroppo può “vantare” il secondo posto per numeri di contagi e il terzo per quanto riguarda il numero di morti. Con i dati che peggiorano quotidianamente, il Perù ha ormai raggiunto quasi i 300mila contagi e le 10mila morti. Tuttavia le motivazioni di un contagio così diffuso non sono da ritrovare in una politica negazionista e attendista, come imputabile invece al Presidente brasiliano Bolsonaro, piuttosto da diversi fattori. Infatti, già al 15 marzo il Presidente Vizcarra ha annunciato l’imposizione di un rigido lockdown, nonostante la situazione nella regione sudamericana non fosse allarmante e il Paese avesse registrato solamente 71 casi di contagi. Per quanto la situazione economica fosse in un trend positivo, tanto da essere definito dall’Oxford business group come “uno dei Paesi più performanti dell’America latina”, gli elementi che hanno penalizzato il Perù durante la pandemia sono da inquadrare in altre criticità. La principale è sicuramente rinvenibile nella diseguaglianza del tessuto sociale, dove la maggioranza della popolazione non ha un lavoro regolare, non ha un conto bancario, vive in piccole case e spesso senza un frigorifero. Tutti questi elementi hanno portato ad una pressione insostenibile, che ha evidenziato la fragilità del sistema sanitario del Paese, collassato nel giro di poche settimane e incapace di garantire cure adeguate a tutta la popolazione. Tra le ripercussioni indirette della Covid-19 rientra anche la chiusura della cittadella inca di Machu Picchu. Nonostante i pochi contagi registrati e il graduale allentamento della quarantena, il sito è tuttora chiuso al pubblico, sia per i ritardi nell’attuazione delle misure di sicurezza sanitaria, sia per il timore di contagi da parte degli abitanti della zona. Per questi motivi l’apertura prevista del 1° luglio è slittata a data da destinarsi. Il blocco del turismo sarà una delle tante ripercussioni economiche che dovrà affrontare il Paese.

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    Fig. 2 – La meta turistica principale del Perù è purtroppo chiusa per la pandemia

    3. RIPERCUSSIONI ECONOMICHE

    Secondo le stime dello scorso aprile del Fondo Monetario Internazionale (FMI) il Perù dovrebbe subire una perdita del PIL del 4,5% nel 2020. A confermare questo scenario drammatico è anche l’Instituto Nacional de Estadistica e Informatica (INEI), che ha calcolato un calo della produzione nazionale del 16,26% a marzo e addirittura del 40,49% ad aprile rispetto al precedente anno. Per far fronte a questa situazione di forte instabilità è stato annunciato un piano di misure economiche che valgono fino a 12 punti percentuali di PIL, al fine di rilanciare l’economia peruviana. Autrice di questo pacchetto di riforme è la giovane Ministra dell’Economia e delle Finanze María Antonieta Alva: si tratta di misure che prevedono un aumento della spesa pubblica attraverso una serie di prestiti garantiti dal Governo alle imprese e di agevolazioni fiscali. Una vera ripresa economica sarà verificabile solamente nel corso dei prossimi mesi. Dal 1° luglio il Perù è entrato nella cosiddetta “fase 3”, con la riapertura della quasi totalità delle attività commerciali, le quali dovranno rispettare i protocolli sanitari stabiliti nel proprio settore. Tuttavia, nelle regioni di Arequipa, Ica, Junín, Huánuco, San Martín, Madre de Dios e Ancash la riapertura è rinviata a causa dei dati ancora allarmanti.

    Marco D’Amato

    Photo by lauraelatimer0 is licensed under CC BY-NC-SA

    Marco D'Amato
    Marco D'Amato

    Nato a Brescia, sono laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi della Tuscia con una tesi in diritto internazionale sul Cyberspace. Appassionato di relazioni internazionali, il passo verso la geopolitica era inevitabile. Ulteriori interessi sono: viaggiare, il calcio, la musica e la lettura.

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