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venerdì 30 Luglio 2021

La complicata corsa ai vaccini nell’Unione Europea

In breve

  • La Commissione Europea ha ammesso gli intoppi nella macchina vaccinale dell’Unione, imputabili a un eccessivo ottimismo nelle possibilità di produzione di massa dei neonati vaccini.
  • L’intervento della Commissione nelle trattative sui vaccini puntava anzitutto a un approccio meno nazionalistico alla pandemia, rispetto a quello dei primi mesi. Ma lungaggini burocratiche e ritardi nella distribuzione hanno portato a critiche crescenti sul suo operato.
  • Nonostante le difficoltà, la Commissione è riuscita a strappare buone condizioni contrattuali per i Paesi membri, i cui effetti saranno visibili solo sul lungo periodo.

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In 3 sorsi – La corsa ai vaccini dell’UE si è subito rivelata a ostacoli. Nonostante un eccessivo ottimismo nel piano vaccinale, l’UE si sta ora muovendo per accelerare le vaccinazioni. Non c’è dubbio, però, che si tratti di una gara contro il tempo.

1. UN ECCESSIVO OTTIMISMO

La campagna vaccinale per contrastare l’epidemia da Covid-19 nell’Unione Europea sembra non procedere come sperato, con rallentamenti e polemiche continue. Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ha ammesso le difficoltà e i ritardi nell’approvvigionamento dei vaccini, imputabili, a suo dire, a un eccessivo ottimismo nella loro produzione di massa. L’Unione ha attirato su di sé numerose critiche per la gestione della compravendita dei vaccini e il successivo avvio della cruciale campagna di immunizzazione, posizionandosi agli ultimi posti per percentuale di popolazione vaccinata: a inizio febbraio solo il 3% della popolazione dell’UE aveva ricevuto il vaccino, mentre negli Stati Uniti la percentuale era pari al 10% e nel Regno Unito al 15%.

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Fig.1 – Ursula Von der Leyen in un suo intervento durante una recente seduta plenaria del Parlamento UE

2. UNITI DOPO LE DIVISIONI DELLA PRIMA FASE

La strategia vaccinale dell’Unione mirava sin dal principio a segnare un punto di svolta rispetto all’approccio individualistico e nazionalistico che aveva caratterizzato la prima fase della pandemia, coincidente con i primi lockdown, la chiusura dei confini, la corsa ai rifornimenti di mascherine e respiratori. Dopo una fase iniziale in cui ogni Stato membro gestiva i negoziati in autonomia o a piccoli gruppi (come nel caso dell’alleanza di Italia, Francia, Paesi Bassi e Germania), la Commissione Europea ha deciso di porsi come intermediario, proponendo un’azione unitaria a beneficio soprattutto degli Stati più piccoli, con minore potere negoziatore. Tuttavia l’intervento dell’UE non ha fatto altro che allungare i tempi: mentre il Regno Unito ha potuto concludere i primi accordi già a maggio, la Commissione è riuscita a portare a casa i primi accordi solo in estate inoltrata, uno svantaggio rispetto alla data di partenza della campagna vaccinale, cominciata tre settimane dopo quella del Regno Unito. Oltre a ciò bisogna ricordare come l’Unione si sia presa più tempo per procedere con l’approvazione e l’autorizzazione alla somministrazione dei vari vaccini pronti per il commercio, per ragioni burocratiche, ma anche a causa dello scetticismo dei cittadini europei nei loro confronti. I continui ritardi nella distribuzione delle dosi a solo un mese dall’inizio delle vaccinazioni, poi, hanno mostrato le crepe profonde nel piano vaccinale dell’Unione.

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Fig. 2 – I cittadini dell’Unione mostrano un crescente scetticismo nei confronti dei vaccini e della loro efficacia

3. UNA DÉBACLE?

Nonostante critiche e perplessità, i negoziati della Commissione Europea sono riusciti a portare a casa importanti risultati: prezzi molto bassi e accessibili, dosi per ogni Stato membro a seconda della popolazione, responsabilità legale unicamente in capo alle case farmaceutiche, condizioni che difficilmente altri Stati sono riusciti a ottenere. Non c’è dubbio, però, che la macchina burocratica dell’UE abbia conosciuto degli intoppi, e che non si sia investito abbastanza nella catena di produzione di tali vaccini, in una realtà, quella europea, già fortemente scettica nei confronti di essi, e che quindi aveva conosciuto sempre meno investimenti nel campo. Per cercare di rimediare agli errori fatti, l’Unione Europea ha deciso di imporre un controllo sulle esportazioni dei vaccini da parte delle case farmaceutiche, al fine di assicurarsi il rispetto dei contratti, evitando pratiche sleali, come per la vendita a terze parti di vaccini prodotti in stabilimenti UE. Inoltre l’Unione Europea ha già annunciato di voler distribuire dosi eccedenti a Paesi in via di sviluppo, non solo per una questione di solidarietà, ma anche per via della natura stessa della pandemia, che richiede un approccio globale. La Commissione sta ora spingendo per un’accelerazione della campagna vaccinale, per recuperare in corsa il tempo perduto. Solo il tempo dirà se la strategia dell’Unione sia stata così fallimentare come i più sostengono, o se sia comunque riuscita nel suo intento, debellando l’epidemia da Covid-19 nel lungo periodo.

Federica Barsoum

Photo by neelam279 is licensed under CC BY-NC-SA

Federica Barsoum

Sono una ragazza di 24 anni, da sempre appassionata di politica internazionale e dinamiche socio-economiche. Dopo il diploma al liceo economico-sociale, ho proseguito i miei studi all’Università Statale di Milano, dove mi sono da poco laureata in Mediazione Linguistica e culturale. Ora, invece, sto frequentando il corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali, curriculum commercio e integrazione europea. Sono nata e cresciuta nell’internazionale Milano in una famiglia mista, e il mio ambiente mi ha resa una persona aperta e curiosa nei confronti del mondo.

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