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    La Cina verso la Carbon Neutrality 2060

    In breve

    • Negli ultimi anni lo sviluppo incontrollato della Cina l’ha portata a essere la nazione con le maggiori emissioni di anidride carbonica al mondo. Durante l’ultima Assemblea dell’ONU Pechino ha annunciato la volontà di cambiare direzione e limitare seriamente i suoi alti livelli di inquinamento.
    • Rispetto agli USA di Donald Trump, Xi Jinping ha aperto a una collaborazione fattiva con gli altri Paesi per rendere il mondo carbon-free entro il 2060.
    • I dubbi sul successo di questa operazione sono molti e la Cina dovrà dimostrare spirito di innovazione e capacità di adattamento per mantenere la parola data.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi Durante la 75ma Assemblea generale dell’ONU sono emerse molte novità inerenti alla posizione della Cina nei confronti dei cambiamenti climatici. Il dialogo con Pechino sembra aver trovato nuovi spunti per una nuova collaborazione e un futuro più sostenibile.

    1. LA CINA E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

    Il 22 settembre scorso si è tenuta l’assemblea generale dell’ONU. Politici e diplomatici si sono confrontati su temi di attualità come l’inquinamento diffuso e la neutralizzazione della pandemia Covid-19.
    Una delle discussioni che ha tenuto banco durante l’assemblea, presieduta dal Segretario Generale Antonio Guterres, è stata quella relativa alla situazione climatica e alla posizione della Cina nei suoi confronti. Questo è stato ritenuto necessario poiché, guardando i dati recenti, il gigante asiatico è stato quello che più di qualsiasi altro Paese ha emesso CO2. Nel 2017, ad esempio, la Cina ha prodotto ben 9.838.754.028 tonnellate di anidride carbonica, a fronte delle 5.269.529.513 degli Stati Uniti: praticamente il doppio. Inoltre ad oggi la Cina è il principale emettitore di CO2 globale, con il 28% delle emissioni totali. Pertanto, in sede di discussione, è stato reputato necessario trattare questo fenomeno, con lo scopo di trovare un accordo con Pechino per poter controllare questa situazione.
    Il dibattito ha portato alla conclusione che la Cina debba impegnarsi entro il 2030 a raggiungere il picco delle emissioni ed entro il 2060 a raggiungere la carbon neutrality, ossia diventare un Paese a zero emissioni di CO2.

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    Fig. 1 – Discorso del Presidente cinese Xi Jinping all’ultima assemblea generale dell’ONU, 22 settembre 2020

    2. XI, LA COMMISSIONE EUROPEA E IL GREEN DEAL

    L’atteggiamento di Xi Jinping nei confronti del cambiamento climatico è leggibile come un’importante presa di posizione, in linea con quella del 2015 alla Conferenza di Parigi, quando il Presidente degli Stati Uniti era Obama. Questa decisione ha collocato immediatamente in cima all’agenda politica il fenomeno, che dovrà essere gestito con grande cura dalla Cina.
    L’impegno, ha assicurato Xi, non è stato assunto per fini egemonici, bensì perché secondo gli esperti è necessario proteggere il pianeta, avviato altrimenti a una fine certa.
    Grazie anche alle pressioni esercitate dalla Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, una collaborazione tra UE e Cina sul tema si fa sempre più possibile: l’obiettivo è cooperare e dialogare per arrivare alla salvaguardia comune dell’ambiente.
    Sarà comunque necessario osservare se la Cina deciderà di seguire le orme del Green Deal europeo, riducendo gradualmente – e successivamente sostituendo – i combustibili fossili in favore di energie rinnovabili e incentivi per i cittadini, così da incoraggiarli a cambiare il loro stile di vita.

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    Fig. 2 – Una centrale a carbone nella provincia di Anhui. Attualmente la Cina è il Paese leader per le emissioni di Co2 a livello mondiale

    3. I DUBBI E LE POSSIBILITÀ DELLA DECARBONIZZAZIONE

    Tuttavia non è facile pensare a una Cina carbon-free. I dubbi a riguardo sono molti e perlopiù leciti.
    Secondo Air Quality Report, nella lista delle città con più inquinamento nell’aria figura, ad esempio, Pechino: questo dimostra quanto ancora i passi da fare in avanti siano molti e quanto sia necessario affidarsi a nuove fonti di energia sostenibili. Perciò non solo sarà da vedere se effettivamente nel giro di 30 anni la Cina sarà in grado di azzerare le emissioni, ma anche se sarà in grado di adattarsi ai nuovi sistemi di vita e di lavoro che un così sostanziale cambiamento comporta.
    Sicuramente questa “rivoluzione” offre anche risvolti positivi: le aziende che infatti riusciranno a integrare prima nel proprio modo di lavorare questi sistemi di riduzione delle emissioni avranno molti vantaggi in termini di competitività sul mercato, potranno generare nuove possibilità di innovazione e nuovi posti di lavoro, guidando lo sviluppo di un mondo più green ed ecologico.
    In passato la Cina ha abituato tutto il mondo alla sua rapidità di pensiero, alla sua capacità di adattarsi alle situazioni – si pensi alla velocità di adattamento all’inizio della pandemia Covid-19 – e alla sua capacità di innovazione. È quindi ragionevole pensare che il Paese sia già al lavoro per conformarsi alla nuova linea sulle emissioni e tornare sul mercato in maniera sempre ultra-competitiva, ma più rispettosa nei confronti dell’ambiente e del pianeta.

    Niccolò Ellena

    In China on train 24” by Clay Gilliland is licensed under CC BY-SA

    Niccolò Ellena
    Niccolò Ellena

    Mi chiamo Niccolò, sono nato a Firenze e ho 23 anni. Dopo la Laurea in Lingue e Culture straniere presso l’Università degli Studi di Firenze e dopo aver trascorso un semestre a Wenzhou, in Cina, mi sono trasferito a Milano, dove vivo tutt’ora. Ad oggi sono laureando magistrale in Lingue per le Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Collaboro con il Caffè Geopolitico per l’area asiatica, mio principale interesse di studio.

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