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lunedì 18 Gennaio 2021

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Cosa cambia per l’Unione Europea l’elezione di Joe Biden?

In breve

  • Il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America sarà il democratico Joe Biden. Cosa cambierà per l’Unione Europea?
  • Clima, NATO, commercio e politica estera: saranno diversi i dossier ai quali Washington e Bruxelles dovranno lavorare congiuntamente
  • La vittoria di Biden, e le probabili nuove relazioni tra USA e UE, potrebbero “minacciare” la sovranità europea sulla quale insiste fortemente il Presidente francese Macron?

Dove si trova

AnalisiSecondo i principali analisti la vittoria del candidato democratico dovrebbe migliorare le relazioni tra Washington e Bruxelles. Ma quali saranno le sfide che affronteranno USA e Unione Europea e che tipo di rapporto verrà instaurato?

BIDEN NUOVO PRESIDENTE USA

Nonostante Donald Trump non abbia ufficialmente riconosciuto la vittoria di Joe Biden e prosegua nella sua attività di ricorso per denunciare presunti brogli elettorali, è cominciata la fase di transizione tra la Presidenza Trump e quella del suo successore.
Joe Biden giurerà a fine gennaio 2021, assieme alla sua vice Kamala Harris, e diventerà ufficialmente il 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. In questi giorni il democratico è occupato nella definizione della sua nuova squadra di governo, che tra qualche mese entrerà ufficialmente in carica.
Dalle ultime elezioni alla fine del prossimo gennaio si aprirà quindi il periodo di transizione tra l’Amministrazione Trump e quella di Biden sulle questioni più importanti di sicurezza nazionale, affari esteri e interni.
Le recenti votazioni presidenziali hanno visto un’affluenza altissima (70% degli elettori) e possono rappresentare una svolta per gli States non solo dal punto di vista della politica interna, ma anche sul piano delle relazioni internazionali e in particolare riguardo alla partnership con il Vecchio Continente.
L’obiettivo di Biden, almeno a parole, è quello di impostare la sua politica estera sui principi del multilateralismo, recuperando buone relazioni con i maggiori attori internazionali – in primis l’UE – accantonando la dottrina dell’American first adottata dalla presidenza Trump.
Nella visione politica del democratico, l’UE deve essere forte e unita. Non a caso, durante il suo incarico di vicepresidente nell’Amministrazione Obama, Biden si era espresso a più riprese sulla necessità che il Regno Unito restasse a far parte dell’Unione, auspicando un’alleanza tra USA e UE per fare fronte alle sfide globali.

Fig. 1 – Joe Biden, 78 anni, 46º Presidente degli Stati Uniti d’America

LE SFIDE COMUNI: DAL CLIMA ALLA RUSSIA PASSANDO PER LA NATO

In un mondo sempre più interconnesso e attraversato dalla più grave crisi dal dopoguerra ad oggi, non è facile prevedere quali saranno le maggiori problematiche da affrontare visto il rapido mutamento degli scenari globali.
Sicuramente il rilancio dell’economia post coronavirus, la difesa del clima, il commercio, la difesa e politica estera saranno i temi prioritari sui quali UE e USA dovranno concentrare i loro sforzi maggiori.
Sul discorso della lotta al cambiamento climatico, Joe Biden ha già fatto sapere che, contrariamente a quanto deciso da Trump, il suo Paese rientrerà a far parte dell’Accordo di Parigi. Al pari dell’Unione Europea e del suo Nuovo Green Deal, anche gli Stati Uniti puntano ad azzerare le emissioni di carbonio entro il 2050.
In ambito commerciale è difficile che la guerra dei dazi continui come all’epoca Trump. Biden considera l’UE un rivale in campo commerciale, ma non un nemico. Secondo alcuni analisti potrebbero ritornare in auge anche i negoziati in merito al TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).
Nel suo mandato alla Casa Bianca, Trump, ha spesso polemizzato sulla funzione della NATO e sul “basso” contributo apportato dai Paesi Europei, minacciando addirittura di ritirare gli USA dall’Alleanza Atlantica. Biden sembra invece andare in direzione contraria, con un rilancio dell’azione della NATO e della sua importanza sugli scenari di crisi globali come ad esempio nell’Europa orientale o in Africa.
In merito ai rapporti con Cina, Russia e Iran, al momento non ci sono i presupposti per relazioni tanto diverse rispetto alla presidenza repubblicana. È probabile però che la diplomazia statunitense rinnovi la sua contrarietà verso alcuni Paesi Europei (tra cui Italia e Germania) per le aperture commerciali verso la Cina e la questione del 5G.

Fig. 2 – Il Presidente francese Macron dialoga con Trump in occasione dell’ultima visita alla Casa Bianca

USA E UE: ALLEATI O RIVALI?

Le Istituzioni europee, e molti dei Governi nazionali dei Paesi membri, non si sono schierati apertamente a favore di un candidato piuttosto che dell’altro. In realtà, visto il programma di Biden decisamente meno isolazionista di Trump, molti leader europei confidavano nel successo del candidato democratico.
Altri Paesi come Slovenia, Polonia e Paesi baltici hanno manifestato (non troppo velatamente) il loro sostegno per il Tycoon newyorkese, specie in funzione anti russa. Addirittura il premier sloveno Janez Jansa si era congratulato, dopo le prime proiezioni, con Trump per la sua vittoria. Anche l’Ungheria di Orban, sempre più in contrasto con le Istituzioni europee, ha ammesso pubblicamente a più riprese di preferire una vittoria di Trump.
Bruxelles desidera impostare con l’Amministrazione Biden un nuovo tipo di relazioni transatlantiche. A tal proposito, in vista del prossimo Consiglio Europeo del 10 dicembre, Consiglio e Commissione hanno in mente di preparare una serie di documenti congiunti per rilanciare le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. I vertici comunitari hanno inoltre l’ambizione di organizzare un importante summit – Covid-19 permettendo – dopo l’entrata in carica ufficiale di Biden. Un incontro nel quale verranno definite le priorità di azione tra Bruxelles e Washington, ovvero ripresa economica post pandemia, rinforzo della Difesa, lotta al cambiamento climatico, rilancio del multilateralismo e difesa dei valori liberal democratici.
L’UE, con la nuova presidenza Biden, dovrebbe quindi tornare ad avere un alleato prezioso sulla scena internazionale. Senza dimenticare però che gli Stati Uniti, da chiunque vengano governati, hanno come obiettivo prioritario la difesa dei loro interessi strategici, che non sempre coincidono con quelli dell’Unione.
A tal proposito il Presidente francese Macron, che fin dal giorno in cui è stato eletto ha fatto del rilancio dell’integrazione europea uno dei suoi obiettivi politici, ritiene che l’UE debba essere sovrana e politicamente indipendente. Il Presidente transalpino si è detto in disaccordo con il Ministro della difesa tedesco Kramp-Karrenbauer, che all’indomani dell’elezione di Biden ha sottolineato il ruolo “fondamentale” degli USA nel garantire la sicurezza europea.
Secondo Macron l’Unione Europea deve puntare a diventare l’attore più potente sulla scena mondiale e in grado di essere indipendente dagli USA su tematiche importanti quali ad esempio le questioni militari e di politica industriale. Un concetto di “autonomia strategica” sul quale il Capo di Stato francese insiste da molto tempo e che potrebbe rappresentare la nuova dottrina ufficiale dell’Unione Europea.
L’UE infatti, che storicamente si regge sull’asse franco-tedesco, dovrà essere capace di assorbire il (probabile) ritiro di Angela Merkel dalla scena politica con le elezioni dell’autunno 2021. Attualmente non sembrano esserci nel Paese teutonico leader in grado di colmare il vuoto che lascerà l’attuale Cancelliera. Questo potrebbe aprire le porte a una UE profondamente influenzata dalla politica di Macron, con tutte le potenziali conseguenze anche sulle relazioni con gli Stati Uniti.
Dopo l’entrata in carica ufficiale di Biden – e la nomina dei membri della sua Amministrazione – si potrà avere un’idea più chiara del tipo di partnership che si instaurerà tra USA e UE. Le prime fasi dell’Amministrazione democratica serviranno a capire se gli USA imposteranno un rapporto di rivalità-alleanza con l’Unione Europea oppure, nonostante le dichiarazioni di facciata, proseguiranno le diffidenze tra Washington e Bruxelles.

Luca Rosati

Immagine di copertina: Photo by David Dibert is licensed under CC0

Luca Rosati
Luca Rosati

Appassionato al processo di integrazione europea e al rapporto tra gli Stati membri, sono laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus.

Dopo la laurea, ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese a Lione dove mi sono occupato della gestione di programmi e fondi europei.

Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea.

Frequento inoltre il Diploma in Affari Europei dell’ISPI (Istituto Superiore di Politica Internazionale) di Milano.

 

 

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