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martedì 4 Agosto 2020
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    Speciale COVID-19

    Corea del Sud, un Paese da osservare

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    La Corea del Sud ha una delle economie più dinamiche del momento, in grado di attirare investimenti da tutto il mondo e creare innovazione. Ciò nonostante, il Paese ha molte sfide davanti a sé da affrontare

    ECONOMIA INNOVATIVA – Il miracolo economico sud coreano è ben noto ai cultori dell’innovazione come approccio di crescita economica. La Corea del Sud ha una popolazione di circa cinquanta milioni di abitanti e un PIL pro capite di 33.000 dollari  – di poco inferiore a quello italiano – ed ha registrato negli ultimi cinquant’anni un’impressionante crescita economica fondata sull’innovazione. Con una crescita media del 7% e solo lievi flessioni registrate in periodi di crisi globale, il paese è riuscito a mantenere solida la sua economia concentrata sulle esportazioni nonostante il quadro globale non incoraggiante degli ultimi anni.

    L’OPINIONE DEGLI INVESTITORI – Un’economia ben sviluppata e dinamica, mercati finanziari regolati e debito sostenibile fanno della Corea una delle economie preferite dagli investitori esteri. Il Paese si è storicamente impegnato in riforme difficili – e a tratti impopolari – ma che hanno sempre avuto ottimi risultati. Durante la crisi asiatica del 1997, ad esempio, la presidenza di Kim Dae-jung si lanciò in un lungo programma di riforma del settore bancario – anche chiudendo alcune banche e forzando in bancarotta alcune compagnie – e di regolazione finanziaria. I maggiori benchmark dedicati all’innovazione assegnano, tra l’altro, un posto di tutto riguardo alla Corea, premiandone gli sforzi in termini di competitività. Grazie ad un sistema politico solido ed una democrazia giovane ma efficace, i punti di forza del Paese non sono pochi.

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    I GRANDI COMPLESSI INDUSTRIALI – Durante i suoi primi anni di sviluppo la Corea ha utilizzato una ricetta economica molto conosciuta – export-led growth model che mette insieme un sistema di incentivi favorevoli a investimenti esteri ed esportazioni con aiuti di stato. Grazie a questa dinamica combinazione, il Paese è riuscito a creare dei veri e propri conglomerati a conduzione familiare, chiamati chaebol, che col tempo sono riusciti ad imporsi nei mercati internazionali. Samsung, Hyundai ed LG ne sono un esempio. A tali gruppi è stato permesso di diventare dei monopolisti nei loro rispettivi settori per favorirne la crescita e gli investimenti, escludendo la competizione straniera dalla Corea. Tale politica è stata si efficace per la creazione di marchi internazionali di altissima qualità ma limita la competitività in molti settori. Uno degli obiettivi dell’attuale presidenza – che con difficoltà vedrà un alto grado di realizzazione – è proprio quello di limitare il potere di tali conglomerati per mantenere l’economia vivace.

    SFIDE MACROECONOMICHE – La rottura dei monopoli è una sfida minore se confrontata con gli altri problemi che il Paese deve affrontare. Quest’anno, per la prima volta, il Paese ha visto diminuire la popolazione nella fascia 15-55 anni, considerata vitale per la forza lavoro di ogni Paese. Questa diminuzione diventerà sempre più drastica con gli anni, creando non pochi problemi al sistema sanitario e pensionistico. In una versione semplificata, la crescita economica di un Paese è data da crescita della popolazione, capitale e produttività. Nei primi anni dello sviluppo coreano – così come accaduto negli altri paesi che hanno utilizzato un modello centrato sulle esportazioni, non ultimo la Cina – la crescita economica è stata data dagli ingenti capitali esteri in entrata e dall’aumento della produttività determinato dall’acquisizione di tecnologie estere. Avendo oggi raggiunto la frontiera tecnologica – la Corea del Sud è considerata leader nell’innovazione insieme a Giappone e Stati Uniti – una popolazione che non cresce crea dei problemi strutturali alla sostenibilità economica del paese. In questo senso le riforme più importanti sarebbero una maggiore apertura del mercato del lavoro alle donne – tra l’altro uno degli obiettivi della Presidenza Abe in Giappone – e una politica per l’immigrazione meno stringente – il Paese è uno dei più chiusi al mondo anche dal punto di vista culturale.

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    Inoltre, l’apertura dell’economia, calcolato sommando il valore delle importazioni e delle esportazioni, è superiore a quello del suo GNP, creando seri rischi in caso di downturn globale. Il paese dipende, infatti, eccessivamente dall’importazione di idrocarburi e dall’esportazione dei suoi prodotti e non è compensato da un’integrazione regionale simile a quella europea che agisca da cuscinetto.

    I RAPPORTI CON LA COREA DEL NORD – La maggiore minaccia per la sicurezza e per l’economia coreana è sicuramente la sorella del nord. Tralasciando le considerazioni geopolitiche e militari e mantenendoci su un approccio puramente economico, la Corea del Nord offre opportunità e minacce da valutare. La Corea del Sud si trova, infatti, in una posizione geografica alquanto scomoda, tra i due giganti cinese e giapponese che ne influenzano il ruolo nella regione e la Corea del Nord che ne blocca le vie terrestri. Molti progetti sono stati considerati negli anni per creare delle linee ferroviarie ed oleodotti che collegassero direttamente la penisola con il resto del continenti. Ciò che ha frenato lo sviluppo di tali infrastrutture è, ovviamente, la certezza di dare un’ulteriore arma alla Corea del Nord per minacciare lo crescita e la stabilità del paese.

    CONCLUSIONI – Il quadro qui mostrato dimostra come chiamare la Corea un mercato emergente sia in parte anacronistico. Un PIL pro-capite superiore a quello della Spagna – e di poco inferiore a quello italiano – impegno nell’innovazione e una forza lavoro altamente specializzata ne fanno un Paese che merita a pieno titolo un posto tra le grande forze economiche mondiali. Le grandi sfide che lo aspettano nei prossimi dieci anni – forza lavoro decrescente, bassa fertilità, monopoli da rompere e sfide geopolitiche – possono fare la differenza nell’impostazione del Paese come potenza regionale o miracolo decaduto. Se la storia è destinata a ripetersi, Seoul saprà ancora una volta forzare le lobby economiche e sfidare i preconcetti culturali e superare tali sfide. Il successo delle riforme di Abe in Giappone e di Xi in Cina si lega a doppio filo con le dinamiche interne coreane. Un fallimento delle riforme giapponesi gioverebbe alle aziende coreane, mentre un fallimento della Cina avrebbe effetti misti considerato che, da una parte, la Cina è un competitor feroce grazie ai suoi prezzi ma anche uno dei clienti principali del paese.

    Federico G. Barbuto

     

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più

    Negli anni 2000, quasi in contemporanea, l’Unione Europea, la Cina e la Corea hanno dichiarato ufficialmente il loro impegno per diventare dei leader in innovazione tecnologica e raggiungere Stati Uniti e Giappone. Attualmente, solo la Corea è riuscita a diventare un leader nell’innovazione tra i tre, nonché una minaccia per i prodotti del Giappone. [/box]

    Federico G. Barbuto
    Federico G. Barbuto

    Laureato in Scienze Politiche alla LUISS di Roma, dove ho anche conseguito un MA in International Relations, mi sono trasferito in Cina nel 2012 dove ho ottenuto un MA in Economics presso la Renmin University of China. Dopo aver lavorato in una compagnia di investimenti mi sono trasferito prima in Colombia e poi in Belgio, dove lavoro nel mondo dell’UE.

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