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    Corea del Sud: un pigmeo tra due giganti

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    Corea del Sud, Giappone e Cina sono tre giganti economici e tecnologi mondiali. Nonostante le sfide interne che i tre Paesi stanno affrontando siano simili e le altrettanto simili scelte in ambito di sviluppo economico, i rapporti tra i tre Paesi non riescono a decollare. Il punto di vista della Corea

    TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE – Seoul, la capitale della Corea del sud, è un perfetto emblema del suo Paese in continua trasformazione. Metropoli viva e moderna, Seoul è sede di molte multinazionali, dalla Samsung alla Hyundai, che negli ultimi decenni hanno conquistato il mondo grazie alla qualità dei loro prodotti ed una severa etica del lavoro – da far impallidire i tedeschi. La sua cultura peculiare rifiuta sia le influenze cinesi che quelle giapponesi in tutti i campi, culinari compresi. L’economia frizzante e la vitalità delle sue imprese ne fanno uno dei maggiori attori asiatici, nonostante le sue piccole dimensioni e gli ingombranti ed onnipresenti vicini. Al fine di mantenere i suoi interessi e trovare il suo posto nel sistema di alleanze asiatiche, la Corea del Sud ha sviluppato una diplomazia caratterizzata da attivismo internazionale, multilateralismo e mediazione dei conflitti, come tipico di potenze diplomatiche di medie dimensioni.
    Negli ultimi dieci anni la Corea è riuscita a diventare – con una rapidità straordinaria – un leader dell’innovazione tecnologica, raggiungendo il livello di Stati Uniti e Giappone. Proprio il Giappone ha visto soffrire le proprie esportazioni a causa del crescente ruolo della Corea nell’alta tecnologia e della Cina nei prodotti a basso costo.

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    Fig.1 – Il Gwanghwamun, l’ingresso del Palazzo Reale di Seoul, è stato restaurato in occasione del 65° anniversario dell’indipendenza dal Giappone

    IL GIAPPONE E L’ABECONOMICS – La ricetta di Abe per far ripartire l’economia giapponese, virtualmente immobile da vent’anni, non ha pienamente funzionato. Nonostante la crescita delle esportazioni, favorite da una politica economica accomodante e un conseguente Yen debole, queste non sono state sufficienti a riequilibrare i conti per il terzo trimestre di fila. Di conseguenza, il Giappone è in recessione tecnica. L’aumento dell’imposta sul valore aggiunto, necessaria per rassicurare i mercati sulla sostenibilità del gigantesco debito giapponese, ha fatto registrare una crescita dei consumi inferiore alle attese, costringendo Abe a convocare elezioni anticipate per la camera bassa al fine di ottenere una maggioranza più solida (che ha facilmente ottenuto proprio nello scorso weekend). Abe resta, agli occhi dell’opinione pubblica giapponese, l’unico leader in grado di approntare le riforme necessarie per far ripartire l’economia. Alcune delle proposte del leader giapponese sono, tuttavia, tenute sotto controllo dalla comunità internazionale in quanto fonte di instabilità internazionale: il tentativo di modificare la costituzione, imposta dagli americani alla fine della seconda guerra mondiale, al fine di avere una maggiore flessibilità nell’uso dell’esercito, la sua posizione aggressiva rispetto alle dispute territoriali con la Cina sulle Diaoyu/Senkaku e la continua partecipazione ai memoriali della seconda guerra mondiale sono tra i più dibattuti.

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    Fig.2 – Un bambino cinese gioca con il monumento alla guerra anti-giapponese, a Pechino

    LA QUESTIONE STORICA – I rapporti tra i tre Paesi non sono mai stati ottimi. La Corea è stata per anni uno stato – piuttosto – indipendente ma vassallo dell’impero cinese fino all’invasione Giapponese del 1910. L’esercito Giapponese ha compiuto innumerevoli atrocità sulla popolazione Coreana, ed in seguito su quella Cinese, che sono all’origine della questione storica. I leader di Corea e Cina accusano il Giappone di non aver mai ammesso le proprie colpe per le atrocità perpetrate durante la guerra, come invece fatto ripetutamente dalla Germania, ed anzi di giustificare pienamente il comportamento tenuto dal paese all’epoca commemorandone i soldati. La questione territoriale delle isole Diaoyu/Senkaku con la Cina e delle isole Dokdo/Takeshima con la Corea sono sempre accompagnate da proteste sulla posizione ufficiale del Governo rispetto ai crimini commessi in passato.

    L’INCOGNITA DELLA COREA DEL NORD – Stretta tra i due giganti, i problemi della Corea del Sud non si esauriscono qui. La Corea del Nord è l’eterna spada di Damocle che pesa sull’esistenza stessa del Paese; perennemente in armi, provvista di ordigni nucleari, forze speciali tra le meglio addestrate al mondo ed il sostegno – pur riluttante ultimamente – della Cina, l’eventualità di un’invasione della Corea del Nord rappresenta una minaccia molto sentita dalle forze della Corea del sud, nonostante le forze americane di stanza vicino Seoul e un potenziale aiuto giapponese. Nei periodici exploit del Regno Eremita (la Corea del Nord – ndr), finalizzati ad ottenere risorse economiche dalla comunità internazionale in un eterno ricatto, vi è una regolare minaccia non solo alla nemesi del sud ma anche al Giappone. Se anche in questo caso i due Paesi si trovano allineati rispetto alle minacce alla loro sicurezza e integrità statale, la Cina cerca di mantenere al guinzaglio l’alleato comunista, nonostante la crescente scomodità dello stesso. La situazione della Corea del Nord è sicuramente una delle più interessanti in ambito internazionali: nonostante sia un peso per la comunità internazionale, un alleato scomodo per la Cina ed una minaccia per la Corea del Sud, nessuno ne vuole il collasso. La fine del regime significherebbe, quasi sicuramente, una riunificazione con il Sud che costerebbe ingenti risorse che nessuno vuole utilizzare (il caso della riunificazione delle due Germanie ne è un ovvio esempio) per convertire un’economia basata sull’industria pesante e una transizione sociale tra le più difficili immaginabili. Per la Cina significherebbe la scomparsa di una leva verso la comunità internazionale e un’invasione di milioni di profughi. Lo status quo è, al momento, l’unica alternativa accettata da tutti i giocatori.

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    Fig.3 – Corea del Nord, un missile balistico Taepodong in rivista durante una parata a Pyongyang

    TENTATIVI DI AVVICINAMENTO – Durante il recente summit ASEAN+3 tenutosi in Myanmar, la presidentessa coreana Park a proposto un summit trilaterale. I recenti rapporti diplomatici ad alto livello non sono stati buoni dall’elezione di Abe nel 2012, anno in cui si è svolto l’ultimo incontro di questo genere. Il Presidente Abe e la sua controparte cinese hanno d’altronde, già provato a riavvicinarsi a margine del vertice APEC di novembre a Pechino, dove hanno deciso di riprendere il dialogo su temi di largo respiro. La partita si gioca soprattutto su temi economici, da una parte gli Stati Uniti e il TPP che comprende Giappone e Corea nel contenimento economico della Cina, dall’altra l’innegabile forza gravitazionale della Cina nei confronti dei suoi vicini e gli accordi bilaterali di commercio con la Corea altamente vantaggiosi.

     Federico G. Barbuto

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più

    Per chi volesse approfondire alcuni dei temi trattati consigliamo, sulle nostre pagine:

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    Federico G. Barbuto
    Federico G. Barbuto

    Laureato in Scienze Politiche alla LUISS di Roma, dove ho anche conseguito un MA in International Relations, mi sono trasferito in Cina nel 2012 dove ho ottenuto un MA in Economics presso la Renmin University of China. Dopo aver lavorato in una compagnia di investimenti mi sono trasferito prima in Colombia e poi in Belgio, dove lavoro nel mondo dell’UE.

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    3 Commenti

    1. “Pigmeo ‘sta cippa!” (cit. Corea del Sud, e in coro pure quella del Nord, per una volta nazionalisticamente d’accordo) 🙂

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