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    La freccia del Caesar Act colpirà davvero Assad?

    In breve

    • Il 17 giugno è entrato in vigore il Caesar Act, un nuovo insieme di sanzioni imposte da Trump contro Assad.
    • Le sanzioni mirano a soffocare Damasco economicamente e ridare peso agli Stati Uniti nella crisi siriana.
    • Il Caesar Act rischia di colpire la popolazione civile più che il regime di Assad.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – Le nuove sanzioni americane contro Bashar al-Assad e i suoi alleati mirano a soffocare il regime a livello economico al fine di guadagnare concessioni politiche. Il rischio, però, è colpire la popolazione civile più del regime stesso.

    1. IL CAESAR ACT: DI COSA SI TRATTA

    Il 17 giugno è entrato in vigore il Caesar Syria Civilian Protection Act, un insieme di nuove sanzioni imposte dall’Amministrazione statunitense di Donald Trump volte a punire il regime siriano di Bashar al-Assad per i crimini contro l’umanità commessi. Si tratta di sanzioni secondarie, che godono di valenza extra-territoriale: si applicano, cioè, a qualsiasi individuo o entità, indipendentemente dalla sua nazionalità, che supporti in modo significativo, anche indirettamente, il regime di Assad e i settori industriali che lo sostengono, inclusi i Governi di Russia e Iran. Il linguaggio della legge lascia all’Amministrazione americana la responsabilità di decidere chi sanzionare e come, suggerendo che le sanzioni – o la loro minaccia – verranno utilizzate, nel futuro prossimo, come leva politica.

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    Fig. 1 – Un commerciante conta banconote con impresso il volto di Assad. Damasco, 2019

    2. PERCHÉ IMPORRE NUOVE SANZIONI?

    In maniera diretta, attraverso le sanzioni e il mantenimento delle truppe nell’area nord-orientale del Paese, ricca di risorse idrocarburiche, l’Amministrazione Trump mira a soffocare il regime di Assad dal punto di vista economico, obbligandolo, col tempo, ad accettare concessioni favorevoli agli Stati Uniti per ottenere condizioni economiche più rilassate.
    Questo, tuttavia, in senso più ampio rappresenta anche un tentativo, da parte dell’Amministrazione Trump, di riconquistare un peso, anche parziale, in Siria, a fronte dell’evidente irrilevanza attuale degli Stati Uniti negli equilibri militari e, conseguentemente, politici, del Paese. Infatti, con l’avvenuta riconquista di due terzi del territorio nazionale, le sorti della Siria ad oggi sono in mano ad Assad, Russia, Iran e milizie affiliate, in primis Hezbollah: in questo senso le nuove sanzioni mirano a limitare i guadagni politici che il fronte pro-Assad potrebbe trarre dalle vittorie sul campo, innanzitutto scoraggiando attori esteri a intrattenere legami con Damasco per evitare di essere esclusi dal mercato finanziario statunitense, che gode di un’estensione globale. In questo modo il riconoscimento delle vittorie militari di Assad e dei suoi alleati a livello internazionale viene fortemente ostacolato.

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    Fig. 2 – Assad e Putin a Damasco, gennaio 2020

    3. IL CAESAR ACT RISCHIA DI SBAGLIARE MIRA

    Dal punto di vista prettamente economico le sanzioni rischiano di colpire proprio quella stessa popolazione civile siriana che mirano a difendere, già vessata da nove anni di conflitto, dalla montante povertà, dalla crisi economica e dal conseguente aumento dei prezzi di beni di prima necessità. Infatti scoraggiare gli attori esterni ad avere legami commerciali con la Siria apre al rischio di tagliare anche le filiere di approvvigionamento, innanzitutto alimentari, alle quali i cittadini siriani si appoggiano. Già nel 2010, 3,7 milioni di siriani soffrivano di insicurezza alimentare, secondo le Nazioni Unite. Nello stesso anno la Siria ha importato beni alimentari per un totale di 3,44 miliardi di dollari statunitensi. Nel 2018 le importazioni di beni alimentari si sono ridotte a 1,46 miliardi. Anche la produzione interna di beni alimentari è molto diminuita a causa del conflitto e la crisi della valuta locale rende ancora più difficile procurarsi beni di prima necessità. Il Caesar Act menziona con chiarezza esenzioni alle sanzioni per attività di tipo umanitario, ma il problema è basato soprattutto su chi controlla davvero l’economia interna al Paese: è difficile trovare ambiti economici di larga scala che non siano anche collegati al regime stesso. Questo ripropone l’ennesimo dilemma dei sistemi sanzionatori internazionali: colpire duramente il regime, rischiando però che il conto più salato lo paghi la popolazione, oppure tutelare i siriani, sapendo però di avere effetti limitati sul regime? Quanto rigorosamente verrà applicato nel concreto il Caesar Act ci dirà quale è la direzione scelta dagli USA.

    Denise Morenghi

    Immagine di copertina: “Syria Damascus Al-Hamidiyah Souq” by foundin_a_attic is licensed under CC BY

    Denise Morenghi
    Denise Morenghi

    Bergamasca di origine, dopo un primo approccio liceale alla lingua araba, ho studiato lingue, culture e società del Medio Oriente a Venezia. Ho vissuto ad Amman e Beirut e ora sono di base a Parigi per studiare sicurezza internazionale a Sciences Po.

    Amo i viaggi, i man’oushe libanesi, i casoncelli bergamaschi, le lingue straniere e la musica di Fairouz.

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