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    Ieri sono ricominciate le trattative tra 5+1 e Iran sulla questione del nucleare: tra minacce di Khamenei a Israele, sospetti di Netanyahu e fitte reti diplomatiche, l’ottimismo e lo scetticismo circa l’esito delle negoziazioni si alternano costantemente.

     

    1. GINEVRA, NUOVO TENTATIVO – A Ginevra sono ripresi i negoziati sul nucleare tra il gruppo dei 5+1 (Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti) e l’Iran. Nonostante l’interruzione del dialogo ai primi di settembre, adesso le aspettative sono positive per tutte le parti in causa, considerato che da un lato Teheran si è dichiarata disponibile ad accettare maggiori controlli internazionali, dall’altro Obama ha ottenuto il rinvio di nuove sanzioni contro il Paese mediorientale. Tuttavia, in mattinata è arrivato un duro monito dall’ayatollah Khamenei, il quale ha ribadito come per l’Iran sia fondamentale mantenere intatto il diritto all’arricchimento dell’uranio: «Non indietreggeremo di una virgola su quanto ci spetta. Vogliamo collaborare con tutti, anche con il Governo ostile degli USA e con la Francia succube del regime israeliano, un cane rabbioso destinato a crollare poiché imposto con la forza. Abbiamo una linea rossa invalicabile, – ha concluso Khamenei, – cioè il nostro diritto inalienabile all’energia nucleare». A sua volta, il ministro degli Esteri iraniano, Javid Zarif, martedì in visita a Roma, ha chiesto il rispetto della dignità di Teheran, affermando che per il proprio Paese il programma atomico sia fondamentale per lo sviluppo e il futuro, non per minacciare altri Stati. Dello stesso avviso è il capo della delegazione a Ginevra, che però si dice ottimista: «I negoziati saranno complessi, e non ci saranno accordi che prevedano la violazione dei diritti dell’Iran sull’arricchimento dell’uranio».

     

    2. LA RETE DIPLOMATICA – In contemporanea con le negoziazioni a Ginevra si sta svolgendo una serie di delicati incontri diplomatici. Oltre al già citato vertice tra Javid Zarif ed Emma Bonino di martedì, ieri si è avuta la visita di Netanyahu a Putin, alla quale seguirà a breve quella di Erdogan. A complicare la vicenda, però, è stato soprattutto il viaggio di Hollande in Israele, durante il quale è emersa una visione comune tra il Presidente francese e Netanyahu circa la necessità di mantenere una linea rigida nei confronti dell’Iran. Considerato che ieri Hollande, in Italia, è stato concorde con Letta nel sostenere una soluzione diplomatica alla questione del nucleare iraniano, non è ben chiaro quanto la posizione intransigente francese sia determinata dalla volontà di proseguire sua una via autonoma e quanto, invece, non ci si trovi di fronte a una strategia congiunta tra Parigi e Washington per mantenere una certa pressione su Teheran. Al contrario, il Regno Unito sta mostrando un’insolita apertura nei confronti dell’Iran, tanto che da un lato Cameron ha avuto un colloquio privato con Rohani dopo anni di interruzione dei rapporti tra i due Paesi, dall’altro lato il ministro degli Esteri britannico Hague ha confermato le aspettative positive per il tavolo di Ginevra.

     

    3. CRISI TRA USA E ISRAELE – Al di là delle supposizioni sul ruolo della Francia, resta comunque evidente che Israele – come l’Arabia Saudita – non gradisca la posizione statunitense sul programma nucleare iraniano e, più diffusamente, l’impostazione in Medio Oriente. Netanyahu ritiene che Obama rischi di cadere nella trappola iraniana, sottoscrivendo un «pessimo accordo» che minerebbe seriamente la sicurezza regionale e mondiale, mentre Kerry ha recentemente invitato Israele a «non sabotare gli sforzi di Ginevra». In sostanza, aggiungendo alla vicenda anche la gestione della guerra civile in Siria, per alcuni osservatori sarebbe in corso la peggiore crisi tra Washington e Gerusalemme da almeno 30 anni: i due Paesi hanno percezioni e interessi totalmente diversi in merito all’Iran, con gli statunitensi convinti di agire a favore di una riduzione delle probabilità di un conflitto armato e gli israeliani timorosi che il programma nucleare di Teheran sia il prologo di una degenerazione del Medio Oriente. Netanyahu, infatti, imputa a Obama di aver tenuto nascosti i contatti tra USA e Iran preliminari alla convocazione di Ginevra, nonché di sottovalutare che, in seguito a un’eventuale riduzione delle sanzioni, Teheran possa impiegare completamente le risorse risparmiate nella creazione di un arsenale atomico.

     

    Beniamino Franceschini

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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