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    EXPO 2015 e Stati Uniti: non solo cibo

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    La partecipazione degli USA, prima potenza economica mondiale, a EXPO Milano servirà ad aggiungere temi importanti al dibattito sulla sicurezza alimentare. L’America non è solo junk food, ma anche l’esempio di come l’alta tecnologia può fare la differenza nel settore agroalimentare 

    AMERICAN FOOD 2.0 – Il 1° maggio si è aperta EXPO 2015 Nutrire il pianeta, energia per la vita. Gli Stati Uniti non potevano certo mancare. Attraverso il tema scelto per la loro esposizione, American Food 2.0: Sustainable, Innovative, Healthful, Entrepreneurial and Delicious, gli USA hanno cercato di stimolare una discussione sul futuro del cibo, sul libero scambio e sugli strumenti necessari per sfamare la popolazione mondiale, che entro il 2050 salirà a nove miliardi di persone (secondo la Fao). Inoltre, l’Italia ha colto l’occasione per rafforzare i rapporti diplomatici, economici e politici con gli States, i quali hanno posto l’accento su un loro grande punto di forza nel settore agro-alimentare: la tecnologia.

    CONTRIBUTO USA ALL’EXPO E IN FAVORE DELL’ITALIA – Lo spazio espositivo USA è stato concepito come un grande granaio (completo di un orto verticale, dal quale si può ottenere un raccolto giornaliero) a cui si accede tramite una passerella di legno recuperato dal lungo mare di Coney Island (un quartiere situato nella zona meridionale di Brooklyn, a New York). Il padiglione mostra i punti di forza nel settore agro-alimentare degli USA: la scienza, la tecnologia, l’innovazione e il libero scambio. Esso inoltre si prefissa lo scopo di promuovere la conoscenza e la passione per la cucina statunitense, il talento americano, l’imprenditorialità e di mettere in contatto persone e aziende negli Stati Uniti, in Italia e in tutta Europa. L’obiettivo del padiglione, completamente sostenibile, è quello di sottolineare la diversità e la responsabilità che l’individuo e la politica hanno nei confronti del futuro del cibo e di raccontare la storia dell’agricoltura e dell’alimentazione made in USA. L’Italia, però, spera che la partecipazione statunitense possa contribuire non solo all’esposizione universale in sé, ma anche al rafforzamento delle relazioni economiche e diplomatiche transatlantiche – gli USA sono il terzo partner commerciale italiano per le esportazioni. I sei mesi di EXPO verranno sfruttati anche come un’occasione per stimolare gli investimenti USA nel nostro territorio e fissare le relazioni commerciali nel settore della tecnologia per la sicurezza alimentare, un campo in cui gli Stati Uniti eccellono.

    USA pavillion EXPO 2015 foto

    Fig. 1 – L’ingresso del padiglione USA 

    LA TECNOLOGIA USA NEL SETTORE AGRO-ALIMENTARE – Come abbiamo accennato, negli Stati Uniti la tecnologia gioca un ruolo fondamentale nel settore agro-alimentare. Sul tema gli USA non hanno eguali. La loro grande tradizione scientifica (basti pensare alla nascita della Green Revolution di Borlaug), grazie anche alla collaborazione con i suoi partner (tra cui la nostra Penisola), ha sempre avuto l’obiettivo di promuovere l’abbondanza e la sicurezza alimentare nel Paese e nel mondo. Non a caso il grande uso che viene fatto della tecnologia ha reso possibile lo sviluppo di un settore ampio e diversificato. Dalla coltivazione di granoturco (di cui gli States sono il primo produttore mondiale) alla soia e alle arachidi, l’America settentrionale gode di produzioni svariate e in grande quantità. La tecnica privilegiata è quella di tipo intensivo, la quale ha trasformato il settore agricolo in un’attività redditizia grazie anche agli ingenti sussidi statali. Il successo dell’agricoltura, però, ha comportato un prezzo. Secondo la Fondazione Italia Usa, l’ambiente è stato danneggiato a causa dei prodotti chimici e dei fertilizzanti che, occasionalmente, sono riusciti a contaminare anche l’acqua e il cibo, contraddicendo l’ideale di sostenibilità su cui viene spesso posto l’accento.

    USA EXPO milano 2015 foto

    Fig. 2 – Dettaglio dell’orto verticale

    IL TTIP – La partecipazione USA ad’EXPO ha riportato alla ribalta la negoziazione tra Nord America e Unione Europea sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). L’obiettivo dell’accordo è quello di eliminare le barriere commerciali dell’export verso gli Stati Uniti e di semplificare e ridurre i costi nello scambio delle merci e dei prodotti alimentari senza sacrificare la sicurezza dei consumatori. La decisione di avviare i negoziati è stata in gran parte dovuta al persistere della crisi economica e nella convinzione che un accordo su commercio e investimenti tra le due maggiori economie al mondo possa stimolare la crescita e l’occupazione. La relazione indipendente commissionata dall’UE («Reducing Barriers to Transatlantic Trade») stima che il beneficio per l’economia europea potrebbe arrivare fino a 119 miliardi di euro l’anno, mentre per gli USA sarebbe di 95 miliardi di euro. Questi benefici deriverebbero dall’eliminazione delle tariffe doganali e dalla soppressione di lunghi iter amministrativi che rendono difficile acquistare e vendere oltreoceano. Inoltre, l’eliminazione delle tariffe e di altri ostacoli al commercio consentirà ai produttori europei di incrementare le vendite agli americani e viceversa. Il settore agro-alimentare sarà fortemente interessato dagli effetti del negoziato: l’abbassamento delle barriere tariffarie, la riduzione del 25% di quelle non-tariffarie e il taglio del 50% delle barriere sugli appalti pubblici porteranno, tra poco più di dieci anni, a un aumento del PIL nel Vecchio continente dello 0,5%. Con la ratifica di questo trattato ci s’impegnerebbe anche a contrastare il protezionismo a livello globale e a combattere i comportamenti che ostacolano la concorrenza, come i sostegni alle aziende di Stato e i sussidi statali. È stata l’Unione Europea a proporre una maggiore attenzione a questi fenomeni, mirando a neutralizzare gli effetti negativi della proprietà statale e dei privilegi concessi alle imprese pubbliche sul funzionamento del mercato. Un obiettivo che compare per la prima volta in un accordo di libero scambio. Il TTIP si potrebbe definire come la versione occidentale del TTP (Trans-Pacific Partnership) un trattato di libero scambio che riguarda Paesi americani (Canada, Cile, Messico, Perù e Stati Uniti) e sud-orientali (Brunei, Cina, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda, Singapore, Vietnam). Anche in questo caso uno dei settori maggiormente coinvolti è quello dell’alimentazione, fondamentale nelle politiche di benessere individuale ed equità che EXPO 2015 vuole mettere in luce. Nel caso specifico, l’obiettivo statunitense – in aggiunta alle ragioni politiche e geopolitiche che spingono gli USA ad interessarsi dell’Asia orientale – è accedere facilmente al mercato del sud est del mondo per esportare i propri prodotti alimentari e le materie prime. Ora però tocca all’Europa negoziare con gli Stati Uniti. E’ da quasi tre anni ormai che si discute sul TTIP e la speranza è quella che il contatto tra USA, Europa e Italia tramite EXPO possa accelerare le cose.

    Giulia Mizzon

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Tramite questo link è possibile trovare maggiori informazioni sul padiglione USA  [/box]

    Foto: IIP Design

    Foto: oltrelautostrada

    Foto: Jean-Marie LAFON

    Giulia Mizzon
    Giulia Mizzon

    Nata a Imperia nel 1992, laurea magistrale in Politiche Europee e Internazionali all’Università Cattolica di Milano. Affascinata dalle dinamiche della politica internazionale, frequento un Master in International Relations all’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali. Confesso di essere un’amante degli States, sempre presenti nei miei programmi futuri, e una lettrice accanita di qualsiasi cosa mi capiti sottomano.

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